Falò
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Vita di città

U Natele nuste

La poesia natalizia di Sante Valentino

Il Natale in poesia, "U Natele nuste" con le rime del canosino Sante Valentino, un ripercorrere di emozioni attraverso le parole in vernacolo che tornano indietro nel tempo ma sono sempre attuali, esaltando l'amore per la città natìa, in modo passionale e tradizionale. Il poeta Sante Valentino, vincitore del Premio Diomede 2014 e di moltissimi concorsi letterari in Italia, tra i quali anche la X Edizione di "Il mio cuore, la mia terra, la mia vita", e all'estero, è un raffinato e stimato cultore delle tradizioni pugliesi rievocate nei suoi componimenti letterari, nelle sue poesie dialettali con molti spunti riflessivi, arricchiti di particolari legati all'orgoglio campanilistico e affettivo. Gli ultimi lavori intitolati "Le Pergamene del Poeta", presentati al pubblico in diversi eventi culturali, dopo anni di proficuo lavoro, stanno facendo conoscere le vicende artistiche e storiche dell'insigne città di Canosa, "dall'ellenica Kanysion alla romana Canusium". Un compendio poetico, storico e artistico, illustrato nei dettagli attraverso le 14 pergamene intitolate: Canosa, Pajese Meje, Ode a Canosa, La Disolete, Sanctus Sabinus, Boemundus, Diomede, Matrona Busa, Il Castello di Canosa, La Torre dell'Orologio, U Cambanele, L'Apulo Vate, Kanysion, Canusium. Per l'occasione, il nostro concittadino ha fatto pervenire in redazione la poesia "U Natele nuste" per condividere la festa insieme ai lettori di Canosaweb, da 10 anni il primo portale cittadino, e ricordare così un passato vivo ed emozionale, denso di tradizioni in una modernità vernacolare, in rete.

U Natele nuste
Hone appeccete peure auanne
la fanove o Bamenidde
cume facevene li tataranne
c'arrustevene li callidde.
Atturne o fuche s'hone arrutenete
a candeje: "Jà belle la noste…",
hone veneute da ogn'e pizze de strete
che le guandire chjane apposte.
Pettele e fresceule hone regalete
u calzaune calle s'hone sparteute
u beneditte tutte hone pegghjete
e addumannevene ce na l'ho veute.
La bregessiaune fingh'o zinna zinne
la gende rete che li lambaridde
nu vese 'mbacce a cure meninne
e poje sfegghjete e calzungidde.
Hone fatte feste cum'a li pasteure
jind'o scallene u 'nginze addureve
nu pecceninne purteve u crjateure,
na scorze de marange prefumeve.
Stevene tutte 'ngrazje du Segnore
feume e fascidde facevene allegreje
de zirle e prisce jeve chjene u core
e l'ucchje nan deneve la pecundreje.
Jaje quesse la notte de tutte quande
poveridde e ricche s'hone mose o custe
atturne a quera fanove ca l'ho fatte sande
che cure fuche calle du Natele nuste.


"""La poesia dialettale sul nostro Natale, - esordisce il poeta Sante Valentino che vive a Roma - è un motivo che rilancia la nostra identità culturale all'insegna della fede e della tradizione popolare che ha contraddistinto la nostra storia paesana. Il falò: quale manifestazione del nostro essere canosini che condividono valori e testimonianze di un vissuto che si perde nei meandri della memoria ma ancora vivo nel cuore e nella mente di tutti""". – Conclude con il messaggio natalizio - Un caro augurio a tutti con l'amore e l'affetto di sempre, vostro amico Sante.""" Una poesia dialettale che colpisce e coinvolge attraverso un intreccio di rime suggestive e profonde per questo Natale che sia di serenità, di pace, e di speranza per un futuro migliore alla nostra Canosa "Città d'Arte e Cultura".

Il Natale nostro
Hanno acceso pure quest'anno
il falò al Bambinello
come facevano i bisnonni
che abbrustolivano le bruschette.
Attorno al fuoco si sono radunati
a cantare: "E' bella la nostra…",
sono venuti da ogni angolo di strada
con i vassoi pieni per l'occasione.
Pasta fritta e frittelle hanno regalato
il calzone caldo si sono divisi
il benedetto tutti l'hanno preso
e si chiedeva chi non l'avesse avuto.
La processione fino in fondo alla strada
la gente dietro coi lampioncini
un bacio sul viso a quell'infante
e poi sfogliatelle e fagottini.
Hanno fatto festa come i pastori
nello scaldino l'incenso odorava
un piccolino portava la creatura,
una buccia d'arancia profumava.
Stavano tutti in grazia del Signore
fumo e scintille facevano allegria
di risate e gioia era pieno il cuore
e l'occhio non aveva la malinconia.
E' questa la notte di tutti quanti
poveri e ricchi si sono messi vicino
intorno a quel falò che li ha fatti santi
con quel fuoco caldo del Natale nostro.
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