Nonna Rosetta. <span>Foto Peppino di Nunno</span>
Nonna Rosetta. Foto Peppino di Nunno
Vita di città

In memoria di mamma Rosetta!

Le manine laboriose cantate al pronipote

Addio alle madri novantenni.
"Le manine laboriose" cantate al pronipote.


Affidando alla Madre Celeste e a Dio Padre della Misericordia la vita di mia madre Rosetta Mastrapasqua di 91 anni, noi figli Pasquale, Peppino, Grazia, Rosanna, porgiamo il saluto filiale e la preghiera, rendendo omaggio alle nostre madri novantenni che dal '900 ad oggi sono state testimoni di storia, di amore, di dedizione, di istruzione, di fede cristiana. Quando eravamo povera gente nel primo dopoguerra sono le madri che hanno lavorato con le braccia e con la schiena a lavare, a lavare i grandi teli di juta nella tinozza zincata rettangolare, "la gàvete" con la liscivia, "la lessóve", come scrivo nei ricordi d'infenzia di mia madre a pag 89 del libro "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino". Sono le madri che con le mani impastavano il pane di notte per farlo lievitare con il lievito madre, "u crescénde", che richiedeva ore per il primo forno o per impastare nella notte della vigilia di Natale la focaccia del "calzone" che papà portava poi dal forno fino all'epoca in cui noi figli ci siamo sposati. E quelle mani "cu taccatóne" in testa, dopo aver impresso una croce con la rasola di ferro su ogni pagnotta, baciavano il pane in un rito del pane quotidiano.

Sono le mani che curavano gli animali nel cortile e aiutavano le uova a schiudersi quando nascevano i pulcini e aiutarono con i secchi d'acqua a spegnare l'incendio nel pagliaio e aiutavano il marito carrettiere alla partenza di notte del carretto per i campi, come mamma faceva già da ragazza a suo padre Peppino Mastrapasqua. Sono le mani che da ragazza nella Chiesa della Passione, erano addette riservatamente alla vestizione dell'Addolorata, cui cospargeva l'albume d'uovo sul volto e sulle mani. Sono gli occhi delle madri che hanno incontrato Padre Pio nel 1937, quando tu, mamma, avevi dodici anni viaggiando sul carretto di tuo padre per cinque giorni. Ora quegli occhi si sono spenti di luce da diversi anni, ma sono illuminati dalle mente e dallo spirito.

Sono le mani delle madri che lavoravano ai ferri ed erano sarte, avendo appreso taglio e cucito dalle suore; la mamma si tagliò da sola e si cucì l'abito bianco da sposa nel dopoguerra del 1946. È l'artigianato familiare delle nostre madri del '900 che facevano i dolci di Natale e di Pasqua, che cucinavano, cucivano a macchina con la Singer e ricamavano, e pregavano e curavano assistendo in casa il suocero, nonno Pasquale Di Nunno che ricordo e sua madre Rosa novantenne, che chiedevi sul letto di sofferenza prima del giorno della morte. Sono le madri che allestivano il Presepe in casa e da lei, maestra presepistica, ho appreso l'arte e la dedizione dei presepi che poi ho curato nei progetti formativi da Scuola da maestro. A Scuola sei venuta nel 2009 nel congedo di pensionamento, in quella fotografia di pagina 261 del libro del Dialetto canosino. Sono le mani che hanno cantato e insegnato al pronipote di Torino, Emanuele, incantato a tre anni imitando il linguaggio mimico, il canto delle manine laboriose che sanno fare tante cose:

"Le manine laboriose quante cose sanno far!
Le ditine industriose mai non cessan di lavorar.
San cucire, san stirare,
san lavare ed asciugar,
sanno battere le manine
e poi vanno a riposar".


Sono le madri che hanno messo al mondo cinque figli, quando si nasceva in casa e anche in ospedale, dove fosti accompagnata a braccio da papà di notte, salendo lo "scalone del Carmine" e affrontando il travaglio del parto, rischiando la vita nel 1959 con la protezione di Sant'Anna rimasta impressa nel nome della sorella Rosanna. Ma un fratellino, Antonio, morì per influenza tra le nostre lacrime. Sono le madri che non hanno potuto viaggiare a Barletta per proseguire gli studi dopo la Licenza Elementare, che hanno continuato fino a 90 anni a studiare e conoscere e che hanno voluto che noi quattro figli proseguissimo negli studi fino all'Università. Noi figli diciamo: "grazie mamma!", "grazie papà!" per averci mantenuto negli studi, educandoci al sapere, alla conoscenza, ma anche alla virtù cristiana, con la formazione nell'Azione Cattolica e nel servizio in Chiesa e al bene comune.

Le madri diventano poi nonne e accudiscono ai nipoti a cui lasciano anche il nome e tu l'hai chiamata, "Marirosa!" e lei è arrivata e con i quattro figli al capezzale ha guidato la preghiera della coroncina della divina Misericordia congiuntamente alla preghiera di Sant'Ignazio di Loyola, "anima di Cristo, santificami .... nell'ora della mia morte chiamami" evocata da tua sorella Concetta. Nel letto della sofferenza acuta in ospedale, hai evocato la parole di un proverbio in dialetto: "'n bevénze" , a richiamare il valore di volersi bene in vita. I tuoi dolori diffondono il lamento fino ai corridoi. È il mistero della Croce, di quel grido di Gesù prima di spirare, che risuona come un big-bang infinito tra cielo e terra. La morte non è solo la fine, ma è anche testimonianza e la morte delle madri novantenni è la testimonianza di un secolo e la morte di una madre è il distacco infinito del cordone ombelicale che lega i figli al grembo materno.

Nel saluto della vita hai pregato, cara mamma, con don Nicola e con don Felice, a cui hai detto "che tu sia benedetto! Amen!". È un'espressione dell'anima del popolo del '900 in dialetto: "vu jésse benedìtte!. Ora sulle tue spoglie esanimi è la mano del Sacecerdote e della Chiesa che benedice te e affida te al regno dei cieli, dove riconquisti la luce degli occhi che avevi perso da anni, sostenuta dalla fervida memoria e luce della mente, dove riportavi a memoria canti, filastrocche, preghiere come il Cantico delle Creature recitato senza pausa a 90 anni. Come le donne del '900 hai voluto presentarti in Chiesa al Signore con la veletta nera sul capo. Laudato sii o mio Signore con tutte le tue creature e con la creatura della mamma che ci hai dato e che ora hai chiamato e hai portato nel regno dei cieli, E così sia!

In memoria di mamma Rosetta,
Peppino Di Nunno
Canosa di Puglia, 26 giugno 2016
La Redazione di Canosaweb si unisce al dolore che ha colpito la Famiglia Di Nunno ed esprime le più sentite condoglianze per la perdita della cara ed insostituibile mamma Rosetta.
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