Datori di lavoro
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Vita di città

Rimbocchiamoci le maniche

Le riflessioni di don Felice Bacco

Non è la prima volta che scrivo o intervengo sul futuro della nostra Canosa. In alcune occasioni, i bene informati di "storia locale" mi hanno considerato un illuso, o di non conoscere bene l'indole dei canosini; in aggiunta e a conferma della mia presunta ingenuità, è stata sciorinata la solita tiritera sulle origini anarcoidi della città, sulla incontrollabile invidia che cova in molte menti, sulla incomprensibile malizia nel dare addosso a chi è "reo" di errore e quindi, avendo irrimediabilmente sbagliato, è sottoposto a pubblica disgrazia. Credo, in questi trentuno anni durante i quali sono stato parroco della cattedrale, di averne sentite di tutti i colori e di avere avuto ampia possibilità di valutare e discernere le confidenze ascoltate, di individuare i vari "pulpiti" dai quali provenivano i giudizi espressi, ma anche le amarezze che spesso determinavano tali atteggiamenti negativi, o questo pessimismo diffuso. In virtù di questa introduzione, è lecita una domanda: possiamo continuare a piangerci addosso, aspettando e vivendo di eventi occasionali, di qualche sentita tradizione popolare o di manifestazioni devozionali che vedono la partecipazione di tante persone, o pensando al passato, quando "Berta filava", il tempo in cui le sorti della città erano determinate dal politico "onorevole" di turno al cui seguito si muoveva il relativo partito di appartenenza, o da quelle persone che, per origini familiari, o per facoltosità, o per qualche altra indeterminata qualità, contava molto di più sul territorio ed era ascoltato nei palazzi del potere?

Possiamo continuare a fantasticare sul grande potenziale archeologico e storico che la città possiede, trattandolo come un'eredità immeritata, in parte misconosciuto, svenduto o addirittura distrutto, che purtroppo nessuno riesce a valorizzare? Ho l'impressione che un certo immobilismo, tutto sommato, non dispiaccia a molti e che il mugugnarsi e piangersi addosso, restando magari in agguato in attesa della vittima da assalire al momento opportuno, ci consoli! Bisogna purtroppo registrare anche i giudizi di alcuni nostri concittadini ormai residenti in altre città, che spesso mostrano con superiorità l'atteggiamento di compatimento di chi è convinto che la città natìa, ahimè, rimarrà ineluttabilmente il paesello della propria infanzia, ma che, miracolosamente, ognuno di loro pensa anche di avere la ricetta esclusiva e personale per come "salvarlo". Io sono convinto che non verrà nessuno a salvarci da fuori e che il futuro della città dipenda solo da noi. La campagna elettorale è finita, ora bisogna fare squadra, ognuno secondo le possibilità e le competenze che possiede. Rendiamo la città più bella e vivibile per la efficienza dei servizi e per la qualità di vita che offre: facciamolo prima per noi, oltre che per i turisti che vengono a visitarla.

Alcuni imprenditori locali hanno scommesso nell'investire sul territorio, altri sono pronti a farlo: è necessario sostenerli oltre ad accompagnarli nella realizzazione di nuove realtà economiche che creerebbero posti di lavoro e sviluppo. Registro tanta buona volontà da parte delle comunità scolastiche che vanno sostenute, nel loro lavoro educativo e culturale, dalle famiglie e dalle parrocchie. Per quanto riguarda queste ultime, ritengo non sia mai mancato da parte nostra la collaborazione e la disponibilità nel condividere progetti e percorsi di integrazione sociale e culturale. Una particolare attenzione e coinvolgimento meritano le diverse associazioni e movimenti culturali che operano in città: si continui a lavorare insieme! Ci sono delle belle realtà associative che collaborano tra di loro e offrono la loro disponibilità a servizio della città e della valorizzazione delle sue tipicità: sarei tentato di citarle tutte, ma rischio di dimenticarne qualcuna. Non credo di peccare di eccesso di fantasia: tutto questo è possibile! Proviamo a riflettere con serenità, a sentirci sempre e comunque corresponsabili, nel bene e nel male, per quanto accade nella nostra città, ad evitare polemiche e accuse, scritte (sui social) ed orali, senza fondamento, che servono solo ad avvelenare i rapporti. Semplicemente, rimbocchiamoci le maniche!
don Felice Bacco
  • Don Felice Bacco
  • Canosa di Puglia(BT)
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