Cestaio Corrado Di Gennaro
Cestaio Corrado Di Gennaro
Stilus Magistri

Canestri e panieri di una volta

L’ultimo cestaio di Canosa

La linea del tempo dei mestieri rievoca i lavoratori e le lavoratrici del passato, facendoci riscoprire "figli di..." quando nel '900 il mestiere di un padre, spesso tramandato nelle generazioni, diventava l'appellativo del figlio, noto in dialetto come "il figlio del fornaio", come possiamo ricordare del benemerito don Peppino Giuliani nella sua adolescenza, o come ricordo nella mia strada nativa di Via Regina Elena delle due "figlie della calciaiola", della madre che lavorava la calce, che emigrarono a Milano. Apprezziamo il Calendario "Il Campanile 2021" che presenta Arti e Mestieri del passato, in una rassegna fotografica di dodici mesi. Già nel 2015 abbiamo divulgato il libro "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino", opera unica di Dialettologia, con ricerche etimologiche, filologiche, archivistiche e culturali del territorio.

I settanta mestieri di una volta
Sulle vie parallele del Calendario porgiamo come arricchimento la lettura dell'elenco dei mestieri del passato della civiltà contadina e domestica, tra uomini e donne, di ben 70 mestieri di una volta, riportati in elenco alfabetico in dialetto e in italiano, dall'acquaiolo al funaio, dall'acquaiùle che ho conosciuto vicino casa, allo "zuchelère" , che lavorava la canapa e faceva anche le funi, che ho rivisto in dimensioni enormi esplorando cento cavità tufacee sotterranee. Sotto terra, abbàsce a la gròtte , una mia poesia storica in dialetto evoca le due funi usate con maestria in sincronismo, legate agli aneli di ferro sull'ingresso, (li cambanìdde) per far rotolare le botti di legno in fondo alle grotte - cantine degli stabilimenti vinicoli, dove ci siamo riscoperti anche figli di "vignaioli " e di "tufaroli".

Il cestaio di una volta
Sulle vie parallele della pagina di Gennaio del Calendario del Campanile, come arricchimento presentiamo il cestaio nel Libro del dialetto "Sulle vie dei ciottoli", riscoprendo dal vivo l'ultimo cestaio di Canosa, negli anni '80. Corrado Di Gennaro, nato nel 1907 e deceduto nel 1994, in via Varrone presso l'abbeveratoio, aveva una stanza-museo piena di cesti, canestri e panieri, appesi al muro, mentre dietro era situata la stalla del contadino. È stato il mio parrucchiere, Paolo Di Gennaro a riferirmi nel vedere al foto sul mio libro del dialetto che custodisce in bottega: "è mio nonno!". E nelle ricerche storiche abbiamo studiato l'uso e i costumi dei canestri e dei panieri (in dialetto canìstre e panarìdde) risalendo dal '900, al Medioevo e all'Antica Roma, consultando il Dizionario di latino ed il Glossarium latinitatis medievale. In questa archeologia letteraria, apprezzata formalmente dall'Università di Foggia, dalla Prof.ssa Archeologa Roberta Giuliani , abbiamo riscoperto "canestri e panieri", riportando in una ricerca "certosina", come scrive la Prof.ssa Giulia Giorgio del Liceo Fermi, gli autori e le opere in latino. A Canosa si lavoravano cesti e panieri, utilizzando i rami freschi flessibili d'ulivo o canne tagliate e giunchi delle rive del fiume Ofanto.

I canestri
Il canistrum latino si ritrova nella sporta di vimini: "Vimminea sporta, qua panem expediunt et mensae reliquias excipiunt" (una sporta di vimini, in cui pongono il pane e raccolgono le altre cose della mensa).
Vimminea (sporta) deriva da vimina, e da vimen, salice, dai cui rami s'intrecciavano i cesti di vimini.
Giovanni Cassiano (Cassianus), monaco eremita del IV sec. così scrive in Collationes, cap. 1: "post haec superintulit canistrum habens cicer frictum, quo illi trogalia vocant.." (dopo queste cose (olive) portò un canestro, contenente ceci fritti, che chiamano trogalia,… da mangiare dopo pranzo.
A Barletta sotto il ponte della Statale abbiamo incontrato il cestaio Pistillo Savino dell'Antica Cesteria, a lavorare "canestri e panieri" con i rami freschi di ulivo, come faceva mio suocero Ceccìlle e anche il figlio Tommaso Casamassima.
In Latino si trova anche la frase "canistrum cerasis refertum" (un canestro pieno di ciliegie), come scrive San Girolamo nell'Epistola XXIII alla Vergine Eustochio.

I panieri
Il lemma dialettale panarìdde, diminuitivo di paniere deriva dal latino panarium (cesta di pane).
Nel dialetto ritroviamo: panère, panarìdde e panaràzze (diminuitivo e accrescitivo).
Arch. lett. Nell'Antica Roma troviamo citato il panarium in Terenzio Varrone (De Lingua Latina, Liber V, 105,1): hinc panarium, ubi id (sc. panem) servabant (quindi il paniere, dove conservavano il pane).
Interessante risulta il testo di Plinio il Giovane (Plinius Secundus), che nelle Epistulae (I, 6, 3), nella lettera all'amico Cornelio Tacito, lo invita, nell'andare a caccia cob la dea Diana, a portare lo strumento del sapere, le tavolette romane, insieme al paniere e alla fiaschetta.
In verità mio padre, i nostri padri contadini andavano in campagna portando "u panerìdde che le pène e la fiaschétte de l'àcque"; in estate quando lo accompagnavo nei campi, portavo, a volte con me, un libro! Tra latino e dialetto, ricorrono i tempi!
Ogni anno in Aprile a Canosa nella festa della Madonna delle Primizie, si offrivano canestri pieni di fave e piselli.
Nelle nostre scampagnate, nelle passeggiate festive tra i verdi prati, anche sulle spiagge assolate al mare, gustando insieme i frutti della terra e i panini della tavola mediterranea, portiamo un canestro o un paniere pieno di..., ma anche un orciuolo di acqua e un libro da leggere.
Dopo quello di Natale, ....Buon cesto a tutti!
Sulle vie dei mastri cestai si fa giorno da duemila anni!
maestro Peppino Di Nunno
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