Olmi Ermanno
Olmi Ermanno
Il Pensare tra bellezza e verità

O noi cambiamo il corso della Storia, o la Storia cambierà noi

Lettera ad Ermanno Olmi

Carissimo Ermanno,
sei stato il cantore del silenzio, un poeta della natura. Hai scritto le tue splendide opere, nella settima arte, con l'inchiostro della prima creazione di Dio: la luce. Tu regista, scrittore di luce, hai musicato il silenzio, sconfiggendo l'orologio del polso con quello dell'anima. Per te la radice evangelica dell'amare il prossimo come sè stessi doveva essere aggiornata nell'amare il prossimo più di sè stessi. Splendido il tuo documentario "E venne un uomo" su Papa Roncalli, nel 1965. Hai sempre rappresentato la natura in modo sacrale, riconoscendo in essa il segno del divino. Per te, nel cinema, c'erano momenti nei quali i rulli dei tamburi contavano più del suono dei violini. Non cercavi divi per i tuoi film, ma personaggi veri. Hai amato le montagne ed i montanari. La tua casa doveva essere accanto al bosco. Il bosco, ricco di vita, era il luogo al quale affidavi i tuoi segreti. Vedevi bellezza anche quando la natura sembrava cattiva. Mi ha profondamente colpito la tua riflessione sugli abeti nel loro ultimo anno di vita. Dicevi che, proprio nell'ultimo anno, quando stanno per morire generano più pigne. Che canto di speranza! Dicevi che solo chi aveva un'orto poteva capire la libertà. Hai cantato la bellezza delle civiltà rurali con un linguaggio fuori dagli schemi. Il tuo cinema, con i suoi silenzi, fermava il tempo. Ti sei definito un aspirante cristiano, riconoscendo la grandezza incomparabile di Gesù. Splendido il tuo atteggiamento critico con la Chiesa ne "Il Villaggio di cartone", dove gli ultimi in una chiesa si fanno case di cartone. Per te le splendide basiliche medioevali sono un equivoco non più tollerabile poiché Gesù lo si trova nei villaggi di cartone, nelle periferie dei poveri. Non amavi infatti le raggiere d'oro poste al bambinello nel presepe. Grazie per il tuo cinema, laicamente evangelico, come nei "Centochiodi", nel quale canti l'attesa che permette il ritorno del professore, simbolo della speranza che può realizzare la venuta del Risorto. Hai cantato la bellezza dei poveri, le attese ed i drammi dei soldati, quando i nemici si riconoscevano, mentre oggi ti distruggono senza sapere chi sono, come i bambini o le donne carichi di tritolo. Hai detto, parlando di Fellini, che qualunque sua inquadratura sarebbe da considerarsi come uno schizzo di Leonardo, degna da essere incorniciata. Permettimi di pensare che ad essere incorniciata dovrebbe essere tutta la tua opera cinematografica, così autenticamente umana e allo stesso tempo intimamente spirituale. Il tuo cinema ci aiuti a cambiare prima che, in maniera sconvolgente, saranno gli eventi a farlo.
Salvatore Sciannamea
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