Caravaggio
Caravaggio
Il Pensare tra bellezza e verità

Tra luce e ombra la tua pittura è poetica

Lettera a Caravaggio

Carissimo Caravaggio,
la tua pittura è poetica tra luce e ombra. Le tue sperimentazioni sulla luce sono veramente eccezionali; eppure quante sofferenze ci sono state nella tua vita. Mi ha sempre impressionato La vocazione di Matteo con la tua ripresentazione della mano del Cristo, ripresa dal Giudizio Universale di Michelangelo, a significare la chiamata come una nuova creazione, nel contesto della Controriforma, ad indicare, poi, che Gesù chiama i pubblicani di ogni tempo. Lo splendore della tua arte si manifesta nel Fanciullo con la cesta di fiori. Nel San Giovannino nel deserto rappresenti un agnello, simbolo di Cristo, che il precursore indica come il portatore del peccato del mondo. Splendidi anche S.Girolamo nel suo studio e, in san Luigi dei Francesi, la Vocazione di Paolo e il Martirio di Pietro. È toccante il "Bacchino malato" dal colorito verdastro in faccia,che rappresenta la tua malattia; te stesso che uscivi dalle febbri malariche, all'età di vent'anni. Hai sofferto tanto, sei stato in galera e anche fuggiasco. Nel David con la testa di Golia decollato rappresenti questo tuo dramma; dipinto a Napoli poco prima del 1610. Il volto di Golia è il tuo stesso ritratto, decollato e stretto nel pugno del giovane Davide. La tua testa presentata come un trofeo, indica la vittoria di Davide sul gigante, quasi ad anticipare la tua morte, tanto anelata dai tuoi nemici. I tuoi ultimi anni furono cruenti, drammatici e tumultuosi. Nel 1606 per un contrasto su un gioco, dopo una rissa, uccidesti il capo della tifoseria avversaria. La tragedia di uccidere un uomo ti ha costretto a scappare nel feudo dei Colonna, dopo a Napoli per poi addirittura a Malta. Lí sei diventato "Cavaliere di Malta". Nella residenza di un cavaliere francese, però colpisti impunemente un aristocratico. Finisti in galera, ma fuggisti ancora con l'aiuto di un Colonna. Andasti in Sicilia, prima a Siracusa e poi a Messina. I tuoi nemici volevano la tua testa e, non lasciandoti pace, ti inseguirono. Lasciasti la Sicilia per andare a Napoli, ma fosti aggredito, ricevendo una pugnalata proprio sulla tua fronte. Scappasti ancora verso Roma, sapendo che i tuoi amici chiedevano per te la grazia. A Porto d'Ercole però ti dovesti fermare e, bloccato in Toscana, moristi di malaria, malattia endemica di cui soffrivi. Fra i quadri che avevi portato con te c'era proprio il giovane David, che ha la testa di Golia con il tuo autoritratto.

Carissimo Michelangelo,
lo splendore della luminosità dei tuo quadri, è stato anche il frutto delle drammatiche tenebre che hai vissuto. Potresti consigliarci come ricavare lo splendore della luce da esperienze di buio? Sai, tanti tendono a fermarsi soltanto all'oscurità, perdendo ogni speranza.
Salvatore Sciannamea
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