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L'importanza dell’educazione alla cittadinanza globale

Si diventa cittadini globali in ogni momento, non solo durante le ore di educazione scolastica

«Educazione alla cittadinanza globale è un termine forse esagerato. È una specie di educazione ad una sensibilità che tutti noi abbiamo in modo molto naturale e che dobbiamo sviluppare proprio per renderci tutti cittadini del mondo allo stesso titolo». Con queste parole di Luca Maestripieri, direttore dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, si è aperto l'incontro "Strategia per l'educazione alla cittadinanza globale: a che punto siamo?", in Arena Internazionale al Meeting di Rimini che ha chiuso i battenti sabato scorso . L'educazione, ed in particolare l'educazione di qualità, ha sottolineato Maestripieri, oltre ad essere un obiettivo principale dell'Agenda 2030, «è ciò che consente alle persone sparse in tutte il mondo di poter acquisire le conoscenze utili per poter poi progredire, sviluppare ed essere veramente dei cittadini del mondo, dotati di diritti, dotati di opportunità, dotati di possibilità di esplicare nelle loro comunità quello che è il diritto di ognuno di noi ad avere una vita libera e dignitosa».

Numerose le iniziative che stanno cercando di promuovere, specialmente negli ultimi anni, questo percorso di educazione alla cittadinanza globale e allo sviluppo. Tra queste David Flynn, porgramme assistant per uguaglianza di genere, diritti umani, governance democratica Commissione Europea Dg Devco, ha presentato nel corso dell'incontro il programma Dear (Development Education and Awareness Raising Programme). «Non possiamo raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile senza dare possibilità di azione alle autorità locali e alla società civile» ha spiegato. E l'Unione Europea, tramite il programma Dear, ha voluto proprio promuovere il coinvolgimento di questi soggetti, che possano in un qualche modo concretamente aiutare la progressione dell'educazione alla cittadinanza globale.

Un'educazione che deve partire però, anche e soprattutto, da ogni singolo individuo. Salete Coelho, Gabinete de Estudos para a Educação e Desenvolvimento, ha sottolineato infatti quanto sia importante in questo ambito ciò che ognuno di noi fa ogni giorno: «Si diventa cittadini globali in ogni momento, non solo durante le ore di educazione scolastica». Suggestiva in questo senso la testimonianza di Arianna Valentini, operatrice di Operazione Colomba Papa Giovanni XXIII. Questa giovane ragazza ha infatti raccontato come, tramite diverse iniziative, tra cui esperienze di volontariato, si possa concretamente aiutare «a restituire la dignità a persone che per determinate situazioni, quali ad esempio le guerre, se ne trovano private». Certo, i programmi promossi dalle istituzioni possono apportare un grande contribuito per la sensibilizzazione e lo sviluppo di tematiche spesso complesse e non sempre comprese. Alessandra Filippi, assessore Ambiente, agricoltura, mobilità sostenibile al comune di Modena, ha portato l'esempio di un interessante progetto messo in atto già da diversi anni nella sua città. Con "Modena chiama mondo", che coinvolge la scuola primaria e le prime due classi della scuola secondaria, vengono infatti promossi programmi gratuiti di educazione alla cittadinanza globale. «Nelle classi» ha spiegato la Filippi «viene portata una riflessione su temi di cittadinanza globale, solidarietà, cooperazione internazionale. L'auspicio è quello di consentire alle giovani generazioni di conoscere e saper interpretare la realtà che è sempre più complessa e che ci circonda». Quello che non deve mai essere dimenticato è la base da cui si parte, che in un certo senso è anche l'obiettivo finale che, tramite l'educazione alla cittadinanza globale, si vuole perseguire. Come ha spiegato Ilaria Signoriello, esperta in economia sociale ed inclusione, ciò che è fondamentale è «porre sempre al centro le persone con i propri bisogni». A conclusione dell'incontro la Signoriello ha poi giustamente sottolineato che «l'educazione alla cittadinanza globale ha senso se viene collegata anche a qualcosa che produce lavoro per i nostri ragazzi. Uno spazio di lavoro in cui i valori che gli vengono spiegati possano anche concretamente essere applicati».
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