Nonna Nina, Anna Forina, di 94 anni
Nonna Nina, Anna Forina, di 94 anni
Stilus Magistri

La tavola delle anime dei Morti

Nonna Nina racconta la calza

È la sera di Ognissanti.
Nella tradizione religiosa e culturale della notte tra il 1 e il 2 Novembre le anime dei defunti visitavano le case portando dei doni ai bambini, in un legame di affetti e di preghiera tra viventi ed estinti. Nonna Nina, Anna Forina, di 94 anni, racconta con meraviglia la preparazione della tavola con pane, vino, melagrane, fichi secchi e calze vuote. Lei e la madre provvedevano di notte a riempire le calze e al mattino esclamavano con stupore: "neh! uì jò vère! Òne venéute! U prìsce li uagnèune" (guarda, è vero! Sono venuti! Che gioia i bambini!). L'abbiamo incontrata nonna Nina affascinati dai suoi lucidi ricordi di vita vissuta nel '900 nei pressi della Chiesa del Carmine di Canosa di Puglia(BT).

Nelle radici della cultura dell'Italia meridionale abbiamo ricevuto una sapiente letteratura di Andrea Camilleri dalla dottoressa Angela Valentino e dall'avvocato. Enzo Princigalli, di cui riportiamo uno stralcio, che faccia meditare l'invasione di Halloween, presentata in maniera snaturata, dove si confonde la Morte con i Morti e gli Spiriti macabri che si levano dalle tombe con le anime dei Morti che scendono sulla terra dal Purgatorio e dal Paradiso. Sono le anime dei Morti ad essere evocate nel proverbio dialettale canosino: "l'àneme del li Murte / annéuce ca pùrte" in uno scambio di doni in cui i bambini bussano alle porte di parenti e amici. Nell'oblio del tempo e nell'eclisse dell'umano, oggi in TV si giustifica persino che le rappresentazioni scheletriche degli Spiriti di Halloween hanno la funzione psicologica ai bambini di.... liberazione dalle paure! Povera psicologia e povera Pedagogia! Povera poesia di Ugo Foscolo! Povera Filosofia! E povera Religione cristiana! E poveri Defunti! E povera Archeologia degli Ipogei della Daunia in Canosa, dove non troviamo immagini di terrore, ma corredi funerari di arte, gioielli e banchetti in condivisione del Defunto. Nella Sicilia di Camilleri al posto della calza della nostra terra foggiana, compare un cesto di vimini per il dono dei Morti. Da Anna Piano riceviamo foto delle calze dei morti che popolato le bancarelle di Foggia.

Andrea Camilleri e il Giorno dei Morti.
«Quel filo che lega la nostra storia personale a chi ci ha preceduto»
Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c'era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d'occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d'arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c'erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all'alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l'avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo in casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall'aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti "dei morti": marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, "rami di meli" fatti di farina e miele, "mustazzola" di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un'affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l'albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e "stampato", come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

Grazie sapiente Camilleri!

A Canosa di Puglia Nonna Nina con i suoi sapienti 94 anni racconta la tavola della notte di Ognissanti. Il video curato da Sabino Mazzarella è pubblicato su youtube. https://youtu.be/dS9_NWNusqc

La tavola dei Morti nel Veneto
E la tavola dei Morti la riscopriamo con i miei figli trapiantati nel Veneto, che ci trasmettono una nota di cultura di Luca Zaia, Governatore della Regione Veneto: "In ogni famiglia, inoltre, si preparava "IL PIATTO DEI MORTI" con castagne, dolci, marroni, fave, e lo si lasciava sul tavolo o sui davanzali come dono per le anime. Raccontate questo ai piccoli, è un patrimonio di identità, cultura e tradizione che non va perduto!". Infatti nella cultura contadina veneta, come riporta Alberto Botton da Padova, dopo aver deposto il lumino sul davanzale della finestra, a notte fonda, la credenza popolare vuole che si vedano proiettate le ombre dei morti che in quella notte girano in processione, fermandosi nelle famiglie di origine. Questa credenza era così radicata che in quella notte si lasciava la tavola imbandita con l'immancabile vino e pane dei morti, chiamato a Triste, Gorizia e Udine "pan dai muartz" (pan dei morti).

Tutto il mondo è paese! anche nella tavola del grano e del pane dei Morti nella notte del 2 Novembre. Peraltro sono cibi sani che invitano le nostre tavole a produrli in casa, in osteria, liberi dalle multinazionali dei dolciumi. Buona tavola dei Morti sui sentieri contadini dal cesto di Camilleri in Sicilia, alla calza di nonna Nina in Puglia, al Veneto con le zucche delle "lumère". A tavola di notte e di giorno con le anime dei Defunti!
Maestro Peppino Di Nunno
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