Don Camillo, crocifisso
Don Camillo, crocifisso
Eventi e cultura

Don Camillo, Peppone e il crocifisso che sorride

Tra fede, umanità, politica e comicità senza mai cadere nella superficialità

Ogni anno, al Meeting per l'amicizia fra i popoli, ritorna un appuntamento atteso da un pubblico affezionato e sempre numeroso: quello con Don Camillo e Peppone, i personaggi di Giovannino Guareschi che hanno segnato l'immaginario italiano e continuano a parlare, con ironia e profondità, al cuore degli uomini di oggi. Quest'anno la ricorrenza ha un sapore speciale: il 70° anniversario del film "Don Camillo e l'Onorevole Peppone" e il 60° del film "Il Compagno Don Camillo", celebrazioni che hanno offerto lo spunto per nuove iniziative culturali, tra cui una mostra che debutterà a Bologna l'8 settembre, presso la Sala dell'Assemblea Legislativa Regionale, per restare aperta due settimane. Egidio Bandini, giornalista e presidente del Gruppo Amici di Giovannino Guareschi, ha introdotto l'incontro ricordando come «il messaggio di Guareschi continua a funzionare, e funziona molto bene, perché sa unire fede, umanità, politica e comicità senza mai cadere nella superficialità».

Un teatro vivo tra parola e musica
Accanto a Bandini, sul palco del Meeting sono saliti Enrico Beruschi, attore e regista che con la sua verve comica ha ridato voce a Peppone; Gianni Govi, attore e regista interprete appassionato del mondo guareschiano, e due musicisti, Eugenio Martani (clarinetto) e Corrado Medioli (fisarmonica), che hanno riportato in vita le atmosfere della Bassa emiliana. Presente anche Don Giancarlo Plessi, parroco di Besenzone, definito da Bandini «il nostro Don Camillo personale». Musica, letture, scene teatrali e riflessioni si sono intrecciate per oltre un'ora, regalando al pubblico non solo divertimento ma anche profondi spunti di riflessione sul valore della fede, della comunità e del dialogo.

Il crocifisso che sorride: una fede incarnata
Al centro dell'incontro, la rilettura di uno dei racconti più amati: quello del crocifisso che sorride a Don Camillo. In quel sorriso, spiegava Guareschi, c'è la conferma che Cristo non abbandona l'uomo neppure quando si sente smarrito o confinato in una missione troppo piccola. La voce recitante ha dato corpo al dialogo immaginario tra il sacerdote e Gesù, che lo ammonisce con dolcezza a non considerarsi un "transatlantico in uno stagno", ma una semplice barchetta nelle mani di Dio. Un'immagine che, nelle parole di Beruschi, «parla a ciascuno di noi, ricordandoci che nessuna condizione di vita è inutile se è vissuta nella fede».

Gaudium et Spes e il "mondo piccolo"
Il cuore del messaggio guareschiano è stato accostato anche alle parole del Concilio Vaticano II: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi…" (Gaudium et Spes, 1). Don Camillo, prete di campagna che conosce uno per uno i suoi parrocchiani, incarna quel principio di vicinanza al popolo che Papa Francesco richiama spesso come essenziale per la vita della Chiesa. Bandini ha sottolineato: «Guareschi ci ricorda che il prete non è un funzionario, ma un uomo che vive in mezzo al suo popolo, ne conosce le fatiche e ne condivide le speranze. Don Camillo e Peppone, pur nella loro continua lite, sono l'immagine di un'Italia capace di stare insieme, di ridere e di ricominciare sempre».

La Madonna del Fiume e la Celestina
Un altro racconto riproposto sul palco ha messo in scena l'episodio della Madonna del Fiume: un giovane pittore ritrae come volto della Vergine quello di una ragazza del paese, Celestina, nota militante comunista. Scandalo per Don Camillo, che vorrebbe distruggere l'affresco. Ma proprio quella raffigurazione, imprevista e scandalosa, diventa occasione di conversione per la stessa Celestina, che riconosce in quel volto la bellezza che Dio ha posto anche in lei. «Guareschi», ha commentato Gianni Govi, «ci mostra che la grazia passa sempre attraverso la carne, anche quando è scomoda. Non esistono volti indegni di diventare immagine di Maria: ogni creatura porta dentro di sé il riflesso di Dio».

Peppone, la Casa del Popolo e il gioco delle parti
Non poteva mancare l'ironia delle schermaglie tra Don Camillo e Peppone. Rievocando l'episodio della posa della prima pietra della Casa del Popolo, Beruschi e Bandini hanno restituito tutta la comicità di quelle scene, dove l'astuzia del sindaco comunista e l'irruenza del parroco finiscono per bilanciarsi, fino a trasformarsi in una collaborazione forzata per il bene comune. «Quello che colpisce», ha detto Beruschi, «è che, pur tra minacce e sospetti, entrambi hanno in cuore i bambini del paese. E così, con mezzi leciti o meno, finiscono per costruire spazi dove la gente possa ritrovarsi. È un'immagine potente di un'Italia che nonostante i conflitti ideologici sapeva ricostruire comunità».

Il sorriso di Cristo e la gioia del popolo
Don Giancarlo Plessi, con la sua esperienza di parroco, ha concluso l'incontro: «Il segreto del 'Mondo Piccolo' è il sorriso di Cristo. Quel sorriso che cambia la vita di Don Camillo e consola persino la Celestina. Quel sorriso che rende possibile ricostruire nei deserti, come dice il titolo del Meeting di quest'anno, con mattoni nuovi di fede e speranza». Ha ricordato anche Madre Elvira, fondatrice del Cenacolo, «che ha portato a migliaia di giovani disperati il sorriso di Cristo, proprio come Guareschi lo ha consegnato a generazioni di lettori».

Un'eredità che non tramonta
Alla fine dell'incontro, il pubblico ha tributato un lungo applauso agli interpreti e agli organizzatori, segno che l'opera di Guareschi continua a parlare al cuore della gente. «Il 'Mondo Piccolo'», ha concluso Bandini, «non è nostalgia del passato, ma una chiave per leggere il presente. Don Camillo e Peppone ci insegnano che la fede non è evasione, ma lotta quotidiana per costruire un'umanità più giusta e più lieta. E il Crocifisso che sorride è la garanzia che, nonostante tutto, il bene ha sempre l'ultima parola».
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