Arrivederci Saigon
Arrivederci Saigon
Crepuscolo letterario di Luciana Fredella

L’8 marzo per ricordare e riflettere

Arrivederci Saigon:la storia della girl band in Vietnam

Alla 75^ Edizione del Festival di Venezia, nella sezione "Sconfini" dello scorso anno, è stato presentato il documentario Arrivederci Saigon di Wilma Labate. L'importanza di questo documentario è determinata soprattutto dal singolare contenuto, ovvero la storia di 5 ragazze della provincia toscana (Livorno e Piombino) che nel 1968, furono "tenute in ostaggio per 90 giorni" in Vietnam dove tennero concerti per i soldati americani. Loro erano Le Stars, al secolo Rossella Canaccini (voce), Viviana Tacchella (chitarra), Daniela Santerini (tastiere, diplomata in pianoforte), Manuela Bernardeschi (batteria), e Franca Deni (basso) tutte minorenni eccetto Rossella, che provenivano da una realtà politica che trovava nel partito comunista il suo punto di riferimento. Fino ad allora Le Stars suonavano alle sagre di paese, e sin da subito era palese la natura rivoluzionaria della band, innanzitutto perché nel '68 era una delle prime band totalmente al femminile e poi perché suonava la musica nera che non era ascoltata in Italia in quel periodo. In seguito, convinte e felici di dover fare una tournée all'estero, e fiduciose di andare incontro ad un meritato successo, si ritrovarono nelle basi americane a Saigon in Vietnam, in piena guerra, dove furono costrette da un contratto, stipulato dall'impresario Saggini (che pare non conoscesse la lingua e dunque ignaro di quel che aveva firmato), a tenere 4 concerti al giorno di 45 minuti per tirare su il morale alle truppe americane. La cantante, Rossella, racconta: "La nostra necessità era di sopravvivere, di arrivare fino in fondo a quei tre mesi con dignità, facendo quello per cui eravamo andate lì, non potevamo decidere nulla". Si perché in realtà avevano tolto loro il passaporto e poiché avevano un contratto da onorare, per non incorrere nella penale, erano obbligate a rimanere a Saigon. Così si ritrovarono a suonare musica soul, rhythm & blues per soldati che un giorno partecipavano ai concerti e il giorno dopo o nei seguenti potevano essere defunti. Dalle testimonianze risulta che i soldati furono gentili, rispettosi e generosi con le mance, tuttavia, l'esperienza vissuta dalle 5 ragazze toscane fu traumatica soprattutto al loro ritorno. Infatti furono attaccate e colpevolizzate dalla famiglia e dal partito per aver suonato nella zona sbagliata del Vietnam, ovvero per aver suonato per gli americani, tanto da obbligarle a tacere questa "avventura" per 50 anni e soprattutto costringendole moralmente ad abbandonare per sempre la carriera intrapresa come band. In occasione dell'8 marzo, Giornata Internazionale della Donna ho ritenuto giusto ricordare l'avventura di queste ragazze che nel 1968 hanno vissuto un'esperienza molto particolare, quale testimonianza di coraggio, tenacia e monito per tutti. Una data per ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne e per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, soprattutto per riflettere sui passi ancora da compiere nel prossimo futuro.
Luciana Fredella
  • Giornata internazionale della Donna
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