Storia e dintorni

Da Canosa a Ustica, da Bologna a Genova

Così i tagli agli Archivi mettono in crisi la verità e la democrazia

…e poi non rimase nessuno

Da Canosa a Ustica, da Bologna a Genova: così i tagli agli Archivi mettono in crisi la verità e la democrazia

Roma, Archivio Centrale dello Stato: davanti a me qualche centinaio di volumi rilegati in blu, come le tesi di laurea: sono gli inventari dell'Archivio; gli inventari sono le chiavi per accedere ai documenti originali prodotti dallo Stato italiano: Cavour, Garibaldi, Giolitti, Mussolini, Badoglio, De Gasperi, Moro, Andreotti.

Su consiglio degli archivisti consulto la Guida: i fondi della Real Casa Savoia, i fondi del Ministero della Guerra; mi soffermo sul Ministero dell'Interno - Direzione Generale Pubblica Sicurezza -; poi i fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri: Brindisi-Salerno'43-44: l'inventario da consultare è il 12/1: lo sfoglio; trovo, non senza un briciolo di emozione, il titolo di quello che sto cercando: "incursione aerea su Canosa".

Ordino la busta: all'interno, quasi al centro, il fascicolo: 6 telegrammi originali in giallo e blu con gli allarmi aerei nella Provincia di Bari, il telegramma in codice segreto inviato dal Prefetto di Bari – appena tornato da Canosa - al Governo Badoglio, l'appunto agli Alleati scritto dal Governo e la risposta degli Alleati, 1 mese dopo, allo stesso Badoglio: dopo oltre 60 anni, negli scaffali dell'Archivio Centrale dello Stato, a 400 km di distanza, il racconto della notte del 6 novembre 1943, giunto ai massimi vertici dello Stato italiano, prende corpo: i documenti per comprendere quello che è accaduto a Canosa quella notte.

Ma se ero stato capace di trovare quello che cercavo, una buona parte del merito lo dovevo agli archivisti: loro avevano riposto quei documenti nell'archivio corrente a Brindisi, nel 1943, nel Regno del Sud; poi quei faldoni furono trasportati, nel febbraio 1944, a Salerno, per poi tornare a Roma nel giugno 1944.
Conservati negli archivi della Presidenza del Consigli dei Ministri furono versati all'Archivio Centrale dello Stato nel 1962 dove, anni dopo, sarebbero stati resi accessibili al pubblico: perché chi avrebbe voluto comprendere avesse il diritto di sapere.

…e poi non rimase nessuno

I tagli alla Cultura dell'attuale Governo sono drammatici: del resto, non è stato proprio Tremonti a sostenere che "con la cultura non si mangia"?

Così gli archivi e gli archivisti italiani vivono una situazione drammatica; tagli arrivati al 50%, nessuna sostituzione del personale che va in pensione, disperdendo così un patrimonio di informazioni da diffondere ai giovani archivisti; estrema difficoltà di lavorare alacremente sui fondi che vengono versati dai ministeri e dalle prefetture per renderli accessibili agli studiosi, sino alle difficoltà di rimanere aperti al pubblico come ha rischiato l'Archivio di Stato di Matera.

Così, per protestare contro questi tagli, l'ANAI (Associazione nazionale archivisti d'Italia) ha organizzato, dal 12 al 15 ottobre scorsi, una serie di eventi e incontri su tutto il territorio nazionale per portare l'attenzione dei cittadini e delle istituzioni sulla grave situazione di rischio in cui si trova la gestione del patrimonio archivistico nazionale e sulle condizioni in cui si trovano a lavorare gli archivisti sia impiegati negli istituti sia libero professionisti.

Scrivono gli archivisti:

[…]"Senza gli archivi perdiamo il patrimonio di documenti che costituisce la nostra storia e la nostra identità collettiva. Perdiamo la possibilità di imparare dal passato per progettare il presente e il futuro. Ma soprattutto mettiamo a rischio la possibilità di avvalerci dei nostri diritti di cittadini, nella nostra quotidianità: nel rapporto con la pubblica amministrazione, in banca come clienti, dal medico come pazienti, nell'acquisto di beni e servizi come consumatori, sul posto di lavoro.
Gli archivi sono patrimonio di tutti: documentano attività in corso, tutelano diritti, trasmettono la memoria. Scopo degli archivi e del lavoro degli archivisti, all'interno di una comunità, è proprio quello evitare che questa ricchezza venga persa […]".

Chi ha passato molte ore all'interno degli Archivi conosce appieno lo straordinario patrimonio archivistico che si preserva in tutti quei faldoni; perché quelle carte raccontano storie di uomini e di donne, delle comunità cittadine, dello Stato Italiano.

Tra storia e democrazia

Lasciare morire gli archivi è lasciare morire la memoria storica del Paese: perché studiare la propria storia significa imparare a pensare e pensare significa sviluppare il senso critico; ma in questo Paese, sviluppare il senso critico è considerato rivoluzionario.

Perché è uno "strano" Paese il nostro: quello nel quale le carte, i documenti prodotti, vengono buttati e gettati, nascosti e bruciati e distrutti, per incuria o per volontà.

E' quello che scoprì lo storico Aldo Giannuli nel 1996: incaricato come perito dal Tribunale di Brescia di indagare sulla strage della Loggia del 1974, scoprì in un deposito in disuso lungo la Via Appia documenti riservati e segreti dei Servizi Segreti italiani del Ministero dell'Interno: dovevano essere versati all'Archivio Centrale dello Stato e invece stavano lì, dispersi in campagna: e cosa avrebbe trovato Giannuli in quei documenti!: una marea di documenti sull'Italia "nera" che dopo il 1945 non si era voluta arrendere e tramava nell'ombra: quei documenti furono studiati dai giudici di Brescia, e oggi sono, finalmente, all'Archivio Centrale, consultabili da tutti.

"Strano" Paese il nostro: non vogliamo che le carte arrivino agli archivi perché abbiamo segreti inconfessabili che non vogliamo far sapere; in un'Italia a sovranità limitata, portaerei nel Mediterraneo, terreno di scontro di servizi segreti americani, britannici, francesi, sovietici, tedeschi dell'Est, libici, palestinesi, israeliani, chi tirava e tesseva le fila? Chi erano i burattinai? Chi i pupi?

Il cittadino non deve sapere, il cittadino non deve pensare: cosa deve importare al cittadino delle stragi dell'Armadio della Vergogna, di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Ustica, Strage di Bologna, Peteano, il terrorismo rosso, il terrorismo nero?

Che differenza con gli USA e la Gran Bretagna: anche lì i documenti vengono classificati e resi pubblici anche dopo molti anni: ma basta andare ai National Archives di Londra per rendersi conto del concetto che hanno gli inglesi dei loro archivi, della loro storia.
Ogni singolo atto, ogni singolo documento firmato anche dal singolo funzionario, è considerato "sacro"; l'atto può essere "Top Secret", superclassificato, ma è custodito negli archivi e quando sarà possibile, anche dopo 70 anni, sarà accessibile (ancora oggi vengono resi pubblici documenti segretissimi della 2^ Guerra Mondiale).

Prendiamo ad esempio Ustica: negli anni'90 il giornalista Claudio Gatti chiese, attraverso il "Freedom of Information Act", agli USA, di accedere ai documenti su Ustica; con lettera protocollata gli fu risposto che documenti su Ustica c'erano ma che erano classificati "Secret" e "Top Secret" e pertanto non potevano essere resi accessibili, al momento, al giornalista (la lettera è in appendice al libro di Claudio Gatti "Il Quinto Scenario", pag. 246).

Allora non fu possibile consultare quei documenti ma sappiamo che i documenti sono conservati e a tempo debito saranno consultabili dagli storici.

Perciò speriamo che prima o poi, anche in Italia, sia possibile consultare i documenti sugli anni bui del nostro passato, anche quello recente, anche quello di Genova 2001.

Perché ci servono per comprendere cosa sta accadendo nel nostro presente.

Per questo gli Archivi sono importanti: sono una istituzione fondamentale della nostra democrazia perché mette i funzionari e le istituzioni in grado di rivedere le proprie azioni per renderle più trasparenti.

Scrive il filosofo Jacques Derrida:

"Il processo di democratizzazione può sempre essere misurato con questo criterio essenziale: la partecipazione e l'accesso a un archivio, la sua costituzione e la sua rappresentazione".

E ancora Norberto Bobbio:

"Il segreto della democrazia: non avere segreti: una forma di governo che si fonda sulla piena visibilità del potere incompatibile con l'esistenza degli arcana imperii cari agli assolutisti".

Un grazie agli archivisti di tutta Italia che in situazioni difficili lavorano per salvare la nostra memoria, la nostra storia., la nostra democrazia.

Francesco Morra
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