Fichi
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Stilus Magistri

I fichi di Canosa tutta altra cosa

Freschi ad agosto mentre secchi per Natale

Tempo di Agosto, ho assaporato fichi freschi portati dai campi dall'amico ottantenne del Condominio Ignazio. Sono bianchi e neri, come il fico melanzana nero e li assaggiamo con l'amico Bartolo Carbone, curioso delle sue radici storiche e della sua tradizione gastronomica, inducendomi a studiare dopo il verbo assaporare ob saporem patriae di questo frutto del suol nativo. Ma i fichi svelano un segreto al loro interno: non sono frutti, ma fiori, anzi infiorescenza con un segreto di impollinazione della natura benefica. Frutto salutare, anzi fiore salutare che in agosto si faceva essiccare sui terrazzi delle nostre case, tagliati a metà su tavole di legno o altro. Si farcivano con mandorle secche diventando una specialità pugliese.

Cuma Rosetta ottantenne ci racconta "li tacchéune", cioè i fichi tagliati, sovrapposti diventando due in uno e fatti essiccare. Peraltro già dall'Antica Roma Plinio Naturalista descrive l'essicazione dei fichi, «ut in umbra siccatur ». "Mùnne jève e mùnne jà!" nella continuità del tempo. Il fico risulta la prima pianta coltivata dall'uomo, undicimila anni fa nella zona.. Molto noto ai popoli dell'antichità, i Greci con Platone consideravano i frutti di quest'albero degni di nutrire oratori e filosofi.

Molto noto ai popoli dell'antichità, nell'Antico Testamento il fico, insieme con la vite, era simbolo di fertilità e vita gioiosa. Compare nell'Eden, nel Paradiso Terreste dove non sarebbe un melo l'albero della conoscenza del bene e del male, ma il fico, di cui Adamo ed Eva si coprono con la foglia quando si accorgono di essere nudi.
Anche Dante nel Purgatorio cita l'albero rovesciato nei Canti XXIII e XXV.
Anche gli antichi Romani lo apprezzavano, per loro era una pianta sacra così come l'ulivo e la vite. Secondo Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, XXIII) "aumentano la forza dei giovani, migliorano la salute dei vecchi e riducono le rughe".
E' stato faticoso ritrovare la fonte in latino dell'opera Naturalis Historia di Plinio che scrive al Libro XXIII, cap. 57: «medicatae vero numquam, iuvenum vires augent, senibus meliorem valitudinem faciunt minusque rugarum»

In viaggio nel Medioevo nel lessico Mediae et infimae Latinitatis del du Cange del MDCCXXXIII, approdato fino all'Università de Paris, ritroviamo il lemma "ficarium: vas in quo ficus feruntur", una sorta di "panier, corbeille" per trasportare i fichi.
E "colui che raccoglieva i fichi" era chiamato "ficarius".
Omaggio al ....ficarius contemporaneo!

Il fico considerato afrodisiaco legato all'Eros, comunque è gustoso e in me ha rievocato il sapore della campagna contadina, legata al lavoro di mio padre Giovanni. Rievochiamo anche la voce degli anziani, della gente dei campi che raccomandavano la raccolta dei fichi maturi: "che le mèle 'nghéule, che le mèle 'nghéule". Non è cosa indecente ma si invitava a raccogliere i fichi con "il miele al culetto" dove viene secreta una goccia zuccherina gialla simile al miele. Che bello!

E dal terrazzo antico di Canosa approdiamo a Roma Capitale, dove ci scrive l'Associazione "CanoSIamo" con il Presidente Salvatore Paulicelli che ci mostra in foto Vicolo del Fico e Piazza del Fico con un albero verde di Fico.
E anche a Canosa di Puglia in Piazza della Repubblica in estate la Gelateria SCOOP installa sul marciapiede fra i turisti di sera un vivaio di ...fichi gustando un gelato ai fichi!

Torniamo sul terrazzo ad essiccare i fichi senza pensieri dell'eros che ha combinato nell'Eden.
Volete condividere Platone, "mangiatore di fichi" o Plinio nell'Antica Roma, o meglio Cuma Rosetta che prepara per Natale i fichi secchi con mandorle.
Il proverbio dice che "non vale un fico secco", ma non è vero se lo gustate, povero ma salutare.
Ma se non trovate un terrazzo, trovate un balcone di agosto, trovate i fichi e recatevi a Napoli come locuzione popolare in Vico del Fico del Purgatorio, tornando nel Paradiso Terrestre con una foglia di .....fico".

Buon fico a tutti!

Maestro Peppino Di Nunno
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