Andria: Convegno Ecclesiale Diocesano
Andria: Convegno Ecclesiale Diocesano
Il Pensare tra bellezza e verità

Và e anche tu fa così. L'arte del prendersi cura

Mons. Domenico Battaglia al convegno ecclesiale diocesano di Andria

La Chiesa di Andria, celebrando il convegno ecclesiale diocesano dal 14 al 16 ottobre, lascia a Mons. Domenico Battaglia, Vescovo di Cerreto Sannita – Telese – Sant'Agata dé Goti, la prima giornata di apertura sul tema: "Và e anche tu fa così. L'arte del prendersi cura". " Il vescovo Domenico Battaglia dona a tutti una splendida riflessione, significativi alcuni suoi pensieri: "Un uomo di luce oggi come vivere concretamente amando come ha amato Gesù. Per i giudei era un impuro. Il malcapitato è un uomo fortunato, perché l'esperienza dell'amore gratuito riempie di senso per lungo tempo. L'amore trasforma in un luogo accogliente. Amare i samaritani che hanno pagato. Chi sono stati i tuoi samaritani. Impara l'amore dall'amore ricevuto. La riconoscenza passa dall'amore ricevuto. Prossimo non chi tu ami, ma prossimo sei tu quando ami. Amare non è assolvere compiti ma accorgersi dell'altro. Volere che l'altro viva in forza della gratitudine e riconoscenza. Amore è fermarsi a leggere ciò che si muove dentro. La prima locanda accogliente è l'interiorità. Il primo miracolo è accorgersi dell'altro cercando di colmare l'abisso di ingiustizia. La fede inizia dalla carne dell'altro mediando un amore possibile. La fede nasce dal chinarsi sulla piccolezza di un Duo che si è fatto uomo, nel coraggio che nasce dentro. Vivere pienamente e senza riserve di cui il samaritano è il paradigma. Quando la vita e la fede aiutano l'altro nella dimensione del con, solo in ciò ci si accorge dell'altro che giace a terra. L'amore ha gesti concreti, in un voce che sussurra il coraggio per rialzarsi abbandonando il letargo delle coscienze e respirare un vento che rende nuovi. La triste rassegnazione non prenda mai il sopravvento. Ai delusi della vita, a chi vede naufragare i sogni su cui aveva investito ci vuole coraggio, umiltà e consapevolezza della propria fragilità. Ci vuole il coraggio di abitare le domande. Dio è nelle domande più che nelle risposte. Narrare la meraviglia della vita, prendendosi cura. L'arte dell'attenzione, il volto dell'altro da sé. La fragilità di chi mi sta accanto è un dono, chiede di essere accolta e custodita. Siamo esseri fallibili, ma proprio per questo meravigliosamente preziosi. Dove c'è l'etichetta della fragilità è scritto maneggiare con cura. Per sollevare un'altro ci si deve chinare perché un'altro cingendo un collo possa realizzarsi. La speranza è ciò che spinge a dire ancora ne vale la pena. Avere cura dell'amore sicuro e vulnerabile, rinnovandosi passando nel cuore dell'altro, con il coraggio dell'attenzione. È l'attenzione che distrugge il male in sé stessi. Accettare la propria fragilità è la via regale per accettare l'altro, fondamento del credere di un Dio che non abbandona. Porre attenzione nel rimanere sulla soglia. Farsi prossimi ed annunciatori dell'amore credendo sull'amore per innestare processi di comunione che nulla chiede in cambio. Una chiesa prossima abita la prossimità scevra da previe garanzie. Darsi il tempo di incontrare l'altro. La carità come attenzione che fa viva la chiesa, radicata nel rendere partecipi le parti più deboli. L'amore si realizza come giustizia, chinandosi a vantaggio del bene comune. Guardare, amare significa rinunciare ai propri progetti per dire il proprio eccomi. Nelle mani e nel cuore passa il dono di un amore indiviso. L'amore si ricorda vivendo, nell'imperativo di uno stile della prossimità. Ognuno può amare perché è amato. Solo l'amore compie la legge, alludendo alla continuità del cammino nel desiderio di condividere l'itinerario. Gesù accompagna il dottore della legge a vedere. Tanti ogni giorno indossano il grembiule del servizio, accompagnando coscienze a loro affidate, riflettendo l'immagine della chiesa comunione. La chiesa riceve la misura dell'amore e della speranza. I verbi del samaritano, dieci, sono il decalogo dell'amore. La pietà e la compassione sono una conquista che mettono al centro il dolore dell'altro, non il proprio sentire. Poveri, ultimi e deboli non sono categorie sociologiche, ma realtà teologiche. Lì Dio attende, nessuno è sé stesso fin quando non riesce ad abbracciare la propria fragilità. Rialzati si può uscire dalla propria schiavitù. Il samaritano scende da cavallo. È necessario scendere per lasciarsi portare dalla parte dei poveri. L'amore non fa inchieste, mette al centro l'uomo. Sacramento dell'amicizia, della compassione e della pietà rende profondamente umani. Fasciare le ferite vuol dire schierarsi, avere il coraggio del vangelo. È nella consolazione che si comunica voglia di vivere liberando dall'isolamento, con la capacità di suscitare la tenerezza di Dio. Condividere è sguardo rivolto a di chi sta vicino, abbracciando le possibilità, assumendo i propri limiti. Proprio i poveri, attraverso opere pie, sono più strumentalizzati che amati. La libertà sa farsi responsabile dell'altro. Le comunità possono essere luoghi dove riconoscere le risposte veramente possibili". Più volte il Vescovo Domenico Battaglia ringrazia Sua Eccellenza Mons. Luigi Mansi per il coraggio della lettera pastorale, scritto di consolazione e speranza. L'invito del vescovo è tornare al magistero di Papa Francesco per vivere la dinamicità dell'amore. Il Vescovo Domenico Battaglia invita a leggere le differenze come conseguenze dell'ingiustizia. Invita a guardare il Dio cristiano che è sempre in perdita, un Dio che sogna e spinge l'uomo ad attingere a questa radice, sorgente di ogni cosa. L'augurio che Mons. Battaglia fa alla chiesa diocesana è il coraggio della coerenza, uscendo fuori dalle prudenze e dalle comode certezze, lì dove ci sono le ferite e le speranze.

Nella seconda serata convegno ecclesiale diocesano di martedì 15 ottobre , "ci porremo in ascolto" di due comunità parrocchiali ( "Santi Medici" di Bitonto e "Corpus Domini" di Taranto) che hanno cercato di incarnare lo stile del "prendersi cura" e "ci racconteranno" quale percorso hanno compiuto e quali cambiamenti, l'attenzione al prossimo, ha operato all'interno delle stesse comunità. La terza serata di mercoledì 16 ottobre sarà caratterizzata dal lavoro nei laboratori che si terranno nelle cinque zone pastorali della diocesi. Saranno coinvolti i membri dei Consigli Pastorali Zonali con l'aggiunta di due componenti per ogni parrocchia del consiglio pastorale parrocchiale. All'interno di ogni laboratorio si farà un autentico esercizio di discernimento per individuare atteggiamenti e criteri che possono permettere alla comunità diocesana nonché alle comunità parrocchiali di crescere ulteriormente nella carità.
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