Don Felice Bacco
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Religioni

La fede, il dubbio, la ricerca

Le riflessioni di Mons. Felice Bacco

Ci sono parole ed espressioni che rimangono impresse nella nostra mente; anche se il tempo, nelle diverse fasi della vita, può affievolirne il ricordo, ritornano prepotentemente nella memoria, forse sollecitate da eventi particolarmente significativi, o da situazioni casuali. Succede spesso anche a me, soprattutto in relazione ad alcuni autori studiati in passato, dei quali ricordo la loro vita, continua ad affascinarmi il loro pensiero, mentre mi sembra di poter rileggere mentalmente le frasi più belle che mi hanno profondamente colpito; sembravano dimenticate in qualche angolo recondito della mia mente, ma erano lì, solo adombrate, pronte a riaffiorare prepotentemente quando situazioni impreviste ne hanno sollecitato il ritorno.
Di particolare bellezza e profondità sono alcune espressioni dello scrittore russo Fedor Dostoevskij, un autore che ho avuto modo di conoscere meglio grazie ad un testo del gesuita Ferdinando Castelli, 'Volti di Gesù nella letteratura moderna', che periodicamente vado a rileggere per capire meglio e approfondire il senso del suo pensiero. Premetto che la bibliografia relativa allo scrittore e filosofo citato è molto ampia; i romanzi, il suo Epistolario, i suoi scritti arricchiscono le biblioteche di tutto il mondo. Mi è nota solo una piccolissima parte della sua produzione letteraria, in cui è racchiusa ed espressa tutta la complessa evoluzione del suo pensiero, legata alle vicende spesso dolorose della sua vita. In particolare, mi hanno sempre affascinato e arricchito spiritualmente alcune sue riflessioni sulla drammaticità e conflittualità della fede, sulla figura di Gesù, sul senso dell'esistenza umana e sul dolore da cui spesso la vita di ogni essere vivente è segnata… Sicuramente è un autore complesso e di non facile comprensione, ma le pagine spesso si accendono di luminosi sprazzi di pensiero che non possono lasciare indifferente il lettore, il quale intuisce e coglie in quei bagliori la significativa bellezza dei contenuti. Torno spesso su una delle più belle manifestazioni della sua fede in Gesù Cristo: lui, che in diversi suoi scritti, si professava ateo, non nascondeva la profonda sofferenza che gli procurava tale aridità. Nel romanzo 'I Demoni', per esempio, scrive: "Su Cristo, potete discutere, non essere d'accordo… tutte queste discussioni sono possibili e il mondo è pieno di esse, e a lungo ancora ne sarà pieno. Ma io e voi, Šatov, (altra vittima degli "indemoniati", inizialmente affascinato dalle teorie nichiliste, come lui) sappiamo che sono tutte sciocchezze, che Cristo – in quanto solo uomo – non è Salvatore e fonte di vita, e che la sola scienza non completerà mai ogni ideale umano e che la pace per l'uomo, la fonte della vita e la salvezza dalla disperazione per tutti gli uomini, la condizione sine qua non e la garanzia per l'intero universo, si racchiudono nelle parole: 'Il Verbo si è fatto carne' e nella fede in queste parole". Pur vivendo momenti e periodi di fede granitica, in altre circostanze, per esempio nella Lettera a Natalija Dmitrievna Fonvizina, rivela all' amica i suoi dubbi: "Quali terribili sofferenze mi è costata - e mi costa tuttora - questa sete di credere, che tanto più fortemente si fa sentire nella mia anima quanto più forti mi appaiono gli argomenti ad essa contrari!". Con la mente nega ciò che il cuore invece grida e rivendica, una vera lotta tra la lucidità del pensiero e il bisogno interiore di pace! Che attualità questi suoi momenti di ricerca e lotta spirituale! "Ciò nonostante - continua lo scrittore - Dio mi manda talora degli istanti in cui mi sento perfettamente sereno; in quegli istanti io scopro di amare e di essere amato dagli altri, e appunto in quegli istanti io ho concepito un simbolo della fede, un Credo… Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non vi è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c'è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere".
Sono parole di straordinaria bellezza, le pronuncia un uomo che si autodefinisce "ateo", ma che non si rassegna all'aridità spirituale! Probabilmente tante persone pensano che i credenti siano coloro che non hanno mai dubbi sulla fede e che rinunciano, nell'ambito della fede, all'uso della ragione. Addirittura, per altri, il dubbio è indizio di mancanza di fede e, quindi, una forma malcelata di miscredenza, un anticipo di ateismo. Dostoevskij si spinge oltre affermando che alla presunta verità sostenuta dalla pura ragione, preferisce "rimanere con Cristo": "Non solo, ma arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità". E' bene puntualizzare che la verità cui lo scrittore si riferisce, in questo caso, è la verità scientifica, puramente razionale, matematica, come due più due fanno quattro.Il Natale ripropone alla nostra vita il Mistero di un Dio che si è fatto carne, nato bambino da una Vergine: "scandalo" e "stoltezza" per chi non crede, sapienza di Dio per chi ha fede (cfr.1Cor.1, 23-25).
Mons. Felice Bacco- Direttore Ufficio Comunicazioni Diocesi di Andria - Parroco della Cattedrale di San Sabino Canosa
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