Cattedrale S.Sabino Canosa
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Vita di città

Sinodalità per far crescere la città

La riflessione di don Felice Bacco

Nella riflessione che mi accingo a condividere con chi leggerà, sulla città e il suo futuro, parto da un concetto che Papa Francesco ha ribadito in maniera forte e chiara nel suo intervento alla Conferenza Episcopale Italiana, che si è conclusa qualche settimana fa. Riferendosi alla Chiesa Italiana, il Papa ha parlato della necessità che cammini seguendo il metodo della sinodalità: "Il mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione … Camminare insieme, laici e pastori, è un concetto facile da esprimere a parole, ma non così facile da mettere in pratica. Una sinodalità sia dal basso verso l'alto, che dall'alto verso il basso…". In pratica, Papa Francesco chiede a tutta la Chiesa Italiana, che da tutti deve essere intesa come "popolo di Dio", come ha affermato con forza il Concilio Vaticano II (cfr. L.G., cap. II), di lavorare insieme, laici e consacrati; chiede di mettere insieme le forze per continuare l'unica missione evangelizzatrice del mondo. La nostra società "liquida", seguendo l'analisi operata dal sociologo Sygmund Bauman, ha comportato la crisi del senso di comunità, una comunità anche di valori, che si riconosceva in un una storia e in un progetto di vita, e ha prodotto, invece, disgregazione e individualismo. L'individualismo si esprime e si riflette purtroppo in ogni ambito, talvolta in quello ecclesiale come nella società civile, nella cultura, come nelle scelte individuali. Ecco perché c'è bisogno di una "mentalità sinodale", che induce i membri a riscoprirsi comunità e, in tale prospettiva, ad operare e agire insieme: non è l'illusoria e inutile ricerca di unanimi consensi, ma cercare, analizzare, comprendere, costruire, anche nella diversità di opinioni, ciò che unisce e non quello che divide.

Penso che queste riflessioni sul metodo della "sinodalità" possano e debbano incontrare seria attenzione anche negli abitanti della nostra città (ma penso che valga per ogni città), in questo momento più che mai, perché essi hanno urgente bisogno di riscoprirsi comunità, di mostrare una non scontata capacità di camminare insieme, di progettare insieme, di raccogliere le indispensabili forze e gestire intelligentemente tutte le risorse utili da utilizzare per lo sviluppo integrale e armonico della realtà urbana, unito alla fruizione collettiva del benessere comune. Occorre mettere da parte personalismi e pregiudizi di antica data, convertendo quella mentalità disfattista, che non concede ad altri ciò che è addebitabile alla propria incapacità o rifiuto di collaborazione. Di tale atteggiamento autolesionista di chi parla sempre male di tutto e di tutti, fingendo di non capire di esserne consapevole autore e incauta vittima, si dà spesso colpa all'individualismo imperante (mai proprio, ma solo degli altri) o, sulla base di una ridicola quanto improbabile analisi sociologica da salotto, alle storiche origini anarchiche della città. Che volete che conoscano i giovani delle spinte anarchiche che erano presenti a Canosa nel secolo scorso? Oggi "l'anarchia" è nell'aria, si respira in una certa cultura del nostro tempo, è alimentata dall'arrogante individualismo che ci pervade e infetta la nostra società! Dobbiamo piuttosto capire prima di tutto se, dichiarandoci comunità, vogliamo veramente bene a questa città, se conosciamo e siamo orgogliosi della sua splendida storia, essendo altrettanto capaci di comprendere e accettare le dolorose pagine del suo decadimento, senza le quali nessuno può nel presente accettare le ragioni per tentare insieme un riscatto: comunità cristiana, forze politiche, associazioni, imprenditori, mondo della scuola, mondo del volontariato, tutte quelle realtà collettive, presenti sul territorio, in cui ogni persona che ne fa parte, come insostituibile elemento di un delicato quanto complicato congegno fatto di intelligenza e sentimento è capace di dare il proprio generoso contributo.

Se non facciamo nostra una "mentalità sinodale", rimarremo impantanati nello statu quo ante e ci caricheremo della responsabilità, collettiva e individuale, di non avere creato prospettive meno problematiche e aleatorie per il futuro delle generazioni che abiteranno questa città. Credo che oggi sia possibile intravedere qualche segnale positivo che ci induce a sperare in una possibile inversione di tendenza. Parlo di "segnali" positivi che lasciano ben sperare, qualcosa che si percepisce nell'aria, di non ancora definibile, ma che ci induce ad avere fiducia. Ci sono anche state delle notizie che ci hanno rallegrato il cuore e che hanno permesso alla città di "mettersi in ascolto": penso alla visita del ministro per i Beni Culturali, Bonisoli, alla designazione di Lino Banfi come commissario italiano all'Unesco, al riconoscimento di Museo Nazionale di Palazzo Sinesi e alla sua possibile nuova collocazione, alla vitalità del Museo dei Vescovi, alla riorganizzazione della Fondazione Archeologica, ad alcuni nostri imprenditori (non moltissimi, in realtà) che si sono imposti per la bontà e particolarità dei loro prodotti offerti sul mercato internazionale, o per le loro capacità imprenditoriali; qualche mese fa abbiamo gioito per la nomina a magistrato di un giovane della nostra città; è della settimana scorsa la vittoria della Champions League della squadra italiana di volley femminile in cui gioca con grande impegno e successo una nostra carissima atleta. CORAGGIO, forse ci siamo, facciamo squadra! Camminiamo insieme e, soprattutto, perseguendo gli stessi obiettivi.
Don Felice Bacco
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