Militari internati
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Storia e dintorni

La Memoria è maestra di vita

Onore alla memoria degli internati militari italiani

Il 27 Gennaio viene celebrato come Giorno della Memoria dello sterminio degli Ebrei nel regime Nazista. Quest'anno l'incontro a Gerusalemme di 42 Capi di Stato ha reso onore alla Shoah e il Popolo Italiano è stato rappresentato degnamente dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma nel 27 gennaio nei mass media si trascura e spesso si omette la memoria richiesta dalla storia e dalla Legge di Stato n. 211 del 2000, per i Militari Italiani Internati nei Lager per due anni. I due articoli della Legge n. 211 del 20 luglio 2000, "Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti" riportano:
Art. 1.
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2.
In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

Solo venti anni fa lo Stato Italiano, la Scuola Italiana ha restituito dignità ai 600 mila Soldati Italiani arrestati dai Nazisti dopo il capovolgimento di fronte di guerra dell'Armistizio del 1943. Furono disarmati, privati dell'onore delle armi, deportati nei Campi di prigionia in Germania, costretti ai lavoro coatti per due inverni. Furono invitati ad allearsi col Nazismo dopo l'Armistizio, ma la totalità restò fedele alla Patria, allo Stato, che peraltro li aveva abbandonati. Furono costretti ad umiliazioni, come traditori, a mangiare brodo e patate, "Kartoffel", che citava mio padre Giovanni Di Nunno, classe 1920, deportato nel Lager di Luchenwalde a sud di Berlino. Molti non potevano comunicare con i propri familiari, al punto che mio padre fu dato per morto con la madre Del Vento Angela, che indossò la veste nera di lutto, invitando i vicini di strada a recitare una "requiemetérna". Quelli che potevano scrivere lo facevano sotto censura, con la lettera che non specificava il nome del Lager, ma il Codice dello Stammlager con numero e lettera, come abbiamo ritrovato nelle lettere del nonno materno di Giuseppe Iacobone, Liceale. Solo i morti risultano sulle lapidi dei Lager, oggi Musei aperti di storia, gli altri non figurano neanche nel vuoto dei Fogli Matricolari.

Abbiamo offerto una pagina formativa di mio padre soldato "carrettiere" agli studenti del Liceo Statale Enrico Fermi di Canosa, il 27 Gennaio 2014, nel Giorno della Memoria, nell'ambito dell'art. 2 della Legge n. 211 del 2000, che fa memoria dei "deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere". Lo Stato politico e militare dell'epoca dell'Armistizio lasciò questi soldati italiani nello stato di abbandono, con il regime nazista, che impedì l'accesso della Croce Rossa, rimuovendo il diritto di prigionieri militari. Alcuni morirono e furono sepolti presso il campo, alcuni sopravvissero, pur dati per dispersi e morti. Dopo l'arrivo dell'Armata Rossa nella Liberazione di Berlino mio padre "Libero, ritornò a casa sua, a Canosa, perciò esisto!".

"La madre ebbe un forte spavento nel rivederlo, incredula" , ma l'anno successivo nel '46 Giovannino si sposò, e oggi noi figli della Liberazione, Lillino, Peppino, Grazia, Rosanna, facciamo memoria del soldato che parlava in greco e in tedesco, ma che non parlava volentieri dell'odissea della prigionia in Germania. Nel 2015 come altri Militari ha avuto il riconoscimento di Medaglia di Bronzo IMI. Facciamo memoria dell'art. 2 della Legge e della dignità di storia, come figli e nipoti di questi fedeli servitori della Patria e dello Stato, nel discernimento tra Governo Politico e Stato Italiano.
Onore alla memoria della Shoah e ai Militari Italiani IMI.
La memoria è maestra di vita!
Maestro Peppino Di Nunno
Mappa con localizzazione del campo di prigionia Alt DrewitzGIORNATA DELLA MEMORIADi Nunno Giovanni IMIMedaglia di Bronzo IMI
  • GIORNATA DELLA MEMORIA
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