Storia e dintorni

Un vaso policromo canosino e la religione orfico-pitagorica

Un vaso policromo, e Canosa è al centro dell’Europa

UN VASO POLICROMO CANOSINO E LA RELIGIONE - ORFICO-PITAGORICA

È il 1865: Johann Jakob Bachofen, svizzero, già professore di diritto romano all'Università di Basilea, si reca a Parigi per visitare la collezione di vasi policromi dell'archeologo francese Prosper Biardot; sono 25 pezzi, acquistati a Canosa di Puglia, vent'anni prima, quando l'archeologo era stato chiamato nella nostra città per esaminare i corredi funerari dell'ultimo ipogeo scoperto: l'ipogeo di Medella, oggi meglio conosciuto come complesso degli Ipogei Lagrasta. Quei 25 pezzi sono l'ultima cosa che resta del corredo funebre, andato smembrato tra i più importanti musei del mondo (Louvre, British Museum).

Bachofen guarda quei 25 pezzi; no, non si può dire che quei vasi, quelle figure, quei cavalli che fuoriescono dagli orci, quel "barocco di 22 secoli fa" (Ungaretti), gli piacciano: troppo lontani dai suoi gusti, dall'ideale estetico della bellezza apollinea classica di Winckelmann; eppure, non può fare a meno di osservarli, di scrutarli, finché la sua attenzione non si accentra su uno di quei vasi: un otre con 4 aperture turriformi, 4 cavalli che fuoriescono dal vaso trainanti un carro, un volto femminile con le ali, due ippocampi alati accompagnati da delfini, 7 sfere concentriche e, sul retro, un fiore.

Ed allora, la rivelazione, la scoperta: quel vaso non è un semplice capriccio artistico dell'autore; no, quel vaso è molto di più: per il Bachofen "il contenuto figurativo rappresenta il ritorno dell'anima liberata dalla tomba del corpo alle sue origini cosmiche, la risalita verso la forma intelligibile": l'ippocampo, dunque, rappresenta l'anima, Psiche, che colma di gioia sfugge al corpo, accompagnata dalla scorta fidata del delfino, per essere riconsegnata alla sua natura originaria; il volto femminile rappresenta la Luna, la Leuca Uranica, luogo celeste di sosta delle anime; il fiore rappresenta l'immortalità dello spirito, derivante dalle speculazioni egizie: in altre parole, quel vaso è la più pura rappresentazione della dottrina religiosa orfico-pitagorica.

Prendendo spunto da quel vaso - attualmente al Museo Nazionale di Varsavia -Bachofen scriverà un saggio, tradotto in italiano solo alcuni anni fa, dal titolo:

La dottrina dell'immortalità della teologia orfica (traduzione e note a cura di Umberto Colla, collezione BUR, 2003).

Chi pensasse però di poter apprendere le conoscenze fondamentali della teologia orfica dal saggio di Bachofen, rimarrebbe profondamente deluso; in realtà, l'opera del Bachofen è un saggio scritto in polemica contro una parte del mondo accademico (Mommsen) e rivolto dunque principalmente ad un pubblico "colto" (e ci sembra opportuno sottolineare come dell'opera originaria siano state realizzate appena 50 copie, a causa delle difficoltà dell'epoca nel rendere a stampa, con la dovuta efficacia, i colori originali del vaso).
L'idea fondamentale del libro, infatti, consiste nel dimostrare l'importanza assunta dall'idea religiosa orfico-pitagorica nel corredo funerario dei sepolcri dell'Italia Meridionale, nell'arco di tempo che va dal IV sec. a.C. fino alla dominazione romana, spiegando il misticismo simbolico dei vari oggetti derivante da tale dottrina; in sostanza, contrariamente a quanto affermato dalle teorie universitarie allora dominanti, il Bachofen sostiene che la massa dei monumenti funerari ha origine, e perciò può essere compresa, solo a partire dalla fede orfica (il motivo di questa preferenza accordata dagli antichi, sostiene ancora il Bachofen, consiste nella dottrina dell'immortalità).

Assumendo dunque il vaso di Canosa come monumento-guida, "l'unico che rappresenti organicamente il sistema cosmico-psichico dell'orfismo pitagorico in tutta la sua ampiezza", il Bachofen tende a dimostrare, come tutte le immagine presenti nei corredi funebri (tritoni, nereidi, gorgoneion, ippocampi, centauri, ecc…) assumano un significato mistico e simbolico che si rifà alla teologia orfica.
Le pagine del libro conducono il lettore in una mistica immersione nella simbologia dei corredi funerari degli antichi, dipanandosi tra animali marini, terrestri, e raffigurazioni mitologiche interpretate tutte nel senso religioso dell'orfismo, dove l'idea centrale è rappresentata dal viaggio dell'anima che fa ritorno alla sua sfera celeste (anodos).

La dottoressa Corrente, da noi interpellata, ci ha tuttavia ricordato come i rituali funerari degli antichi siano molto complessi, e che bisogna fare molta attenzione a non lasciarsi far trascinare da un solo punto di vista, sia pure così "intrigante", quale quello misterico propugnato dal Bachofen.

Lasciamo agli interessati la lettura del libro.

Ciò che a noi preme sottolineare in questa sede, è, ancora una volta, il fatto che un vaso di Canosa diventi il centro fondamentale di alcune importanti e dotte disquisizioni accademiche. Come scrive ancora il Bachofen, riferendosi ad una precedente pubblicazione del Biardot (Explication du symbolisme des terre cuites grecques de destination funèraire, Parigi 1864) "questo suo scritto assicura ai ritrovamenti canosini un posto eminente nel patrimonio dei monumenti funerari".

Un vaso policromo, e Canosa è al centro dell'Europa.

Francesco Morra


Note :

Religione dei misteri diffusasi in Grecia a cominciare dal VI secolo a.C.

L'orfismo, insieme al culto di Demetra ed al culto di Dionisio, era dedicato al culto di Dionisio ma poneva in una rivelazione l'origine dell'autorità religiosa ed era organizzato in comunità. La rivelazione era attribuita al trace Orfeo che era disceso nell'Ade; e lo scopo dei riti che la comunità celebrava era quello di purificare l'anima dell'iniziato per sottrarla alla "ruota delle nascite", cioè alla trasmigrazione nel corpo di altri esseri viventi. L'insegnamento fondamentale che l'orfismo contiene è il concetto della scienza e in generale dell'attività del pensiero come un cammino di vita, cioè come una ricerca che conduce alla vera vita dell'uomo. Allo stesso modo doveva poi intendere e praticare la filosofia Platone, che nel Fedone si rifa esplicitamente alle credenze orfiche.


La teologia orfica, insieme al culto di Demetra ed al culto di Dionisio, rappresenta una delle tre religioni dei misteri, che si affiancavano, in maniera parallela ed alternativa, alla tradizionale religione classica dell'antica Grecia, quella di Omero per intenderci (Zeus, Ares, Athena, ecc.)
L'orfismo, diffusosi in Grecia a partire dal VII-VI sec. a.C., poneva un particolare accento sulla natura divina dell'uomo e quindi sulla sua immortalità e sopravvivenza ultraterrena, superando così i limiti che la religione greca classica fissava come invalicabile tra dei ed uomini. Gli orfici ritenevano che il corpo degli esseri umani fosse una prigione per l'anima, e che dopo la morte l'anima si sarebbe liberata per raggiungere la sfera uranica, celeste. L'orfismo fu la religione professata da Pitagora: da qui il nome anche di teologia orfico-pitagorica.
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