Candelora
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Stilus Magistri

Gli alunni della Candelora

Luce tra i banchi di Scuola

Quando i bambini chiamano, bisogna rispondere e ascoltare e parlare. Se poi chiamano dai banchi di Scuola, bisogna incontrarli e scrivere insieme una pagina di quaderno di studio. Se poi chiedono: "non viene più il maestro Peppino?", allora un po' turbato da fatiche fisiche bisogna prepararsi e recarsi a Scuola. Così alla vigilia del 2 Febbraio, giorno della Festa della Candelora, con l'amico nonno Ignazio del Condominio e annunciando in condivisione la visita alla Dirigente Scolastica, Dottoressa Nadia Landolfi e alla Maestra Nunzia Leone di Italiano, ci siamo recati ad incontrare gli alunni di Classe Quinta C, con cui siamo amici dai tempi del falò di Santa Lucia con l'insegnante Nunzia Damiani, contattando anche l'Ambasciata di Svezia a Roma. E ritroviamo con emozione ., una terra con i ricci, una croce col sorriso, un cielo sulle rotelle, che illuminata ha voluto essere baciata!

Prima ci siamo recati da Don Mario Porro in Chiesa per procurarci due candele benedette per fare lezione sulla Candelora, giorno sul Calendario di significato astronomico, religioso, culturale nelle tradizioni popolari dei nostri padri. Rappresentando la Presentazione di Gesù al Tempio a Gerusalemme, ponendo la mia grande sciarpa avvolgendo Gesù Bambino di 40 giorni nelle braccia di Maria, proprio nelle braccia dell'alunna Maria, rievochiamo le parole del Profeta Simeone, fino alla "spada che trafiggerà l'animo della Madonna", a cui prontamente e spontaneamente annota Daniele: " ecco come si vede nella statua della Madonna con lo spadino nel cuore" e in sostanza scoprendo l'origine della iconografia di Maria Addolorata.

La lezione continua e presentiamo la data del 2 febbraio scritta dalla Maestra Leone in digitale sulla lavagna luminosa e rievocando in dialetto e in italiano il proverbio sapiente e noto della Candelora, di cui ci parlò in passato con lettera lo stesso Colonnello Bonelli della Aeronautica Militare nelle previsioni del tempo. È il proverbio n. 247 già riportato nel mio Libro di Dialettologia "Sulle vie dei ciottoli":
A la Canelòre, o néveche o chiove, la vernète ò jesséute fòre.
Respònne la vécchia arraggète, / ce vòlene quaranta jùrne a la svernète / e se vu jésse sechéure / quane ascénnene li metetéure.
Alla Candelora, o nevica e piove, l'inverno è uscito fuori.
Risponde la vecchia arrabbiata (per dissenso), ci vogliono quaranta giorni alla fine dell'Inverno (per giungere all'Equinozio di Primavera) e se vuoi essere al sicuro, quando scendono i mietitori (a giugno).

Lo ricordava in dialetto anche mio nonno Peppino contadino: "un anno abbiamo mietuto a giugno con la cappa addosso". E nonno Ignazio presente in classe illustra meglio ai bambini la parola "mietitori" del grano con la falce nella civiltà contadina. E per la Candelora accendiamo nelle mie mani la candela, che benedetta in Chiesa, veniva poi portata in casa e custodita alla parete alla testa del letto per tutto l'anno, riaccesa nei momenti brutti di cattivo tempo o di turbamenti dell'ambiente.

Peraltro la candela di cera nei tempi odierni diventa rara e poco conosciuta e costituisce così momento formativo culturale dinanzi ai bambini. È la luce della Candela, " è la luce per illuminare le genti" nella Presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme. Invitiamo i bambini nel percorso interattivo a riscoprire un'altra luce dicendo da Maestro: "ma c'è un'altra luce più bella!".
E i bambini rispondono prontamente: "è la luce del Sole!", e poi "è la luce di Dio!".
Replichiamo: "ma c'è un'altra luce bella in mezzo a noi!".
I bambini si fermano, mentre Maria dice: "è la luce dentro di noi!".
Che bello!
Allora chiudiamo gli occhi e vediamo questa luce dentro di noi, nel cuore. I bambini lo fanno con gioia in silenzio, scoprendo la luce interiore di quella candela accesa. Ci sembrerà di vedere a pomeriggio la Basilica di San Pietro con Papa Francesco in diretta su TV2000, spenta, al buio, con le sole candele accese in mano per le Festa del 2 Febbraio. In fondo il cuore è una Basilica, un Tempio, una Luce dei Bambini. E sono gli stessi poi che con gioia soffiano insieme per spegnere la candela dopo aver fatto una foto ricordo come "Alunni della Candelora", tra storia, religione, cultura e tradizioni popolari, che custodiscono e tramandano la memoria e la sapienza dei nostri padri.
Peraltro il 2 Febbraio 2020 è stato un giorno da annotare anche nella data palindroma, che si legge allo stesso modo da sinistra a destra e da destra a sinistra: 02.02.2020. Il tempo scorre e cresce come questi bambini, mentre cresce anche la durata del giorno, evocando il proverbio dialettale del giorno seguente del 3 Febbraio, Memoria di san Biagio, protettore della gola, anche di quella gola delle corde vocali delle Maestre e dei Docenti, che si sgolano ad insegnare con dedizione e passione!
«A San Bièse la murénna trèse, a San Zavòne, la murénna 'nzòne».
(A San Biagio, la merenda entra, a San Sabino le merenda in seno), a significare che, giungendo i giorni del 3 e del 9 febbraio, si avverte il bisogno di fare merenda, per l'allungamento della giornata. È un proverbio presente nel primo verso non solo in Puglia, ma anche in Provincia di Potenza ad Avigliano ( A sande Vlàse, la murenna tràse), a Maratea (PZ) dove San Biagio è Patrono, in Sicilia in Provincia di Messina (pi san Brasi, a merénna trasi), a Canosa dove è radicato il culto nell'antica Chiesa di San Biagio, col suo famoso Campanile abbattuto dal bombardamento del 1943 della Guerra Mondiale.

È la "merenda" latina gerundivo del verbo latino "merēre", "meritare", dello spuntino che si meritavano i lavoratori in campagna; è lo spuntino del mattino o del pomeriggio, del "cibus pomeridianus" di cui pala anche Plauto nell'antica Roma (meridie edere quasi post prandium); è la "merendina" dei bambini a Scuola; è la merenda da fare a casa mentre si avvicina la Festa di San Sabino.
Ciao Bambini della Candelora, ci vediamo in paese, in piazzetta, in Chiesa per la Festa di San Sabino! Quest'anno la Festa della Candelora ricorre di Domenica, come anche la Festa di San Sabino di Febbraio, nella Domenica, "dies Domini" , "giorno del Signore", del Dominus da cui deriva il nome Domenica. Ciao Maria, ciao Federica, ciao Daniele con tutti i compagni, un bacio a Giuliana, così bella, così umana!
Maestro Peppino
Canosa, 02.02. 2020
  • Istituto Comprensivo Foscolo-De Muro Lomanto
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