Don Felice Bacco
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Religioni

Quell’io che costituisce l’essere umano

Focus di Don Felice Bacco

Elezioni Regionali 2020
E' già trascorso qualche giorno dalla pubblicazione di un articolo di Eugenio Scalfari dal suggestivo titolo:"Quella brutta bestia che è l'io". Ho avuto modo di confrontarmi sull'argomento con non poche persone in questo periodo e ho riscontrato in molte di loro scetticismo e critica per il titolo e il contenuto dell'articolo, ritenuto troppo forte e pessimista. Non ho alcuna intenzione di difendere Scalfari, che sicuramente non ha bisogno delle altrui condivisioni,tuttavia, al contrario di coloro che non lo hanno apprezzato, ho trovato le sue argomentazioni di grande profondità, il testo di viva attualità e interesse, oltre a ritenerlo in perfetta sintonia con tutta una tradizione spirituale cristiana e ascetica. Probabilmente, l'espressione "brutta bestia", che usiamo spesso per indicare qualcosa di fortemente negativo per la nostra salute, riferita al nostro "io" appare mortificante e pessimistica quando "osa" definire l'intimo della persona umana, quell'io che costituisce l'essere umano, nelle espressioni più profonde del suo vivere, con cui, quasi come con uno specchio, ci scopriamo, ci confrontiamo, ci valutiamo, ci amiamo e ci rifiutiamo, ma le cui valutazioni riteniamo che spettino solo a se stessi, mai agli altri. Se pensiamo alla spiritualità cristiana, non possiamo non affermare che la vita cristiana stessa si configura come lotta o "battaglia", direbbe San Paolo(1Tim.6,11-16), con il nostro "io",che tende a ripiegarsi su se stesso e a pensare al proprio egoistico bene individuale, a quello che gli è comodo, facile e gli procura piacere. Gesù stesso ha posto tra le condizioni per essere Suoi discepoli quella di "rinnegare se stessi" (Mt. 16,24), cioè il proprio "io". In questo momento penso allo straordinario libretto dell'Imitazione di Cristo, che ha convertito sant'Ignazio di Loyola. Al trentasettesimo capitolo, dal titolo "L'assoluta e totale rinuncia a se stesso per ottenere la libertà di spirito", possiamo leggere: "O figlio, abbandona te stesso, e mi troverai. Vivi libero da preferenze, libero da tutto ciò che sia tuo proprio, e ne avrai sempre vantaggio; che una grazia sempre più grande sarà riversata sopra di te, non appena avrai rinunciato ate stesso… O Signore, quante volte dovrò rinunciare, e in quali cose dovrò abbandonare me stesso? Sempre, e in ogni momento,sia nelle piccole che nelle grandi cose. Nulla io escludo: ti voglio trovare spogliato di tutto…Più presto lo farai, più sarai felice".

Penso anche agli esercizi spirituali dello stesso sant'Ignazio e alla metodologia del discernimento degli spiriti, o agli scritti spirituali di tanti Santi e Sante della Chiesa, che sono riusciti a vincere con la Grazia di Dio le pressioni e i condizionamenti dell'"io" e della sua presunzione di sostituirsi a Dio. Certo, sono forti e suggestive le parole di Scalfari, da laico qual è, quando sostiene che "l'io è una brutta bestia, ciascuno di noi lo sa per esperienza diretta. Ti morde il cuore, ti becca il cervello, si agita dentro lo scafandro-prigione nel quale l'hai rinchiuso, picchia colpi sordi alle tue interne pareti…. Vuole essere preso in considerazione, manifestarsi, essere guardato e ammirato. Da chi? Da te, naturalmente. E tu muori dalla voglia di ammirarlo…. Il lato comico e paradossale della situazione sta nel fatto che noi escludiamo con tutte le nostre forze che quel desiderio esista dentro di noi. Noi non sappiamo e anzi neghiamo che esso sia all'origine di tutte le passioni, gli amori, gli odi che albergano nell'animo nostro, perfino di quello che chiamiamo il sentimento morale…il sentimento morale come effetto dell'amore di sè…". Ritengo ci sia tanto da imparare, nella nostra quotidiana "battaglia" con le pressioni del nostro ego. Noi cristiani confidiamo anche e soprattutto nella grazia di Dio che i Sacramenti ci donano. I Sacramenti ci sostengono in questa "lotta" contro le insidie del nostro "io", quell'altro da me, ci donano la forza per vivere la vita nuova nel Risorto. Senza Sacramenti rimaniamo a combattere da soli, con le nostre sole forze. Questa "lotta" caratterizza l'intero cammino della vita cristiana, con il prevalere,ora dell'"io" e quindi del peccato, ora del "tu" e del "noi" e quindi dell'amore, della condivisione, della santità. Purtroppo, questa esasperata esaltazione dell'"io" oggi caratterizza molta della cultura dei nostri tempi e ne permea il pensiero dominante, come anche l'illusione che il bene del singolo possa prescindere da quello comune, quello dell'"io" da quello del "noi". Ho letto la recensione del libro del rabbino inglese Jonathan Sacks, dal titolo "Non nel nome di Dio", in cui si sostiene che l'uomo d'oggi dimentica che siamo interconnessi gli uni con gli altri e conseguentemente ne deriva un grande bisogno di moralità, la necessità di assegnare al "noi" il suo posto primario rispetto alla scala dei valori. Anche i social, secondo il parere dell'autore, hanno mutato la natura dell'incontro interpersonale, ponendo il sé, l'autostima, l'individualismo, l'autorealizzazione, l'autoespressione e non la società, al centro della vita. Lo scrittore aggiunge che bisogna ripartire dalle parole che Dio disse a Mosè: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Lev.19,18). Oggi più che mai, alla luce di tutto quanto l'umanità sta vivendo a causa della pandemia Covid 19, risuonano profetiche e di valore universale le parole che il Papa pronunciò il 27 marzo dalla piazza deserta di San Pietro: "Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati … ma chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca…ci siamo tutti".
Don Felice Bacco - Parroco della Cattedrale di San Sabino - Canosa
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