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Territorio

Luoghi che abitano persone

Cambiamento, attrattività, inclusione: la pandemia ha stravolto le relazioni di lavoro e di comunità-

Non è un tema nuovo quello dell'abitazione, della città e della qualità della vita. È un tema trasversale con il quale misuriamo i gradi della coesione sociale di una città e di una comunità. Guido Bardelli, presidente Compagnia delle Opere e chairman del focus su "Progettare, abitare, vivere", introducendo i relatori ha detto: «Il cambiamento al quale stiamo assistendo dopo la pandemia ci induce a riflettere su come invece le novità in tema di cultura dell'abitare possano trasformarsi in opportunità di miglioramento». E ha aggiunto: «Dobbiamo capire quali siano le esigenze necessarie per assicurare alle città un ambiente interessante e umanamente vivibile». Una cosa è certa: la pandemia ha abbattuto ogni rigidità concettuale in tema di "habitat": «Da un approccio verticale siamo passati a un approccio trasversale», ha infatti affermato Mario Abbadessa, senior managing director & country head di Hines Italia: «Oggi "mix" ha un'accezione vincente e positiva: l'abitazione non è più "rigida", è fluida, flessibile, esattamente come la nostra vita». E ha introdotto così un tema molto innovativo connesso alla flessibilità, quello della "sostenibilità dell'abitazione", che si rende ancor più necessaria proprio in questo futuro prossimo in cui, da settembre 2022, la crisi economica comincerà a mordere sia gli imprenditori sia i consumatori e, quindi, i lavoratori e i cittadini.

Cosa stia succedendo nel mondo del lavoro rispetto all'abitare lo ha spiegato Luca Pesenti, professore associato di Sociologia Generale all'Università Cattolica del Sacro Cuore: «L'Istat ci ha detto che sono tre milioni oggi le persone che lavorano da remoto, ma lo smart working non è profezia che si autoavvera. Per avere davvero lavoro agile occorrono condizioni di spazio
lavorativo che in alcuni casi le aziende non avevano e non hanno. Occorre una trasformazione di tipo culturale per salvare l'idea del lavoro agile da una narrazione erronea e per immaginare luoghi di lavoro in cui sia possibile trovare libertà "nel" lavoro e non "dal" lavoro».
E il pensiero va al concetto di "lavoro decente", che è quel mix di lavoro e luogo di lavoro in cui l'individuo sente davvero che la propria persona si esprime completamente e armoniosamente "nel" lavoro, in un tutt'uno tra dare ed essere. Al riguardo, Pesenti ha chiosato: «Il lavoro oggi non è più soltanto una prestazione, ma una relazione. I luoghi di lavoro agile dovranno essere ripensati per massimizzare scambi in cui il lavoratore è parte di una rete composita di relazioni in cui le soft skills di ciascuno dovranno essere maggiormente curate».

Ad Amazon il cambiamento non ha fatto paura, anzi. Per Franco Spicciariello, director Public Policy, Italy & Central and Eastern Europe di Amazon web services, il colosso della vendita online lo ha addirittura anticipato: «È cambiato completamente il modo di lavorare e di relazionarci con il cliente: è stato un cambiamento innanzitutto culturale, di organizzazione interna. Stiamo andando verso un sistema in cui le persone saranno meno in ufficio, con un sistema di prenotazione degli spazi degli uffici». Ma Spicciariello ha dovuto ammettere che la "politica del break alla macchinetta del caffè" è mancata anche in una organizzazione come la sua: «Si dovrà tornare in presenza perché la vicinanza è insostituibile. È lo scambio dal vivo che stimola creatività e collaborazione», senza trascurare che la sicurezza informatica del lavoro da casa offre il fianco ancora a troppe criticità. «Abitare prima era casa. Dopo la pandemia ha cominciato a significare qualcosa di diverso», ha detto Patricia Viel, architetto e amministratore delegato Acpv Architects Antonio Citterio Patricia Viel. «Con la pandemia non c'è più un luogo dove si lavora e basta, dove si vive e basta, dove si va a scuola e basta. Stiamo progettando, dunque, città calibrate su ciascun individuo e non più su categorie astratte».

Parole d'ordine: decongestione, leggerezza, desincronizzazione e mixité. Il principio che deve informare la progettazione delle città è quello di vicinanza alle persone. Il "bisogno collettivo" si è contratto nel "bisogno della persona". Non stupisce quindi che oggi la casa in affitto sia la risposta alla vecchia idea della proprietà, della fissità: «Ragionare sulla capacità di progettare i luoghi in modo che abbiano una natura attrattiva e siano belli, sostenibili, attrattivi. Non importa se la casa è la casa solo per un periodo per coloro che chiamiamo i "nuovi nomadi": persone che viaggiano leggere, che godono delle cose senza possederle e vivono in città multicentriche dove si riconoscono e non si sentono mai perse». L'opposto delle storiche case europee, dunque, sono le aree urbane funzionali, ha concluso Viel: «Sono le città inclusive, la città che ci attendono. Una città di città, in cui i luoghi diventino "strumenti abilitanti" senza costringerti a diventare stanziale».
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