Coro Desolata 2022
Coro Desolata 2022
Storia e dintorni

Cammina e canta. ​Non ti fermare, donna

La Processione della Vergine “Desolata” nel racconto di una spettatrice non velata.

Ad un mese dalla Processione della Desolata a Canosa di Puglia, è stato inviato alla Redazione di Canosaweb, primo portale cittadino, un articolo intitolato "Cammina e canta. ​Non ti fermare, donna. La Processione della Vergine 'Desolata' nel racconto di una spettatrice non velata." a firma della giornalista Anna Paola Lacatena che pubblichiamo nella Rubrica "Storia e Dintorni" :

«Si sono susseguiti un po' ovunque in Italia – soprattutto nel sud della Penisola - dopo le restrizioni e i necessari rimandi imposti dalla pandemia da Covid-19, i Riti della Settimana Santa 2022. Nei giorni che hanno preceduto la Pasqua, si sono riaffacciati i simboli della fede, come i gesti della spiritualità, il sacro e il profano di remote e arcaiche tradizioni. Un passo in avanti oltre il bisogno e il desiderio, i Riti sono stati occasione per stare assieme e per riassaporare la condivisione. Doveva andare tutto bene. Ci avevano detto che sarebbe andato tutto bene. Dalla pandemia alla guerra nel cuore dell'Europa, invece, è andata, come non ci saremmo aspettati. Dopo due anni di forzata assenza, è tornata, anche la Processione de "la Desolata" in quel di Canosa di Puglia (BT), svoltasi nella mattinata di sabato 16 aprile 2022.
Cammina e canta.
È lattiginoso il cielo nelle ore mattutine di questo Sabato Santo. Sembra limitata la possibilità per una luce troppo forte, per il diradarsi delle nuvole, per l'opportunità di ciò che ancora oggi non può dirsi festa. Il nero degli indumenti indossati dalle centinaia di donne partecipanti alla Processione è assenza ed esubero di colore. È di tutte e di una sola. È mestizia. Non è rabbia.
Cammina e canta.
Sul piazzale antistante il sagrato della Chiesa dei "Santi Francesco e Biagio", dopo un'attesa durata più di ventiquattro mesi, aspettare l'uscita de "la Desolata" sembra la cosa più desiderabile. Con lento e prudente incedere, affacciatisi i portatori dalla porta principale, la Statua, circondata da rose rosse, sosta per alcuni minuti nella piazza prospiciente. Presto sarà accompagnata per le vie del paese.
Cammina e canta.
È il momento per le donne che ne seguiranno il procedere di coprire il volto. Una veletta, un fazzoletto, un foulard purché rigorosamente scuri. La fatica fisica all'uomo quella spirituale alla donna. Lo sguardo della Statua sembra poggiarsi su una ricevitoria, posta proprio difronte alla porta principale della Chiesa. Qualcuno lo avrà pensato che se chi sta in alto non risponde, scendere in basso - spesso sempre più in basso - è pur sempre una via.
Cammina e canta.

Prima della partenza, il Miserere.
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato.


Un passo dopo l'altro, senza fretta. Tra gli sguardi della gente la cui immagine non può essere riflessa dal nero che rende i volti indistinti. Quel velo è adagiato su di uno specchio che non riflette.
Segue lo Stabat Mater nella versione di Jacopone da Todi (l'Inno della Desolata).

Chi può trattenersi dal pianto
davanti alla Madre di Cristo
in tanto tormento?

(…)
Ferisci il mio cuore con le sue ferite,
stringimi alla sua croce,
inèbriami del suo sangue.


Lo Stabat Mater nel corso della mattinata tornerà più e più volte.
Cammina e canta.
Tra razionale e irrazionale, l'individuo si preserva nella voce potente di queste donne che mediano la più inestricabile certezza umana: la vita e la morte come capacità creativa e di distruzione. Tra eros e thanatos, si fa quasi tangibile il perpetuo rincorrersi di inizio e fine.
Cammina e canta.
Non ci sono precisi moduli coreutici se non l'ardimento reso ancora più audace dal volto nascosto. Non c'è esibizione, non c'è disagio.
Le donne de "la Desolata" tra di loro si stringono le mani, si sostengono. Si accompagnano reciprocamente. È infranta la solitudine, è vinta la paura della morte.
Nel linguaggio della tristezza della Statua nulla è più, eppure nulla è mai stato così presente.
Nel suo ritorno glorioso
rimani, o Madre, al mio fianco
Cammina e canta.
Sono passate da poco le tredici quando la Processione termina con il rientrare della Statua nella Chiesa dei "Santi Francesco e Biagio".
Le donne ora svelano il loro volto.
La soddisfazione del poter dire io c'ero, le rende genuinamente sfrontate e ancora più belle. Con l'ormai desueta visione di lunghi abbracci si chiude il cerchio di passi, parole e musica nell'incontro con quel femminile che è accoglienza.
Cammina e canta.
Non ti fermare, donna
» .

Anna Paola Lacatena
giornalista e sociologa, coordinatrice del Gruppo "Questioni di genere e legalità" della Società italiana delle tossicodipendenze. Tra le sue pubblicazioni: Con i tuoi occhi. Donne, tossicodipendenza e violenza sessuale, edito da Franco Angeli nel 2012; Resto umano. Storia vera di un uomo che non si è mai sentito donna, edito da Chinaski nel 2014; Reclusi. Il Carcere racconta alle donne e agli uomini liberi, scritto con Giovanni Lamarca, edito da Carocci nel 2017;Il rischio del piacere .Le sostanze psicotrope dall'uso alla patologia, edito da Carocci nel 2018; La polvere sotto il tappeto, edito da Carocci nel 2021, presentato il 13 maggio 2022 ad Andria, nell'ambito "In Sostanza" un nuovo format di approfondimento su tematiche di attualità..
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