Leonardo Mangini
Leonardo Mangini
Territorio

Cosa resterà di questo 2020

Ha lasciato in eredità una pandemia

Iniziare un editoriale con "cosa resterà di questo 2020", richiamando il titolo di un celebre successo di Raf, è scontato. Ha lasciato in eredità una pandemia. E nessuna invocazione o preghiera è riuscita a farla cessare. Al massimo si potrebbe parlare di un periodo di tregua iniziato dalla fine del cosiddetto lockdown, risalente al maggio scorso. Come abbiamo reagito, dunque, all'emergenza negli ultimi mesi? È "andato tutto bene", come si pronosticava quando si appendevano striscioni con impressi arcobaleni e mani di bambini sui balconi? Quando si cantava a squarciagola affacciati alle finestre, come se quella chiusura durasse pochi giorni e fosse una grande festa a discapito dei primi decessi? Siamo migliorati, come qualcuno prospettava?
Domande retoriche, risposte ovvie. Ma non troppo.
L'inverno (in senso figurato) è proseguito, anche durante e dopo l'estate. Assorbendone tutta la sua aura di positività. Lasciando spazio ad un'accezione negativa del termine "positivo".
È continuato con la curva dei contagi di nuovo in regolare crescita: si dava colpa ai ragazzi; a quei "benestanti" che – forse egoisticamente – non hanno voluto rinunciare alle vacanze estive prenotate. Gli stessi che, su territori internazionali e non solo all'interno dei confini italiani, non avrebbero evitato feste e festini in ville private, cercando di sfuggire ai controlli predisposti nei singoli Stati in base alle rispettive leggi e regole. E che, una volta tornati nel paesello, avrebbero continuato a bivaccare in prossimità dei bar. Raggruppandosi e confidando nelle conoscenze dirette. Sotto l'egida del "tanto a me non succede".
Poi le elezioni regionali, con le prassi solite. Nelle scuole, con i votanti in fila soprattutto nel corso di una calda domenica di metà settembre. Quando solo le mascherine e gli igienizzanti parevano essere un monito per i rischi da evitare; l'ultima coda di un periodo da dimenticare.
Le stesse scuole ricominciavano a vivere riempiendosi di bambini e ragazzi. Con i banchi separati e distanti si presumeva potesse esservi una certa sicurezza, rafforzata da pronunce ministeriali (risultate, col senno del poi, un po' altalenanti). E invece, nel contempo, le persone in fila per i tamponi aumentavano, nemmeno più proporzionalmente. Così come i malati, i ricoveri. I morti. Nella sola Italia, il 22 novembre risultavano esservi oltre ottocentomila casi attivi (contro i centomila registrati nell'aprile precedente).
Qualche "camice bianco" proseguiva nell'apparire in televisione: "il virus è clinicamente morto", "non ci saranno seconde ondate". Tutto smentito da altri colleghi; ancora. Quindi, con la complicità di certa politica e di mass media spesso poco chiari (volutamente o meno, non è dato saperlo), il dominio dell'ego di molti individui ha avuto palesemente strada spianata.
Un'escalation collettiva di incoerenza ha ingigantito quella che aveva fatto mostra di sé già da prima dell'estate. Genitori contro altri, anche nelle stesse famiglie, per lasciare i loro figli nelle aule o proseguire, nuovamente, con la Didattica a Distanza (ed annessi problemi sul funzionamento). Con conseguente strumentalizzazione di alunni, ravvicinati tra di loro per essere a favor di telecamera (sic) e ripetere mnemonicamente le tesi dei loro rispettivi tutori.
Persino le attività commerciali si vedevano costrette alla chiusura o all'apertura repentine a seconda di un nuovo "tricolore caldo" (giallo-arancione-rosso) e quotidianamente variabile, stabilito in base al calcolo di parametri mai del tutto limpidi per ogni Regione o parte di essa. O, più verosimilmente, dai capricci degli amministratori.
Nella confusione, si facevano largo negazionismi ancora più forzati sull'effettiva esistenza di un virus che continua a mietere troppe vittime, spesso sotto scafandri, senza respiro e contatti umani.
Medici che, dapprima "eroi", venivano accusati di negligenza, di essere parte e al servizio di una "dittatura sanitaria" (sic) e di avere comunque lo stipendio assicurato, contrariamente a tanti comuni mortali che non potevano e non possono permettersi nuove clausure totali.
Sotto la frenesia del "riaprite tutto" avversa al "chiudete tutto" da parte di un Popolo ancora più diviso di prima, nel Bel Paese (ma non solo) chi aveva potere decisionale non era (e non sembra essere) riuscito a trovare la proverbiale quadra, a dispetto dei tanti DPCM. La smentita del divide et impera, tra chi lamentava un sistema edittale e chi eccessivo permissivismo da parte dei governanti.
Questa la situazione in attesa dei toccasana: ossia fondi economici dall'Unione Europea in primis per venire in soccorso alle tasche dei contribuenti. Ma anche dei tanto ricercati quanto contestati vaccini, per la salute generale e per alleggerire la pressione ospedaliera (ricominciata nonostante le promesse – vanificate? – di nuovi reparti nei nosocomi e le nuove apparecchiature predisposte negli stessi).
Nell'immediato venivano erogati crediti con l'ausilio della tecnologia. Un'altra app che il cittadino avrebbe dovuto scaricare sul proprio telefonino: "Io". Mesi prima ne era stata pubblicizzata un'altra per il tracciamento onde limitare i contagi ("Immuni", n.d.r.). Ma il suo utilizzo non ha poi garantito i risultati sperati. In più, in tanti avevano profetizzato l'effettiva inefficacia della stessa, azzeccando quindi la previsione. Non tanto per questioni tecniche, però, quanto per il più classico dei pregiudizi: "il Governo lo fa per controllarci" (sic).
Pregiudizio che, per l'appunto, in questo caso è venuto meno: stavolta, infatti, si sarebbe guadagnato o risparmiato qualcosa di utile per fare compere. Bastava di conseguenza presentarsi fisicamente presso i negozi al fine di garantirne la sopravvivenza, specie prima delle festività. Ma incentivando, in questo modo, proprio quegli assembramenti e quelle file condannate (per ovvie ragioni) dallo stesso Stato. A margine, qualcuno aveva scaricato software sbagliati e parimenti a pagamento, lasciando credenziali a chissà chi, accecato com'era dal binomio "soldi gratis".
Tutto in virtù di una caccia spietata e competitiva ai regali per un Natale, vissuto in un tempo critico e drammatico su ogni fronte, che dovrebbe essere verosimilmente trascorso in famiglia. Sicuramente più povero e limitato, ma altresì autentico ed affettuoso. Come il vero "spirito" avrebbe voluto, visto che – nella tradizione – Gesù nasceva "al freddo e al gelo", in una mangiatoia, in una grotta, in compagnia di un bue e di un asinello.
Non certo di un iPhone, di una televisione e di una esclusiva PlayStation 5, magari tutto acquistato con apposite finanziarie e accendendo debiti letti, firmati e sottoscritti (dando in pasto ad ulteriori enti i propri dati personali). Men che meno in una baita in montagna, poco prima di inforcare paletti e sci.
Cambiano solo un po' gli scenari, i numeri sono più grandi; ma la Storia si ripete. Sarebbe ora di impararla, per tentare di... passare oltre?
Buone Feste.
Leonardo Mangini
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