Primavera rondini
Primavera rondini
Vita di città

Benvenuta Primavera!

Dialettando tra i proverbi di marzo

È il 21 marzo, equinozio di primavera. Ormai il sole al tramonto sull'arco dell'Appennino lucano ammirato da Canosa risale dal punto del solstizio d'inverno, mentre il giorno è uguale alla notte, come evoca il lessico dell'equinozio nella radice latina. Ma è la stessa radice latina della parola "primavera" ad evocare "primo vere", "all'inizio della primavera", che in latino viene chiamata ver-veris. La parola primavera ci apporta non solo il sole di marzo, ma la gioia dei fiori sbocciati, nel ricordo dei mandorli in fiore; la gioia di ritrovare il nuovo sole con i nuovi germogli; di lasciare il freddo che nuoce alla salute e di sedersi all'aria al tepore del sole. Primavera, la viviamo ogni anno nel cammino verso la Pasqua, da Marzo ad Aprile, aspettando la Luce del Risorto nel Plenilunio di Primavera. Primavera, la chiamiamo nello sport, nei "campionati di primavera" con le squadre giovanili. Primavera, la chiamiamo nella vita nel compimento degli anni, che diventano primavere.

L'ammiriamo fra i prati incolti, che vanno salvaguardati nell'habitat a volte sconvolto dalla crisi del clima del pianeta: è così bella quella "primula veris", quella primula di primavera, erba perenne con la corolla gialla, detta "margheritina". "Una rondine non fa primavera", ma speriamo che vengano tante rondini volteggiando nell'aria. A scuola elementare, 60 anni fa ritagliavamo la sagoma di rondine dalla copertina nera dei quaderni, ponendola col ventre bianco sui vetri delle finestre delle aule. Facciamolo ancora oggi e scriviamo una frase, una poesia. Tanti artisti hanno dipinto la Primavera come il Botticelli nell'icona femminile di Venere o come René Magritte nella rondine "Printemps". Ci sono più di cento poesie dedicate alla Primavera, e vogliamo rileggere una poesia di Giacomo Leopardi: "Brilla nell'aria".

Primavera d'intorno.
Brilla nell'aria
e per li campi esulta,
si' ch'a mirarla intenerisce il core,
odi greggi belar, muggire armenti
e gli altri augelli contenti
a gara insieme,
per lo libero ciel
fan mille giri,
pur festeggiando il lor tempo migliore.

"Benvenuta Primavera" scrive Marzia Cabano in una bella poesia dedicata ad una stagione unica e bella. Ma attenti al sole di Marzo! Lo salutiamo con alcuni proverbi in dialetto canosino, sapienza dei nostri padri, che riporto nel libro "Sulle vie dei ciottoli":
I fiori di Marzo sono più fecondi e sicuri dei fiori di febbraio:
Fiéure de Febbrère, /nanze jénghie nu panère, / fiéure de Marze, / panère e panaràzze. (Fiori di Febbraio, non si riempie un paniere, fiori di Marzo, paniere e panarazzo), a significare le gelature dei fiori precoci.
E attenti al sole di Marzo, perché ....
Se marze vole, fèce arròste d'ove, se marze 'ngrùgne, fèce arròste d'ugne.
(Se marzo vuole, fa lessare le uova, se marzo ingrugna, fa bruciare le unghie).
È tempo di san Giuseppe: a San Geséppe, / u premedòle a la fussètte.
(A San Giuseppe, il pomodoro nella fossetta), al tempo della semina di Marzo.
Màrze, se nan jà a n'àure, jè all'àute.
(Marzo, se non è a un'ora, è all'altra), per la sua instabilità atmosferica.
Equinozio del 21 Marzo: Benvenuta Primavera!
Maestro Peppino Di Nunno
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