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Un Paese di Poesia

Canosa e lo spirito di appartenenza

i giovani partono sulle vie dell'avvenire abbandonando i loro affetti e il loro luogo natio.

L'allontanamento dal paese d'origine visto da una prospettiva inedita che ci aiuta a guardare e a riscoprire le nostre radici con altri occhi. "I vostri figli non sono i vostri figli sono la freccia scoccata dal vostro arco che viaggia verso l'infinito…" così recitava il poeta libanese-americano Gibran a proposito della fuga dei figli che partono verso altri lidi alla conquista del mondo. Ed è con questo drammatico e struggente pathos che la gente del sud spesso si trova a rivivere e a ripercorrere il sentiero della diaspora che si perpetua inesorabile specie nei paesi a forte indice migratorio da dove i giovani partono sulle vie dell'avvenire abbandonando i loro affetti e il loro luogo natio. Nella società del terzo millennio sono sempre più numerosi quelli che spinti dal desiderio di confrontarsi con nuovi orizzonti esistenziali si ritrovano a vivere sulla propria pelle l'esperienza della lontananza. Lontananza dalla propria terra d'origine, dai propri affetti, dai profumi e dai colori fissati nell'anima in modo indelebile. Lontananza da una fitta rete di relazioni che danno corpo e sostanza al termine "appartenenza".

Che si tratti di una scelta forzata, resa necessaria da una mancanza di prospettive, o che sia frutto di progettualità, il distacco dalle proprie radici non è mai un passaggio indolore. Il taglio del cordone ombelicale, la gioia di una realizzazione conquistata fuori le mura è inesorabilmente accompagnata da un retrogusto amaro che si ripresenta ogni qualvolta ci guardiamo indietro o lasciamo correre il pensiero nei meandri della memoria sulle tracce dei tempi e dei luoghi passati che non riusciamo a dimenticare. Ed è allora, nostro malgrado, che riscopriamo che nessuna pianta può vivere a lungo se le si recidono le radici perché è proprio da lì che traiamo linfa vitale per mantenere in vita la nostra identità. E se pure viviamo lontano o ci ritroviamo a vivere e sperimentare forme di "nomadismo" ci sono luoghi e paesaggi che porteremo sempre con noi, impressi nella nostra mente e nel nostro cuore. Allo stesso tempo però l'esperienza della lontananza ci aiuta a guardare la nostra terra ed il paese nel quale siamo cresciuti da una prospettiva inedita aprendo gli occhi a nuovi scenari e restituendoci la capacità di riconoscere quello che di bello e autentico è radicato nelle nostre origini per poterne preservare quel tanto che serva a mantenere in vita i valori fondanti della nostra ineludibile appartenenza.

La nostra terra ci ha lasciato in dono tesori nascosti ma inestimabili che se custoditi con cura possono diventare un antidoto efficace contro il rischio sempre incombente dello sradicamento e contro la crescente disaffezione verso la realtà con la quale tanti giovani oggi si trovano a fare i conti. Certo, in una società complessa come quella che viviamo, la scommessa dell'appartenenza si fa più ardua e impegnativa. Ma forse l'unico modo per vincere la partita è comprendere che la nostra identità si trova esattamente al crocevia dei molteplici luoghi e territori che attraversiamo nel quotidiano e che danno vita a configurazioni nuove ed originali. Solo in questo modo la riscoperta delle proprie radici e la fedeltà ad esse, anziché rappresentare un ostacolo sulla via dell'affermazione può essere interpretata dai giovani come una preziosa risorsa oltre che un sentimento di vibrante riconoscenza e di mero atto d'amore verso la terra che ci ha dato i natali.
Sante Valentino
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