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Lavoro: È il capitale umano la chiave del futuro

Il segretario generale della CISL Luigi Sbarra al Meeting di Rimini

Cosa è la "passione per il lavoro"? È l'uomo in azione, che si muove nell'incertezza della realtà che gli si fa davanti e nelle proprie incertezze, ma che in questo modo entra in relazione con gli altri e cerca di misurarsi con le cose e di cambiarle: questo il concept dell'incontro "Una passione per il lavoro", introdotto e moderato da Massimo Ferlini, presidente Fondazione Welfare Ambrosiano, Dipartimento Lavoro Fondazione per la Sussidiarietà. E per l'uomo che si mette in azione l'assistenzialismo non aiuta, non rassicura, non migliora, non aumenta la speranza: in due parole, non serve. Ma perché avvenga lo sgancio dall'assistenzialismo occorre ragionare su una serie di problemi: la carenza quantitativa di forza lavoro dovuta alla contrazione demografica e il mismatching qualitativo. Per Ferlini va fatto «un patto per sostenere e dare centralità al lavoro con un insieme di provvedimenti che vanno dalla formazione professionale alla formazione continua, dalla tutela dell'attività del sindacato organizzato alla diminuzione del costo del lavoro, dalla detassazione del lavoro alla distribuzione del lavoro, ma anche alla restituzione della dignità e facendo sparire quel rischio di "lavoro povero" che sarebbe una contraddizione in termini».

Chiamato in causa, il segretario generale della CISL Luigi Sbarra lancia un appello: «È il capitale umano la chiave del futuro. Non potrà esserci crescita senza innovazione. Ma non potrà esserci innovazione senza formazione», e aggiunge che «c'è un salto culturale da fare sulla formazione, che deve diventare un diritto-dovere soggettivo, ma anche il perno intorno a cui sviluppare politiche istituzionali e contrattuali che riguardano la riqualificazione delle professionalità e una moderna idea di partecipazione. Bisogna capire che occorre investire sui lavo-ratori, con percorsi di apprendimento continui e che coinvolgano tutti: occupati, disoccupati, cassintegrati, per sviluppare le competenze di base e quelle specialistiche, con uno sforzo particolare su quelle digitali. Non è possibile che mentre la disoccupazione resta altissima, vi siano centinaia di migliaia di posti di fascia medio-alta che restano vacanti e che tante aziende disposte a investire in innovazione e nuove tecnologie fatichino a trovare persone con qualifiche adeguate».

Per Monica Poggio, amministratore delegato di Bayer Italia, «Il punto è cercare di articolare il nostro sistema educativo formativo scolastico in maniera più moderna e attuale rispetto alle esigenze del lavoro. Abbiamo un tasso di dispersione scolastica ancora molto alto rispetto agli altri Paesi. La persona è al centro, dobbiamo continuare a formare pensiero e persone, consapevoli però del fatto che una volta arrivati ad affacciarsi al mercato del lavoro devono comunque acquisire competenze tecniche che possono aiutarli a inserirsi in maniera efficace».

Luca Ruini, presidente Conai, ha portato l'esperienza nata a Parma durante il lockdown coinvolgendo scuole e imprese. «Come Conai abbiamo imparato a capire come portare a casa certi risultati. Il PNRR ha dato una mano in questo, dovendo presentare progetti. I tempi stretti hanno fatto sì che in qualche maniera si potesse fornire un aiuto a chi non aveva delle competenze sulla transizione ecologica. Lo abbiamo fatto dando una mano ai Comuni presentando cento milioni di euro in progetti». Marco Hannappel, presidente e amministratore delegato Philip Morris Italia, ha ricordato «un tema importante legato all'inserimento dei giovani in azienda: noi nel 2020, durante la pandemia, abbiamo assunto 150 persone, molti giovani».

Mentre, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, collegato in remoto al Meeting di Rimini che si è concluso il 25 agosto scorso, ha dichiarato: «Il tema del lavoro è molto urgente. Ma non possiamo parlare di competitività e di difesa del lavoro se non affrontiamo prima di tutto il tema dei salari, uno degli elementi di riconoscimento del valore che una società assegna al lavoro. Altrimenti la competitività stessa è a rischio. Poi c'è un tema di come il lavoro viene utilizzato: davvero possiamo mantenere la selva di tipologie del lavoro o non è il tempo di cominciare a ridurre e selezionare gli strumenti?» Per Orlando occorre realizzare un patto che tenga insieme tre cose: «Il tema dei minimi salariali, quello della riduzione del cuneo fiscale e il rinnovo dei contratti». Non si tratta di opporre, dunque, il salario minimo alla contrattazione, ma di «vedere come è possibile trovare una via che metta insieme i due aspetti, perché in questo ragionamento c'è anche il tema di una debolezza in alcuni comparti che chiama in causa il tema della concorrenza». Per Orlando il rinnovo dei contratti deve essere stimolato anche dalla riduzione della pressione fiscale sul lavoro. E poi c'è un altro tema, quello che riguarda «il modo in cui il lavoro viene utilizzato, cioè se noi davvero stiamo investendo sul capitale umano e sul miglioramento delle competenze», il che apre al dubbio sulla sostenibilità di quella che chiama una «selva di tipologie contrattuali che caratterizza attualmente il mercato del lavoro». Per questo il ministro dice che «senza ideologie è tempo di cominciare a ridurre e selezionare gli strumenti contrattuali che funzionano di più e quelli che funzionano meno: penso ad esem-pio al potenziamento dell'apprendistato. Principalmente per garantire la "custodia del lavoro" in un Paese dove i giovani ricominciano ad andarsene».
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