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Chiesa di Santa Lucia:ricorre il 60° anniversario del titolo

La festa nel Rione Castello

Nella sera del 12 Dicembre, vigilia di Santa Lucia, si accende il falò davanti al sagrato della antica Chiesa di Santa Lucia, che appartiene al patrimonio cittadino, alla gente di Canosa. La voce dei padri, tramandata nel passaggio generazionale, evoca la filastrocca popolare in dialetto: "la fanòve a sanda Lucioje / a Natèle trìdece dòje", "la fanòve a Santa Lucia, a Natale tredici giorni". L'abbiamo evocata negli anni scorsi nella Scuola Primaria, denominata in origine nel 1965 "2 Circolo Didattico Santa Lucia", con il falò con docenti, bambini e genitori nel giardino in una festa che fa cultura e formazione e gioia di stare insieme. E' stata anche l'occasione per far comprendere la radice latina del dialetto "dòje" dall'etimo dies, che si ritrova anche nella merenda del "buon dì" al mattino. E' stato anche il saluto dei successivi incontri con i bambini a Scuola, da maestro in pensione e al servizio volontario. Ma dopo il falò si gustano le pettole fritte e i dolcetti "gli occhi di santa Lucia", tarallini ricoperti di glassa, di radici di dolcetti svedesi "luskatter". Tutto il mondo è paese dalla Svezia alla Puglia. Era la tredicina a Santa Lucia, festeggiata quest'anno dall'Ambasciata di Svezia a Roma, a Milano, a Torino, a Siracusa e da cui ricevemmo un messaggio istituzionale di condivisione. Quest'anno 2019 ricorre il 60° Anniversario del titolo della Chiesa di Santa Lucia, di cui riscopriamo e riportiamo il documento storico.

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 19 ottobre 1959, n. 1022
Riconoscimento, agli effetti civili, della erezione della parrocchia di Santa Lucia, in rione Castello del comune di Canosa di Puglia (Bari). (GU Serie Generale n.296 del 7-12-1959)

N. 1022. Decreto del Presidente della Repubblica 19 ottobre 1959, col quale, sulla proposta del Ministro per l'interno, viene riconosciuto, agli effetti civili, il decreto dell'Ordinario diocesano di Andria in data 15 marzo 1959, integrato con dichiarazione del 9 maggio 1959, relativo alla erezione della parrocchia di Santa Lucia, in rione Castello del comune di Canosa di Puglia (Bari), e viene riconosciuta la personalità giuridica della Chiesa omonima, sede della parrocchia stessa.

Visto, il Guardasigilli: GONELLA
Registrato alla Corte dei conti, addi' 30 novembre 1959
Atti del Governo, registro n. 122, foglio n. 81. – VILLA

Ma è opportuno anche conoscere e valorizzare la precedente denominazione della Chiesa dell'800, detta "CHIESA DEL PURGATORIO", il cui titolo non è stato riportato nel pannello esterno sul sagrato della Chiesa, che omette, scavalca più di un secolo e rimanda alla Cappella di San Teodoro del 700: Abbiamo letto il titolo della Chiesa del Purgatorio nel 1999, salendo sul Campanile e leggendo la Campana maggiore del 1861. L'abbiamo riscoperto nel manoscritto dell'Archivio Diocesano di Andria con il timbro della ECCLESIA CURATA PURGATORII CANUSII APULIÆ. L'abbiamo ritrovato nella toponomastica di Piazza Purgatorio, Salita Purgatorio e Vico Purgatorio, che resta come suggello cittadino. Ma posando i nostri passi in Chiesa e levando il capo leggiamo l'iscrizione:

PARROCCHIA S. LUCIA GIA' DEL PURGATORIO - 1959.
Sono trascorsi 60 anni, ma è viva la tradizione in un rione antico che va salvato, custodito e tramandato, sulla colle storico dimenticato nel toponimo dei QUARANTA MARTIRI, consegnato dall'ANCRI BAT Canusium con sapiente condivisione del Sindaco Roberto Morra. Il titolo va collocato all'inizio del Borgo dove resta come sentinella la Rocca illuminata, che saluta gli emigranti quando ritornano in paese dal Nord.
Lo abbiamo ritrovato nelle ricerche filologiche nel testo dell'Abate Damadeno: "castrum Regionis Sanctorum Quadraginta, ut etiam hodie, illaesum mansit", (il castello del colle dei Santi Quaranta, come è ancora, rimase illeso", riferendosi alla invasione distruttiva dei Longobardi del 588.
Oggi il Castrum non è più illeso, ma illesa deve restare la memoria storica e culturale del Colle del Borgo Antico, dove era situato il paese con la sede del Comune detta Decurionato.
Come scrive il Prof. Giuseppe Morea, descrivendo il borgo del Castello nel censimento del 1694 da un funzionario di Napoli: «Vi erano inoltre due maestri di scuola, un dottore fisico, uno speziale di medicina, tre barbieri due sarti, quattro « scarpari », un fabbro, due « mae-stri d'ascia », un macellaio, un pizzicagnolo. Buona parte delle donne andavano in campagna con i mariti. Dormivano in massima parte su materassi di lana, gli altri su sacconi di paglia. Di animali ve n'erano 4". Ma quest'anno 2019 davanti al falò c'era anche un asino vero, simbolo della civiltà contadina e della operosità e mansuetudine che deve contrassegnare la nostra gente. Dalla mia schiena socialmente logorata e posata sul letto, ricevo in diretta dall'amico corrispondente Antonio Carbone le foto della schiena d'asino che porta come bisaccia i doni ai bisognosi dinanzi al falò.
Alla vigilia in Chiesa con il Parroco Don Carmine Catalano cantavano i bambini piccoli della Scuola dell'Infanzia Giuseppe Mazzini.
Dal canto dei piccoli, dalle mani dei lavoratori, dai passi degli anziani, dal cuore dei fedeli, dalle pietre antiche della salita ai Mulini che si apre domani mattina prima dell'alba, Buona Festa di Santa Lucia.
Buon compleanno Chiesa di Santa Lucia e buona Festa al paese.
Auguri a Lucia e noi diamoci luce l'un l'altro in attesa della Luce di Betlemme.
Maestro Peppino Di Nunno
Foto a cura di Savino Mazzarella
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