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Coronavirus: “Momento disastroso anche per il settore moda”

Le dichiarazioni di Claudio Sinisi, Presidente Confcommercio di Andria

Saracinesche abbassate alla vigilia di Natale, rialzate tra qualche giorno e poi di nuovo giù. Nell'altalena tra la zona rossa ed arancione, la "botta" di fine anno la subiscono anche gli esercenti del settore moda, abbigliamento e calzature, dopo mesi di calo nelle vendite. Forse, qualche insegna neanche si accenderà più da gennaio. Non sono solo delle sensazioni ma ci sono situazioni certificate da stime di FedermodaItalia-Confcommercio che a livello nazionale calcola una flessione di fatturati delle imprese del settore pari ad oltre 20 miliardi di euro. Da un lato l'e-commerce, dall'altro la mancanza di cerimonie ed eventi, tanti i fattori che stanno facendo sì che i negozi del fashion siano meno frequentati degli anni passati. E poi c'è l'anticipo dei saldi di fine stagione che non ha contribuito a invogliare gli acquisti pre-natalizi.

"I consumi sono rallentati anche a causa della preoccupazione per le misure restrittive del Decreto di Natale. Così abbiamo perso anche le entrate della vigilia e perderemo quelle di fine anno. Senza parlare del fatto che molti hanno deciso di attendere i saldi che da essere vendite di fine stagione quest'anno saranno l'unico momento di introiti per molti commercianti. Saldi che dovrebbero partire il 5 gennaio in Puglia, giorno di chiusura perché in zona rossa!", osserva Claudio Sinisi, presidente Confcommercio di Andria. "Se il 2020 è un anno da dimenticare, questa fine d'anno è la botta finale anche per il settore moda. È vero che i negozi sono stati aperti ma qual è stato il loro giro d'affari da inizio stagione? Hanno fatto investimenti per approvvigionarsi di merce che non sanno se e quando venderanno. Forse qualcosa si muoverà nei saldi ma sarà sicuramente marginale. Così non si vive, per questo chiediamo che anche per il comparto del fashion il Governo preveda moratorie e ristori. Tutte le categorie stanno subendo le conseguenze disastrose di questa emergenza, le nostre imprese di vicinato sono quelle che stanno pagando forse il prezzo più salato della crisi e nonostante tutto si sono impegnate ad addobbare le vetrine, a diffondere ottimismo con un sorriso dietro la mascherina e ad adeguarsi alla situazione sbarcando sui social o utilizzando applicazioni per stare vicino ai propri clienti. Ma ora c'è bisogno di alto, ora servono concrete misure di sostegno alle perdite, altrimenti la situazione sarà difficilmente recuperabile", conclude Sinisi.
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