Pro Loco Canosa  a Fragneto
Pro Loco Canosa a Fragneto
Storia e dintorni

La cupeta e la Duchessa beneventana

La Pro Loco Canosa a Fragneto Monforte

Una domenica diversa dalle altre quella appena trascorsa per la delegazione della Pro Loco di Canosa di Puglia presieduta da Elia Marro che è approdata in visita al Comune di Fragneto Monforte in provincia di Benevento, terra dei Sanniti legata non solo dalla Via Traiana di Maleventum e Canusium, ma anche da tradizioni, dal dolce sapore della cupeta beneventana e da storia, tradizioni e fede e dalla Duchessa beneventana Teodorada. L'anno scorso abbiamo incontrato una delegazione di Fragneto a Canosa, nella Cattedrale di San Sabino, nella tradizione del "Cammino di San Nicola", in cui da Fragneto sostano pellegrini ospiti del Comune di Canosa e della Pro Loco, diretti alla Basilica di San Nicola a Bari. E il sigillo di questo legame e scambio sociale e culturale emerge dal pannello della Pro Loco di Canosa e del Comune esposti in dedica nel Museo Civico di Fragneto, dove oggi sono approdati i Canosini. Un pannello esposto nel Museo di Fragneto del 9 luglio 2010 della Pro Loco di Canosa è dedicato "ai fraterni amici di Fragneto Monforte". Nelle terra beneventana vogliamo anche riscoprire anche la tradizione del dolce della "cupeta" e la memoria storica di un Duchessa di Benevento che custodì le spoglie del Vescovo Patrono San Sabino.

La cupeta beneventana, nel libro di dialettologia "Sulle vie dei ciottoli" la presentiamo come cupète (sost. f.), copéta o cupeta otorrone di Benevento. Il torrone (dal lat. torreo, ere, abbrustolire), resta invariato dall'Antica Roma nei suoi ingredienti: miele, mandorle o nocciole e albume d'uovo, cotti a bagnomaria. Dal latino cupedia, che deriva da cupidus (desiderato). La "cupedia" è attribuita già al tempo dei Sanniti come riporta Tito Livio. Nell'Archeologia letteraria, la cupeta beneventana era apprezzata al tempo dei Borboni, quando i venditori erano i "cupetari", ma la leccornia affonda le radici nel I sec. a.C., citata dallo storico Tito Livio e da Sesto Pompeo Festo: "cupes et cupedia antiqui lautiores cibos nominabant… (gli antichi chiamavano cupes e cupedia come cibi più gustosi)… Cupedia autem cupiditate sunt dicta" (De verborum significatione, Libro III). Il poeta latino Marziale la cita come specialità dei Sanniti e di Maleventum (Beneventum), fra le sue cinque "C" gastronomiche: Cardus et Caepae, Cerebrata, Cupedia, Chordae (Cardo, Cipolla, Cervellata, Copeta e Corde, cioè budella di agnello per spiedini). La "cupète" figura sulle bancarelle del 9 Febbraio, per la festa di San Sabino a Canosa di Puglia e viene citata nella mia poesia "Bancarédde de Febbrère", recitata su youtube nel link https://www.youtube.com › watch. Fras. "papà m'accàtte la cupète?", dicevo da bambino nella festa di "San Zavòne poverìdde". In dialetto canosino diciamo "cupète", ma... si mangia con le mani non "cu pète", con il piede!Domenica scorsa ho chiamato al telefono Elia Marro, Presidente della Pro Loco di Canosa, in visita a Fragneto presso Benevento dicendogli: "Elia, portami la copeta di Benevento".

Ma non di solo pane e di dolce vive l'uomo, ho detto a Elia Marro anche: "salutami la duchessa di Benevento dalla Cattedrale di San Sabino". Era Teodorada Duchessa di Benevento, moglie di Romualdo, principe Longobardo, che dopo il rinvenimento delle ossa di San Sabino, le raccolse in un'urna di argento e le espose nel VII sec. nell'antica Cattedrale di San Pietro, i cui ruderi oggi parlano in contrada san Pietro e nella rievocazione storica della traslatio del corpo di San Sabino. Ritroviamo le fonti storiche in latino nella Relatio Ecclesiae Canusinae del Prevosto Tortora al Cap. VI, par. I: "Translatio Corporis S.Sabini a vetere Cathedrali". Così scrive il Tortora riprendendo le fonti del Bolland nella Vita S. Sabini: «Statuit igitur S. Sabini sepulcrum, ac altare supra illud a Theodorada extructum, in Cathedrali Ecclesia S. Petro dicata» ( fu collocato dunque il sepolcro di S. Sabino e sopra quello l'altare edificato da Teodorada, nella Chiesa Cattedrale dedicata a S. Pietro). La memoria rivive nella festa delle Calende di Agosto, del 1° Agosto nel culto delle ossa di San Sabini traslate nell'800 nella nuova Cattedrale giù nel Soccorpo e Cripta, dove i nostri padri scendendo recitavano la "scala santa" al Santo Patrono di Canosa.

In queste ore abbiamo avuto il piacere di comunicare telefonicamente con il valente Nino Capobianco, presente l'anno scorso con la delegazione di Fragneto a Canosa in Cattedrale San Sabino, e che ieri ha accolto la delegazione dei visitatori di Canosa con Elia Marro della Pro Loco. Capobianco è il rappresentante del Gruppo flocloristico "la takkarata" di Fragneto e con lui riscopriamo il comune lessico suddetto dialettale della "cupeta" beneventana e delle "taccarate" che figurano a Fragneto come a Canosa, riportate nel mio libro di Dialettologia "Sulle vie dei ciottoli". Le "Taccarédde", come scrivo nel libro, sono i tronchetti di legno, rametti di ulivo, usati per accendere il focolare domestico, ma significano anche colpo, percosse, botte. La radice germanica, forse dei Longobardi, risale al lemma "taikka", segno, tacca, taglio a cuneo con cui vengono tagliati i rametti di albero.E se a Fragneto, come illustra Nino Capobianco, servivano a produrre percosse musicali, da cui il titolo del Gruppo Folcloristico, a Canosa hanno altri usi e significati che si ritrovano nel foggiano: paese che vai, "taccarate" che trovi! L'anno prossimo 2020, come annuncia Capobianco la delegazione di Fragneto verrà a Canosa intorno al 5 maggio indirizzati come i nostri padri e i viandanti della Via Francigena a Monte Sant'Angelo e verso la meta di San Nicola a Bari.

Nel Sannio a Fragneto Monforte la delegazione della Pro Loco Canosa ha anche assistito al 33esimo Raduno Internazionale delle Mongolfiere, il più importante nel Sud-Italia a cui hanno partecipato palloni aerostatici colorati provenienti da tutta l'Europa. Si ritorna da Fragneto Monforte a Canosa, sulle vie del Cammino di San Nicola e San Sabino, l'amico Sabino Di Noia con Lucia mi portano la "cupeta", tra radici e legami di storia, fede, devozione e dolci sapori che rivivono nei nostri paesi e nelle nostre Comunità.Buon cammino!
Maestro Peppino Di Nunno (stilus magistri)
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