Socrate
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Storia e dintorni

Conosci te stesso: tra greco, latino e filosofia

In condivisione a Don Salvatore Sciannamea

Accogliamo con condivisione la riflessione illuminata di Don Salvatore Sciannamea, che ha rievocato in noi l'esortazione di psicoterapia cognitiva appresa nei banchi Scuola al Liceo. «Conosci te stesso», la ricordiamo in greco antico γνῶθι σαυτόν, (trasl. gnōthi sautón, o anche γνῶθι σεαυτόν, trasl. gnōthi seautón), come massima religiosa iscritta nel tempio di Apollo, patrimonio della sapienza oracolare di Delfi. La locuzione latina corrispondente è nosce te ipsum. La locuzione fu assunta come massima dal filosofo Socrate, a cui Don Salvatore ha indirizzato una sapiente lettera educativa, da sfogliare nella Scuola. «GNÔTHI SAUTÒN», è un tema esistenziale ripreso da Pallada, Poeta di Alessandria d'Egitto del IV secolo d.C., che così scrive.
Dì un po': com'è che tu misuri il cosmo e i limiti della terra,
tu che porti un piccolo corpo formato da poca terra?
Misura prima te stesso e conosci te stesso,
e poi calcolerai l'infinita estensione della terra.
Se non riesci a calcolare il poco fango del tuo corpo,
come puoi conoscere la misura dell'incommensurabile?

(Antologia Palatina, XI 349)

La massima viene ripresa nel '900 da Herman Hesse, scrittore, filosofo tedesco, naturalizzato svizzero (1877-1962), premio Nobel della Letteratura nel 1946: " La vera vocazione di ognuno è una sola: conoscere sé stessi". Non basta disprezzare la guerra, la tecnica, la febbre del denaro, il nazionalismo. Bisogna sostituire agli idoli del nostro tempo un credo. "Conosci te stesso" (in greco antico: γνῶθι σαυτόν, trasl. gnōthi sautón, è l'esortazione a conoscere sé stessi prima di esplorare il mondo e scoprire la spiritualità, il soffio vitale del creatore.
Conoscere sé stessi per conoscere Dio
Solamente in Dio l'uomo trova se stesso.
Non si può trovare Dio se ci s'ignora, se non ci si conosce.
Alla conoscenza di Dio si giunge soltanto attraverso la conoscenza di sé.
Ma Dio non è un mezzo per trovare se stesso, Dio è il vero obiettivo dell'uomo.
È la via indicata dalla filosofia di Sant'Agostino nel "quaerere Deum" (cercare Dio) e dagli scritti dei Padri. E se con Socrate nasce l'idea di anima, Sant'Agostino fa monito di ricerca: "Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas" (Non andare fuori, rientra in te stesso; nell'interiorità dell'uomo risiede la verità).

"Conosci te stesso": È scritto in latino, NOSCE TE IPSUM nella "inscripciòn de la fachada" del Museo Nacional de Antropologia di Madrid del 1875. Sarebbe bello trascriverlo dal tempio di Delfi all'ingresso della Scuola, in greco o in latino sulle vie del Sapere, considerando questa disciplina, fondamentale per tutte le discipline. La conoscenza dell'Io illumina e racchiude il sapere e la storia dell'uomo, anche in virtù della teoria formulata da Ernst Haeckel negli ultimi decenni del XX secolo: "l'ontogenesi ricapitola la filogenesi". Conoscere sé stessi per ritrovare la propria umanità, per incontrare l'uomo, per incontrare Dio.
Si resta in attesa della lettera di Socrate.
maestro Peppino Di Nunno
nosce te ipsumiscrizione delfi
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