Consiglio comunale Canosa
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Politica

Canosa: La Prima Repubblica non muore mai

La nota del PD

Che pensare di un manager che fa l'amministratore delegato da quando aveva 35 anni (così dice lui) che si candida a sindaco di una piccola città? Con lui la terna padronale dei rappresentanti del piccolo capitale si completa. Tutti e tre con nel cuore l'impresa, l'attività produttiva (come la chiamano loro), o meglio tutti e due (Tomaselli e Schirone), perché del terzo (Vito Malcangio) non arrivano segnali apprezzabili. Per dire, in occasione della serata organizzata da Legambiente, di domenica e nella piazza più popolata della città, appunto. Erano in tre, Vito non c'era. Come mai? Lo fa dire alla dottoressa Lombardi (farmacista anch'essa). Vito non ama quel tipo di confronto, forse non gradisce il format, o forse non gli va di rischiare. Di sicuro, uno sgarbo nei confronti dell'organizzatore in piena campagna elettorale.

Se Vito, l'uomo che ha sentito lo scossone della chiamata, è buon ultimo ad arrivare tra i candidati, l'ingegnere Giuseppe Tomaselli è stato decisamente il primo. Per qualche mese ha corso da solo senza che gli altri se ne avvertissero, ogni tanto tentava di produrre qualche scampolo di polemica, così, tanto per far sapere che c'era. Straniero, di Telesveva, lo ha intervistato qualche settimana fa e subito il Sabelli Fioretti di Puglia ci ha fatto sapere, ed il buon Giuseppe ha annuito, che finalmente la gioiosa macchina da guerra civica dei moderati è costituita. Ne fanno parte le seguenti liste civiche: Tomaselli sindaco, Movimento Schittulli, Borgo Antico e Io Canosa. Rispetto all'impianto originale mancano all'appello Radici (forse inglobata in Io Canosa, a giudicare dall'area culturale), Ingraniamo (qualcuno è finito nel Movimento Schittulli) e CON. Certo, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare e i mollicci restano in panchina. Visto che l'ingegnere Tomaselli non è mai parco di rilievi e osservazioni verso i partiti e spesso esalta le inenarrabili virtù delle liste civiche, autentiche panacee contro tutti i mali, osserviamo cautamente ma solidamente, che anche dalle parti delle civiche non si sta poi così tanto bene se a mancare alla sua rosa è proprio la civica per eccellenza, la supercivica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. E la questione non è di lana caprina, perché quando Giuseppe Tomaselli annunciò la sua candidatura il 2 novembre del 2021, lo fece in anticipo di qualche giorno rispetto a quello che poi sarebbe stato il mantra di Emiliano: unione di liste civiche (quelle che lo sostenevano in Regione) a fianco del PD (una condizione imprescindibile). Tomaselli, invece, in puro stile manageriale da corsa, si era limitato semplicemente ad una convocazione, ad un incontro con gli esponenti canosini del partito, e poi, il giorno dopo, l'annuncio: ecce candidato sindaco, delle civiche per l'appunto, anche se qualcuno interno alla sua coalizione, in pieno delirio, si era spinto a definirla coalizione di centrosinistra. In realtà Tomaselli non ha mai usato questa etichetta politica, per onestà intellettuale credo. Il candidato conosce se stesso e i suoi polli, sa che lì dentro c'è di tutto: si va dal centro fluidissimo dell'area silvestriana (magna pars e stratega occulto), alla sinistra schizoide che dorme sotto le effigie del Che ma che si iscrive ad un movimento oggettivamente di destra di un oncologo barese (aveva avuto l'ardire di candidarsi a presidente della Regione Puglia nel 2015 per uscirne trombato, da allora se ne sono perse le tracce); per arrivare ad un ex esponente dell'ultradestra che si ricicla come civico intitolandosi alla Città vecchia. E poi Tomaselli, che è stato anche tesserato al locale circolo del PD, che oltre ad essere un teorico della spoliticizzazione delle Amministrative come Ventola, è un diversamente destro. Coltiva una sorta di neo qualunquismo per cui le differenze di vedute sono fuori contesto: quello che conta è la buona amministrazione (concetto molto relativo). La sua non è solo teoria, ma esempio vivente, incarnato. Nel 2017 fu a capo di una lista civica che sosteneva il candidato di Ventola di allora, Sabino Silvestri. Qualcuno nel PD glielo ha fatto notare: come puoi proporre un'alleanza di centrosinistra dati i tuoi trascorsi destrorsi? A quella domanda Tomaselli non si scompose più di tanto. Con estrema naturalità, come se stesse spiegando il teorema di Pitagora ad un bambino demente, fece capire che nella sua personale scala di valori, al primo posto vi è l'amicizia, le idee politiche vengono dopo, quanto dopo non si sa. Aggiunse che tutte le persone meritano rispetto, nessuno si deve permettere di giudicare e nessuno può sentirsi in diritto di fare l'analisi del sangue a chicchessia. In altre parole, prendere subito, immantinente, o lasciare.

In questo senso Tomaselli è l'interprete vero di un'area culturale reazionaria. Vorrebbe ripristinare lo status quo antea la rivoluzione grillina. Via i corrotti? Macchè, chi sono loro per giudicare? E allora tutti dentro. Ed infatti accanto ai giovani esibiti come simbolo di rinnovamento e all'estetica accattivante, nelle liste e tra le liste molti vecchi marpioni, che non appaiono ma stanno lì, pronti al balzo felino quando sarà il momento. Il civismo che decantano come nuova frontiera della politica non è una nuova rivoluzione, semmai una controrivoluzione, per giunta artificiale e referenziale. Non nasce da un moto di popolo, anzi il popolo appare sopito, sfiduciato, si temono percentuali di defezione dal voto da paura, ma da un format inventato da loro per tentare di rientrare nella stanza dei bottoni.

Inoltre l'eccesso di civismo delle sue liste lo ha privato di un afflato che andasse oltre i confini della sua città, e per un candidato sindaco non è un problema da poco. Per dire, alla presentazione delle liste, l'unica personalità politica non locale era il professor Schittulli: un po' poco per un candidato che si prefigge "di fare uscire Canosa dall'isolamento in cui è stata relegata per troppi anni all'interno della Povincia" .

E su tutte una domanda: siamo sicuri che quella parte non minoritaria dell'establishment canosino sta vedendo giusto nel puntare su una personalità che evidentemente non brilla tanto di luce propria? A parte la lista del sindaco, nella coalizione dell'ingegnere Tomaselli vi sono personalità note della politica a Canosa, gente che fa quel mestiere da anni e che presentano liste elettoralmente più forti di quella personale del sindaco. In più, il fatto di non essere integrato in un partito strutturato
di rilievo nazionale o almeno regionale, lo rende privo di riferimenti, al di fuori di quelli dei suoi partner, e ciò si traduce in una debolezza strutturale della sua coalizione. Certo, Tomaselli se ne rende conto e ogni tanto vien fuori con uscite roboanti, tipo quella di chiudere letteralmente a chiave la porta della stanza dove dentro sono riuniti presidente della Regione e chissà quante altre autorità, fino a quando non è bello e risolto il problema dell'irrigazione dei campi. Ma stiamo parlando di spacconeria elettorale buona per la propaganda.
Si può anche fare una magnifica campagna elettorale, si può anche stilare un programma stupefacente, partecipato, elaborato, ma all'atto pratico la politica dovrà pur gestire le contingenze e l'imprevisto, e la ricetta per quelle cose non la trovi già pronta. Bisogna mediare con i vecchi volponi della sua eterogenea coalizione. Qualcuno ci scommette e dice: io conosco Giuseppe, non si farà mettere i piedi in testa. Piuttosto rovescia il tavolo. Bene, bravo, sette più. E così dopo quattro lustri di stabilità a cui i canosini si erano abituati, arriverà l'ing. Tomaselli e farà resuscitare le vecchie pratiche della Prima Repubblica. Il trionfo dei nostalgici.
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