Parapalla
Parapalla
Stilus Magistri

Il parapalla dalle bancarelle di paese

Alla Festa di San Sabino, una richiesta tipica : “Papà m’accàtte u papapalle?”

Festa di San Sabino a Canosa di Puglia, festa patronale del 1° agosto, festa di ritrovati familiari, festa di bancarelle con gli occhi di bambini e grandi in pausa ad ammirare, a comprare. E noi bambini chiedevamo al papà di avere un giocattolo semplice, povero e divertente. "Papà, m'accàtte u papapalle?" Chiedevo a mio padre Giovanni nel sorriso della festa. Quest'anno 2025, impedito fisicamente ho chiesto ad un amico fraterno, a Bartolo Carbone, di procurarmelo in giro per bancarelle. Bartolo l'ha portato a casa, scegliendo tra gli spicchi i colori sociali del Canosa ed ho provveduto a sostituire l'elastico con uno a nastro più funzionale.

Un parapalla di pezza con cinque o quattro spicchi di tessuto di recupero e imbottita di segatura. Ha una storia di tradizioni popolari di gioco dopo il conflitto mondiale, dove è la palla protagonista ludica, ma fatta di pezza, a spicchi, imbottita, legata ad un elastico. Si avvolge l'elastico fra le dita con il palmo della mano aperta e si lancia e rimbalza la palla con abilità senza interruzione. Sono ritornato tra i ricordi bambino con Bartolo e l'ho consegnato anche in gioco a due nipotini approdati dal Veneto in affetto familiare con nonno Peppino, Leonardo e Pietro, aspettando un'altra nipotina.

Un gioco di abilità manuale utile ai bambini e giovani di oggi della comunicazione digitale, un gioco che affina la mente e diverte con poca moneta. Un gioco presente anche nel napoletano con "la palla di pezza o di zazzà", onomatopea della pallina che va e viene. Persino assume valore di metafora di cose e persone costrette a fare avanti e indietro da un luogo all'altro. Di fronte a tale comportamento, qualcuno nell' antico modo di dire, esclama ancora oggi "m' pari a pall' e zazzà" (mi sembri la palla di zazzà). Un immaginario di una vita povera, contadina, fatta a pezzi, che rimbalza nella mano e di cui siamo padroni in un gioco di cui siamo artefici. Si fa anche a gara contando le volte non interrotte.

Si trova nelle Rete italiana della Cultura Popolare in Piemonte. "Papà m'accattè u parapalle?", chiedendo anche del "disco volante" di elica di plastica che magicamente dopo uno strappo energetico motorio... Volava in alto, secondo una legge di fisica. Potete anche Voi giocare, ritornando bambini, diventando giocatori di palla, o meglio di...parapàlle". Buon gioco, per strada e anche a casa e a Scuola. L'apprendimento con l'insegnamento è anche ludico (ludus discendi).
Maestro Peppino Di Nunno
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