Di Capua Gaetano  1^Guerra mondiale
Di Capua Gaetano 1^Guerra mondiale
Storia e dintorni

Memoria di un Caduto canosino, Di Capua Gaetano

Sepolto nel Sacrario di Redipuglia

Il mese di Novembre custodisce la memoria dei Caduti della Grande Guerra iscritti anche nell'Albo d'oro Onor Caduti. Interpellati e motivati da Andria dal Signor Minerva Cosimo, nipote di un Caduto della Guerra mondiale 1915-18, sepolto nel Sacrario di Redipuglia (Gorizia), abbiamo inteso ricostruire la storia del nostro concittadino, nella memoria che ammaestra i viventi. DI CAPUA GAETANO, di Gerardo e Bellini Concetta, nato a Canosa il 1° Dicembre 1887. Come riporta il foglio matricolare, concesso dall'Archivio di Stato di Barletta, il Soldato di leva del 142° Reggimento di Fanteria si presentò a servire la Patria "contadino con i suoi occhi neri" "giunto in territorio dichiarato in istato di guerra". Si era sposato con Forina Grazia nel marzo del 1913, ed erano già nate le sue due figlie Concetta Maria Immacolata nel 1914 e Nunzia nel 1916. Il Virus della Guerra le lasciò orfane innocenti e ignare del padre Di Capua Gaetano, "prigioniero di guerra nel fatto d'armi di S. Giovanni Druis (o Drens) e morto in prigionia (a trenta anni) il 13 Settembre 1917 per ferita di scheggia di granata". Così riporta l'estensore austriaco del verbale, Vicario del "Concistoro castrense di Vienna", Cappellano Militare Schumck Wenzel, che avrebbe dato l'assistenza spirituale al soldato. Fu sepolto nel Cimitero Militare di S. Golai. "L'atto di Morte compilato dal nemico" fu comunicato a Roma al Ministero della Guerra, oggi Ministero della Difesa, il 28-5-1919 e al Comune di Canosa il 1921, per essere trascritto nel Registro dei Morti del 1921. Non conosciamo quando la moglie Grazia abbia appreso della morte del giovane marito e padre nei tempi sprovvisti di mezzi di comunicazione.

La PRO LOCO di Fogliano presso Redipuglia con condivisa dignità umana e civica ci ha comunicato i dati della ricerca del Soldato italiano di Canosa, morto il 13 settembre 1917, ed il luogo di esumazione della salma avvenuta a Turriaco (Gorizia) e sepolto nel Sacrario di Redipuglia nel Gradone 7 dei 22 Gradoni. Sono i gradoni suggellati dall'infinito PRESENTE visitati il 13 settembre 2014 anche da Papa Francesco nel Centenario della Grande Guerra, dove non esistono nemici, ma Militari accomunati nel servizio e nel dolore della Morte e nella Fede spirituale. «Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l'essere umano». La morte del Soldato canosino contadino con gli occhi neri, sarebbe legata strettamente alla 11a Battaglia dell'Isonzo, più nota con il nome di Battaglia della Bainsizza (17 agosto – 13 settembre 1917) a nord di Gorizia e a Nord dell'Altopiano del Carso. Il foglio matricolare riporta l'Onore dello Stato che "autorizza a fregiarsi della Medaglia commemorativa della Guerra Nazionale 1915-18, ed apporre sul nastro della Medaglia le fascette corrispondenti agli anni di campagna".

Il contadino canosino, come tanti, come mio nonno Peppino Mastrapasqua, era stato costretto a lasciare il lavoro ed il sudore della "campagna" per andare in guerra negli anni della "campagna", dove servì la Patria ed incontrò la morte. La memoria rivive mentre riceviamo dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Sacrario Militare di Redipuglia la foto della tomba di Di Capua Gaetano al gradone 7 dei 22 gradoni dove riposano le salme dei Caduti identificati e ignoti. I contatti di studio ci hanno posto in condivisione e comunione con il Presidente della PRO LOCO Di Turriaco, dove fu esumato il Caduto Di Capua e con uno studioso del territorio, Vittorio Spanghero, Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, scrittore, che ci ha arricchito con i suoi studi della Grande Guerra, in quelle terre intrise di sangue di più di centomila soldati italiani. "Mancò ai vivi" il soldato canosino contadino con gli occhi neri che si chiusero, ma la vita delle piccole orfane di Guerra, Concetta e Nunzia continuò ed oggi ripercorriamo affetti familiari che hanno anche connotazioni sociali da noi vissute.

Concetta si sposò con Minerva Gerardo e noi ricordiamo questo noto negozio di alimentari in Piazza Galluppi all'angolo, dove anch'io mi sono recato per acquistare alimenti. L'amica anziana del Condominio Rosetta Massa, ricorda: "andavamo al negozio di "cuma Concettine" e "cumbè Gelarde", con cui avevamo un legame di comparatico. Ricordo, sono andato alla Scuola Minerva delle Suore con Minerva Gaetano", col nipote del nome del nonno materno Di Capua Gaetano. Il nipote Minerva Cosimo da Andria, con cui abbiamo frequentato l'Azione Cattolica di San Sabino nel Salone Minerva, ci ha trasmesso la foto del nonno dal quadro di grandi dimensioni (cm.70 x 40) da Lui custodito. La foto si aggiunge e concorre a promuovere la memoria dei Caduti riportati nelle 120 foto del quadro storico dei Caduti eseguito da Saverio Violante, custodito nell'Associazione dei Bersaglieri di Canosa.

Ai nipoti dedichiamo questa memoria umana e storica della Guerra dei nostri nonni del '900. La storia che si studia a Scuola non è fatta solo di pagine del tempo, ma è intessuta di affetti familiari e di paese, di una Canosa di circa 5000 abitanti del 15-18, nel lutto dei 500 Caduti, come abbiamo riscoperto nel manifesto dell'Archivio Storico Comunale. Furono i Morti congiunti nel lutto familiare ai 500 o 600 morti per la pandemia della Spagnola del 1918-20, che non conobbero la tomba, ma diventarono "ignoti" per la censura di Guerra e furono deposti impietosamente nel Camposanto nelle 12 fosse comuni del "carnaio", da me recuperato dall'oblio in dignità nel 1996, sulle vie della memoria di mia nonna Rosa Catalano.

Siamo tutti "eredi e custodi" e porgiamo Onore ai Caduti, trafitti in solitudine nell'ultimo respiro, come avviene in questo anno di Coronavirus. "Ai morienti nel bacio della Croce" come recita la lapide storica del Camposanto del 1842: "Salve o fede, che maestosa sedente sulle tombe, i viventi ammaestri nel silenzio degli estinti" Siamo eredi e custodi di questo patrimonio umano e spirituale e siamo chiamati dalla vocazione delle opere per il Bene Comune, ....e così sia!
Maestro Peppino Di Nunno
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