GENOCIDIO ARMENI
GENOCIDIO ARMENI
Crepuscolo letterario di Luciana Fredella

Nella Terra del Terrore:Il martirio dell’Armenia

La parola a Carlo Coppola

Dal 2000 con l'istituzione della Legge n.211, il 27 gennaio si celebra La giornata della memoria al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Per questa ricorrenza in ogni luogo si svolgono eventi, commemorazioni e rappresentazioni rievocative, abbiamo deciso insieme alla Redazione di CanosaWeb di focalizzare l'attenzione su un altro genocidio, altrettanto orrendo e ugualmente oltraggioso dei diritti umani: il genocidio degli armeni. Per la rubrica "Crepuscolo Letterario" di Canosaweb ne parliamo con Carlo Coppola curatore della versione italiana di Nella Terra del Terrore – Il martirio dell'Armenia di Henry Barby edito da LB Edizioni.

Lei da molto tempo è impegnato nella diffusione della conoscenza della cultura armena. Purtroppo come accade per moltissimi casi di violazione della Dichiarazione Universale dei diritti umani (DUDU) nel mondo, il genocidio degli armeni continua ad essere pressoché sconosciuto. A suo parere è volontà dei governi tacere su tali atrocità oppure si tratta solo di una carenza storica? Innanzitutto sento di ringraziare lei e CanosaWeb per l'interesse mostrato nei confronti di questa tematica che spesso sfugge al novero di quelle su cui converge l'interesse del grande pubblico. Quando ho iniziato ad occuparmi della causa armena - nel lontano 2001 - su questo argomento le informazioni erano poche. Scarsa la bibliografia. Pochi addetti ai lavori e i testimoni diretti di seconda generazione avevano poca voglia di parlare. Affrontare l'argomento era al limite del complottistico e gli attenzionamenti da parte delle autorità turche erano all'ordine del giorno. Si trattava di un argomento elitario che fino a quel momento era stato diffuso solo da alcuni storici e sociologi protestanti americani attraverso studi per lo più sociologici ed etno-antropologici. Sarebbe lungo, e temo noioso per i suoi lettori, fare qui la storia della ricezione del genocidio armeno in Italia. La causa armena fino alla fine degli anni '90 ha avuto la sfortuna di essere sostenuta da personalità politiche molto scomode o antipatiche. In realtà in Italia l'argomento era ben noto sin dal 1916. I primi tre a parlare apertamente del genocidio armeno in Italia furono tre personalità molto diverse tra di loro: Benito Mussolini, Gramsci, e Bartolo Longo. Il primo si era occupato della causa armena negli anni giovanili, dopo aver conosciuto in Svizzera una serie di fuoriusciti armeni tra cui Costan Zarian, ed altri soggetti vicini alla Federazione Rivoluzionaria Armena, un partito socialista rivoluzionario. Mussolini fu anche tra i primi in Italia ad parlare della prima parte del genocidio armeno, quella in assoluto meno conosciuto, le repressioni amidiane (1894-1897). Gli stessi avvenimenti interessarono anche il poeta e critico italiano Giosuè Carducci che ne parla in una sua poesia, poco nota, intitolata "La Mietitura del turco". Il secondo, Antonio Gramsci, ne scrisse per la prima volta l'11 marzo del 1916, sul "Grido del popolo". Qui dedicò un articolo a quello che accadeva "in diretta" e dove sottolineava come quei massacri avessero una portata globale, cause e conseguenze ben superiori all'immaginabile. Ultima posizione in ordine di tempo è stata quella espressa nel 1922/23 da Bartolo Longo fondatore del Santuario Mariano di Pompei. Possiamo ben immaginare che dietro la figura di questo benefattore vi fosse l'impostazione di un eccellente sacerdote cittadino di Canosa, il venerabile Antonio Losito. Bartolo Longo in un librettino intitolato "La Madonna di Pompei e gli Armeni", oggi introvabile - ma di cui ho preparato una edizione critica con apparato sinottico e note esplicative - In questo testo esamina l'intera vicenda, ricorda il clero armeno cattolico da lui conosciuto a Pompei, di cui molti sacerdoti e vescovi caddero martiri e ripercorre la strada della devozione mariana in Anatolia e in tutta l'Asia minore, e con scrupolo giornalistico esamina le circostanze e i casi di martirio. Insomma in Italia si è sempre parlato di questo argomento, ma semplicemente non andava di moda. Anzi probabilmente per i nostri nonni e bisnonni questo argomento era molto più attuale che per noi.

La memoria è importantissima per la storia di un paese, e talvolta dedicare una giornata alle celebrazioni diventa lo strumento più idoneo per tramandare tali eventi, tuttavia in Italia sono poche le città che hanno riconosciuto il genocidio degli armeni e non in tutte, il 24 aprile si effettuano commemorazioni. È come se la Shoah sia l'unico Olocausto importante. Cosa sarebbe necessario fare per ricordare tutti i genocidi provocati dalle guerre nel mondo?Le sarò molto sincero. Personalmente ho imparato a smitizzare tutto quello che può costituire "retorica celebrativa". Quando posso evito di intervenire a manifestazioni specifiche in occasione della commemorazione, tanto della apertura del campo di Auschwitz-Birkenau, quanto del 24 aprile, giornata tradizionalmente indicata come inizio del genocidio armeno. La memoria a mio avviso deve essere quotidiana, dobbiamo essere felici di poterne parlare apertamente perché questo significa che quel male non ha trionfato, che le azioni genocidiarie sistematiche non sono riuscite. Non saprei però se sono le guerre a provocare i genocidi o meno, sta di fatto che abbiamo dovere di lavorare per scongiurare le occasioni di odio tra i popoli, di rivalsa tra gli esseri umani, sempre e comunque. Per farlo dobbiamo iniziare dal nostro piccolo, dalle nostre famiglie, dai nostri amici, dai nostri paesi. Io credo che per andare d'accordo nel mondo possa bastare davvero così poco, non dico che tutti si debbano amare, cosa certamente complessa alla quale non sempre tutti sono disposti. Ma dobbiamo lavorare perché il seme dell'odio non attecchisca, dobbiamo essere in grado di risolvere i nostri piccoli e grandi conflitti fra pari. Tutti i tipi di contesa, e quindi di conflitto, hanno alla base delle rivalse, dei motivi per cui la gente non dorme la notte e per tante generazioni e rimugina sul "male" ricevuto, sul torto subito. La pace nasce dall'essere rispettosi dell'altro. Servono buon senso ed educazione, per curare le paturnie personali, leggi giuste e giuste applicazioni per affrontare quelle collettive. Quindi per prevenire i genocidi iniziamo col partire dalla corretta visione della realtà del vicino. Servirebbero meno giornate della memoria e più giornate dell'educazione e della gentilezza. Se fossimo più educati e corretti tra di noi non ci sarebbero mai nefandezze da dover piangere.

Leggendo le motivazioni che hanno indotto alla creazione della DUDU, non riesco a non pensare che il precursore di tale Dichiarazione sia stato Gesù Cristo. È un'impressione sbagliata? Mi fa molto piacere che lei stia citando un documento così importante, e di cui lo scorso dicembre abbiamo festeggiato i settant'anni - come lei stessa ci ha informato in un dotto articolo su Canosaweb. Certamente la prima religione che ha avuto un impatto rivoluzionario in tal senso è stata proprio quella cristiana. "Ama il prossimo tuo come te stesso" è un comandamento "sconcertante, scandaloso" ancora nella nostra epoca, che spesso confligge con il concetto hegeliano di Nazione… Ma superando cronologicamente la figura del Cristo stesso, mi vengono in mente la ricezione del personalismo cristiano in epoca medievale e moderna da Giovanni Duns Scoto e i filosofi novecenteschi Jacques Maritain, Romano Guardini. Da parte laica fondamentale è, invece, la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 26 agosto del 1789, primo vero documento della Rivoluzione Francese. In esso si stabiliscono i principi moderni su cui dovrebbe basarsi l'umanità, coerente e solidale con la propria natura. Inoltre sento il dovere di sottolineare che la Repubblica d'Armenia organizza da anni un forum internazionale di studi sul DUDU e sulla sua principale applicazione. Si tratta del Forum Globale Contro il Crimine di Genocidio in cui viene celebrata la Convenzione delle Nazioni Unite sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio, votata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 217A. Lo scorso dicembre a Yerevan, capitale dell'Armenia, si è svolta la terza edizione del forum che si occupa dello studio di tale risoluzione e del monitoraggio di ciò che avviene nei vari paesi. Per chi fosse interessato rimando al blog del Centro Studi Hrand Nazariantz, dove è possibile leggere il discorso molto interessante tenuto dal Ministro degli Esteri Zohrab Mnatsakanyan in apertura dei lavori dove si tracciano motivazioni, principi e attese da quel documento ad oggi.
(https://centrostudihrandnazariantz.blogspot.com/2018/12/il-ministro-facente-funzioni-zohrab.html)

In Italia ultimamente si stanno verificando episodi di violenza e di razzismo che non hanno nulla di umano e pare che l'odio stia prevalendo sul buon senso e sulla storia. A suo parere ci stiamo avviando verso un nuovo genocidio? La riflessione sulla violenza razziale è uno di quei temi i cui esiti vanno tenuti sempre costantemente sotto controllo. Dal mio punto di vista non dobbiamo solo punire tali atti ma analizzarli e chiederci perché avvengano. Se non lo facessimo, e ne sminuissimo la porta bollandola solo come dovuta all'ignoranza, forniremmo un grave alibi. Inoltre la nostra società andrebbe contro la sua prerogativa di società educante. Se venisse meno a questa prerogativa, si continuerebbe a generare un cortocircuito di malcontento sempre più diffuso nelle fasce di popolazione che agiscono - per così dire - "di pancia". Talvolta i fenomeni di razzismo sono altrettanto strumentali quanto quelli ingenerati da chi specula sull'accoglienza a tutti costi. È chiaro che se accogliere è diventato un mestiere che muove un'economia, altrettanto si può dire per il razzismo contemporaneo. Entrambi sono ingenerati da pesanti interessi che, spesso, sono gestiti in maniera attenta e scrupolosa da chi sfrutta la persona umana. Le parlo da insegnante delle scuola per adulti. In questi giorni stiamo assistendo a fenomeni di "sciopero", da parte di utenti stranieri che vivono in comunità e che rifiutano di venire a scuola convinti di farci un dispetto, poiché la loro comunità di accoglienza ha tolto loro il servizio Wi-Fi domestico. E ancora se un immigrato entra in Italia senza documenti affermando di avere una determinata età, fa convergere qui la sua famiglia, sforna ogni anno un figlio, tutto a spese dello stato italiano e, cinque anni dopo, prima di ottenere documenti definitivi dichiara di avere 10 anni in più rispetto a quella che ha dichiarato precedentemente, e di avere un nome completamente diverso da quello precedentemente indicato, evidentemente nel sistema di accoglienza c'è qualcosa che non va. Chi specula su questa situazione, il migrante è solo l'ultimo a beneficiare di tale situazione, e certamente non il principale. Certo nulla giustifica il razzismo ma qualcuno certamente percepisce questi accadimenti come ingiusti, e l'ingiustizia - o ciò che si ritiene essere tale - è psicologicamente alla base di qualsiasi forma violenza. Personalmente temo che queste falle del sistema, volute o meno che siano, portino a manifestazioni sempre più evidenti di odio. Le leggi per una corretta convivenza ci sono, attuiamole senza scappatoie di comodo.

Lei ha lavorato come insegnante in diverse città. Cosa ha notato di diverso nei ragazzi rispetto al secolo breve? Cosa ha visto durante queste esperienze? Certamente la generazione dei quarantenni - cui appartengo io - non conosceva l'istituzionalizzazione scolastica di queste tematiche. Solo i docenti più sensibili, lontani dalle speculazione ed imposizioni di parte, arrivavano al cuore degli alunni. Chi si interessava direttamente a questi argomenti faceva ricerca e ascoltava direttamente i testimoni. Oggi noi abbiamo il problema inverso: l'iper informazione che spesso non informa veramente, ma replica e scimmiotta il già visto, il già sentito e lo paluda con lacrime di retorica. Al livello didattico, a ben guardare, ne sappiamo quanto ne sapevano venti anni fa, forse anche meno. Gli alunni, se ben guidati, recepiscono con attenzione e sono sensibili a questi argomenti in qualunque parte del mondo. Poi ovunque c'è chi per spirito di contraddizione cerca la strada della disobbedienza e anche lì sta a noi docenti ricondurre gli alunni alla comprensione, con delicatezza e fermezza, utilizzando di una pedagogia che spieghi e stigmatizzi "l'errore". Il problema risiede piuttosto in noi insegnanti e nella qualità delle nostre proposte educativa. Come in tutto, se una cosa deve essere fatta, che la si faccia con verità e autenticità e, sopratutto, senza sotterfugi e lontani dalle strumentalizzazioni. Guai se iniziassimo a dividerci anche sui contenuti da veicolare o pretendessimo di fare campagna elettorale, come purtroppo talvolta succede, soprattutto in questi giorni. Non saremmo un esempio credibile. Le porto soltanto un esempio di quello che dico. Alcuni mesi fa una collega docente, mi ha contattato per organizzare una giornata di memoria del genocidio armeno. Con piacere, come sempre, ho accettato e alla fine, dopo suggerimenti e scambi di email, nel momento in cui ho chiesto che intervenissero direttamente i testimoni di seconda generazione della comunità armena barese e si stilassero un comunicato stampa dell'iniziativa e una locandina, mi è stato risposto che ci si trovava in una scuola, che andavano interpellati anche genitori e che alcuni non erano d'accordo che si parlasse del Genocidio Armeno. A quel punto avendo fiutato che sotto vi era qualcosa di poco chiaro, confrontatomi con gli amici della comunità armena barese, ho preferito, per la prima volta in 15 anni di divulgazione, declinare l'invito, memore del motto evangelico "Se qualcuno non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri calzari."

Il 25 gennaio scorso è stato il 57° anniversario della morte di Hrand Nazariantz. Una domanda personale: come ha scoperto Hrand Nazariantz, e cosa l'ha attratto del poeta armeno? La mia scoperta della figura del Poeta Hrand Nazariantz nasce dalla mia frequentazione del "Centro studi storia storia ed arte" di Conversano che contiene un ampio archivio di documenti e lettere del poeta. Posso dire che la mia attrazione verso questa ieratica figura della generazione dei miei bisnonni, è stata prima spinta dalla curiosità, poi via via sempre più empatica. La prima cosa che ho cercato di capire è stata perché un personaggio che sarebbe stato candidato due volte al Premio Nobel per la Letteratura si fosse fermato a Bari e, partitico dalla sua multietnica Costantinopoli, non avesse proseguito per una altrettanto città cosmopolita come Parigi. Nazariantz a Bari diede vita ad un villaggio per profughi armeni, "Nor Arax", basato sul concetto di dignità della persona, e dunque sul lavoro. Si producevano tappeti di splendida fattura, unici e per questo rarissimi, alcuni dei quali è probabile siano finiti anche in qualche casa benestante di Canosa. Il tema ricorrente quando si parla di Hrand Nazariantz è quello dell' "Amore", non quello sensuale e da rotocalco, ma l' "Amore per l'umanità". Quello che mi affascina maggiormente di Nazariantz è proprio questo. Quest'uomo nato ricco, e che sarebbe morto povero e in un tugurio, era innamorato dell'essere umano, come ha recentemente sintetizzato in maniera perfetta il mio amico Dario Rupen Timurian, in una intervista radiofonica. (https://centrostudihrandnazariantz.blogspot.com/2018/10/dario-rupen-timurian-intervistato-a-Radio-bari-canale-100.html) Lei pensi che in alcuni dispacci della polizia segreta fascista O.V.R.A. Hrand Nazariantz venne scambiato per "Bolscevico", proprio per le sue teorie sul "Cristo Cosmico" e per l'umanitarismo. In realtà nel suo pensiero convivevano elementi di poesia filosofia Sufi, cristianesimo delle origini, letture di Steiner, e filosofi armeni tra cui Gregorio di Narek e Narsete il Grazioso (Shnorhali). Il risultato era un orfismo poco accettabile dalla sua epoca figuriamoci dalla nostra.

Per i lettori di CanosaWeb, oltre al volume curato da lei Nella Terra del Terrore – Il martirio dell'Armenia di Henry Barby, ha dei consigli di lettura "per non dimenticare"? La ringrazio di aver citato il libro da me curato nel 2016 sotto il gratuito patrocinio dell'Ambasciata Armena di Roma diretta da S.E. Sargis Ghazaryan volle onorarmi anche con una premessa al testo. Allora desiderai colmare un vuoto. Infatti quel volume apparso nel 1917 in Francia, fu pubblicato in Italia solo nel' 34 con numerose omissioni. Prima fra tutte la mancanza della prefazione del presidente della Repubblica francese Paul Deschanel che mostrava come l'intera vicenda armena fosse assolutamente conosciuta dalle potenze occidentali dell'epoca. Esse, si diceva, se ne sarebbero servite successivamente a scopo politico contro gli imperi centrali. La cosa avvenne solo in minima parte. Al lettore di CanosaWeb che volesse farsi una piccola "biblioteca della memoria" sento di indicare alcuni testi, ma prima ancora mi consenta di ricordare che il Comune di Canosa nel 2016 ha ufficialmente riconosciuto il Genocidio Armeno. In quella occasione il Centro Studi Hrand Nazariantz, il Centro Studi e Ricerche di Orientalistica e la Comunità Armena di Bari si sono impegnate a collaborare al mantenimento della memoria. Il nome della Città di Canosa è, dunque, oggi presente nel Museo del Genocidio di Yerevan tra quello di tutte le istituzioni benemerite che hanno riconosciuto il Genocidio del Popolo Armeno:
•(http://centrostudihrandnazariantz.blogspot.com) Blog del Centro Studi Hrand Nazariantz:
•Hrand Nazariantz, L'Armenia. Il suo martirio e le sue rivendicazioni, a cura di Cosma Cafueri, FaL vision, Bari, 2016
•Emilia Ashken De Tommasi, Nor Arax. Storia del villaggio armeno di Bari, LB editore, Bari 2017
• Agopik Manoukian, Presenza Armena in Italia 1915 - 2000, Guerini e Associati, Milano, 2014
•Donald E. Miller, Lorna Touryan Miller, Survivors. Il genocidio degli armeni raccontato da chi allora era bambino, Guerini e Associati, Milano, 2007
•AA.VV. Questione armena e Cultura europea, a cura di Stefan Nienhaus e Domenico Mugnolo, Claudio Grenzi, Foggia, 2013
Grazie di cuore e in bocca al lupo per i Suoi progetti
Luciana Fredella





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