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Italia: Demografia e natalità

Supportare le nascite e accompagnare le famiglie

L'Italia si trova, oggi, a dover fare i conti con un consistente calo demografico, una realtà preoccupante nel presente, allarmante e drammatica nel prossimo futuro. Pertanto, affrontare il tema è già un valido contributo al problema; parlare in termini olistici è una necessità. Bisogna, infatti, coniugare, al tema la prospettiva etica, quella politica e quella statistica, in modo tale da provare a formulare e proporre strategie per lo sviluppo della demografia, soprattutto quando la natalità di un Paese raggiunge tassi che rendono non più sostenibile elementi fondamentali del sistema nel suo insieme, non solo quelli relativi al sistema pensionistico. Numerosi i fattori presi in esame e preziosi i contributi offerti dagli ospiti convenuti all'incontro "Demografia e natalità" nella XLIV Edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli. A moderare il dibattito Lorenza Violini, professoressa di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano.

Nel suo intervento di Gian Carlo Blangiardo, già presidente Istat, statistico e professore ordinario di Demografia, Università Milano Bicocca, ha dichiarato : «Stiamo perdendo popolazione per due motivi: il primo è perché molti se ne vanno, il secondo motivo è perché ci sono sempre meno nati. Puntare sull'immigrazione è utile ma non risolutivo; stando alle statistiche, per rilanciare la natalità bisogna sposarsi prima, fare i figli prima e farne tanti». Inoltre, «le conseguenze della denatalità sono diverse: problemi nei conti pubblici, nelle imprese e nelle famiglie. Insomma, non ci sono effetti positivi dalla denatalità e per quanto mi riguarda, dal punto di vista economico, segnali ed effetti positivi non si intravedono»: sono le parole di Matteo Rizzolli, professore di Politica economica, Università Lumsa. Mentre, Adriano Bordignon, presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, ha affermato: «Tale questione sta compromettendo il futuro del nostro Paese. I giovani sono sempre meno coraggiosi e sempre più cauti e prudenti. Bisogna cambiare la prospettiva e ciò è possibile attraverso un'alleanza strutturale per sostenere le famiglie».

Giuseppe Zola, vicepresidente Associazione Nonni 2.0, ha affermato: «I nonni hanno un ruolo importante nel trasmettere la storia e la tradizione del nostro Paese. C'è un lavoro positivo che dobbiamo svolgere, ossia essere testimoni del fatto che metter su famiglia è una delle esperienze di realizzazione personale e sociale». Nelle conclusioni Eugenia Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, ha dichiarato : «In Italia siamo sostanzialmente all'anno zero in merito alle politiche per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. Il calo demografico investe praticamente tutti, in ogni parte del mondo, e questo deve farci riflettere molto. Il clima culturale antinatalista, che regna da troppo tempo, ha provocato quello che oggi stiamo vivendo. Pertanto bisogna continuare a fare ciò che già abbiamo iniziato: sostenere le famiglie con i figli implementando l'assegno unico crescente per famiglie con più figli, finanziare le attività per i bambini e supportare i genitori senza il rischio di dover lasciare il lavoro. Insomma, tanto è stato fatto, ma la strada è ancora lunga».

Dunque, un corpo sociale che rinuncia a mettere al mondo dei bambini è un corpo che non crede né investe nel futuro. Avere a cuore la natalità, probabilmente, è tra le più importanti missioni per cui spendersi, in quanto la natalità è davvero un'urgenza in un inverno demografico. Affinché l'esistenza umana continui ad essere un'amicizia inesauribile è bene che ci sia innanzitutto la promozione della vita, che si esprime, soprattutto, con il mettere al mondo dei bambini; persone che vivranno, cresceranno e costituiranno amicizie inesauribili.
  • Meeting per l’amicizia tra i popoli
  • Rimini
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