Fratello mio Mi pento
Fratello mio Mi pento
Il Pensare tra bellezza e verità

Atto di dolore: fratello mio, mi pento con tutto il cuore

Convertirsi è tornare all’uomo

In una società religiosa, si era soliti fare atti di riparazione. Basti pensare a numerosissime devozioni di origine ottocentesca, alla cultura dei fioretti, alle penitenze personali; il tutto perché bisognava riconciliarsi e ricostruire un rapporto con Dio. Pur non mettendo minimamente in dubbio la bontà di queste devozioni, nell'attuale contesto, credo che per scoprire il senso autentico e la radice di un atto riparatorio bisogna partire dall'uomo. Non è credibile chi si batte il petto e non sa battere l'uscio della porta del suo vicino. Prima di fare atti di riparazione spirituali, il grande mistero dell'Incarnazione ci ricorda che la divinità si è sporcata con l'umanità fino ad abbracciarne la carne in Gesù, vero Dio, divenuto vero uomo. L'atto di riparazione sia rivolto dunque all'uomo, immagine di Cristo. Mi pento fratello solo, con tutto il cuore, per la mia indifferenza. Mi pento fratello lavoratore per aver guardato prima al mio interesse, trascurando le tue necessità. Mi pento fratello calunniato per aver dato peso alle dicerie, senza conoscere la verità. Mi pento fratello escluso per essere rimasto tranquillo nel mio orticello, confinandoti nel tuo deserto. Mi pento perché ho peccato contro l'umanità in gesti concreti, nella sfiducia contro l'uomo, perché non spero nei giovani e non nutro sogni per i ragazzi. Per mia colpa ti supplico uomo, per tutte le volte che, comodamente, non ho voluto sentire il tuo cattivo odore, ascoltare il tuo grido, vedere la tua miseria, toccare la tua pelle sporca, cercando il gusto di una vita comoda e agiata, nel mio felice mondo intoccabile. Propongo di venirti in aiuto e, in te, cercare di non offendere mai più l'immagine di Dio impressa anche in me. Fratello, facciamo esperienza di misericordia vicendevole. Perdonami!
Salvatore Sciannamea
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