Storia e dintorni

Capracottesi a Canosa

Quella lapide scomparsa


Pubblichiamo su Canosaviva questo interessante articolo a firma di Domenico Di Nucci

apparso sui siti web http://www.almosava.it/capracottesi-canosa-lapide-scomparsa/ e http://www.amicidicapracotta.com/pastori-e-transumanza-quella-lapide-scomparsa/

Si parla dei legami che univano Canosa ai pastori abruzzesi e molisani durante il periodo della transumanza, della loro sepoltura nella Chiesa del Carmine a Canosa a partire dal 1602 e della querelle del 1757.
Si ringraziano gli amici di www.almosava.it, www.amicidicapracotta.it e Domenico Di Nucci per la pubblicazione dell'articolo su Canosaviva.

Un documento del 15 maggio 1757 registrato nel Libro delle Memorie fa riferimento ad un vero e proprio contratto stipulato nel 1602 tra l'Università di Capracotta e i Priori Generali dell'allora Chiesa di santa Maria del Carmine della Città di Canosa di Puglia. È un'altra interessante pagina della storia di Capracotta che viene portata alla luce. Le notizie che si possono ricavare sono importanti e collegano due paesi apparentemente molto distanti tra loro; è la conferma che la transumanza fino a quando è rimasta operante, ha favorito importanti scambi sociali e culturali.

E' da premettere che durante il secolo XVII la transumanza coinvolgeva più di 50 paesi molisani: quasi tutti questi paesi fondavano la loro economia sulla pastorizia che rappresentava a volte, con l'indotto collegato, l'unica risorsa economica. Capracotta aveva, in quel secolo, il primato tra tutti i paesi molisani per il numero di locati, cioè i proprietari di pecore che erano autorizzati a sfruttare i pascoli invernali pugliesi. Vale la pena ricordare i cognomi di tutti locati che dal 1600 al 1800 hanno dato un fondamentale contributo alla vita capracottese: Baccaro, Bardaro, Campaniello (Campanelli), Carfagna, Castiglione, Colangelo, Conte, d'Andrea, de Baccaro, di Maio , di Ciò, di Gabriele, di Marco, di Marzo, di Rienzo, di Rinaldo, di Tello (di Tella), Falcone, Gualdieri, Melocco, Pettinicchio, Pizzella, Rosa, Tatuccio, Verrone, Venditto… Tra i locati erano compresi il Duca, la Duchessa, la Cappella del SS. Corpo di Cristo e la Cappella della Madonna di Loreto.

Nell'anno 1600, affrontarono la transumanza 27.500 pecore di locati capracottesi: appena un anno dopo Capracotta registrava 164 fuochi cioè circa 900 abitanti. Poiché, in media, un addetto alla transumanza (butteri, pastori, massari e garzoni) accudiva cento pecore, c'erano a Capracotta 275 abitanti, cioè quasi un terzo della popolazione, che viveva di pastorizia. Se poi consideriamo le famiglie dei locati e degli artigiani collegati alla pastorizia tra i quali fabbri, funari, calderai, sarti, calzolai e bastai abbiamo la conferma che la transumanza dava da vivere a Capracotta ed a tanti altri paesi.

La locazione di Canosa di Puglia con le poste di Postapiana, Bosco da Capo, Bosco da Piedi, Mezzamesa accoglieva quasi tutti i pastori di Capracotta. Logicamente anche i pastori si ammalavano e a volte perivano lontano da casa. Non essendo possibile trasportare la salma dei defunti a Capracotta per le esequie e né seppellire fuori dalle Chiese, l'Università di Capracotta pensò bene di stipulare nel 1602 con i Priori della Chiesa di santa Maria del Carmine un accordo che garantiva la sepoltura dei capracottesi, addetti alla transumanza, nella Cappella di San Sebastiano Martire; veniva inoltre cantato ogni primo lunedì del mese il "libera me Domine". Fu pattuito un compenso di trenta carlini annui a carico dell'Università ed una lapide sepolcrale fu posta in detta cappella per fissare su pietra i termini di questo vero e proprio contratto.

Successe che nel 1757, dopo 155 anni, il sindaco dell'Università di Capracotta non volle versare quella piccola somma e i Priori se ne lamentarono e comunicarono al sindaco che se «le signorie vostre non voglino contribuire à questa piccola offerta, si toglierà la memoria da detta lapide ed anche il Jus a detta Cappella … estando nuda e senza suppellettili ed ornamento da potersi celebrare i santi sacrifici e né meno se ne fa commemorazione di detto Santo, nel suo giorno festivo con celebrarsi un sacrificio in nostra memoria, ed à la gloria di detto Santo; anche se le Signorie Vostre bramano goder detto Ius in detta Chiesa, il Priore e Priori di residenza gli fanno sentire che vogliono dotati ed ornati detta Cappella di suppellettili necessari per ivi celebrarsi ed ivi cantarvi una messa nel giorno festivo di detto Santo e da oggi farsi pubblico istrumento. Se tutto ciò vi si aggrada fatene pubblico parlamento con i vostri cittadini».

I priori quindi non solo chiedevano l'elargizione dei trenta carlini ma anche le suppellettili necessarie per le celebrazioni; il tutto da registrare in un nuovo "istrumento". Questa comunicazione fu inoltrata al sindaco dell'epoca dal notaio Domenico Morca e il Cancelliere Nicola Mosca afferma di aver copiato integralmente il documento dall'originale conservato tra i registri del notaio Ignatio Vizzoca di Capracotta. La ricerca continua e se esistono a Canosa i libri dei morti dell'epoca sarà interessante conoscere i nomi dei capracottesi che furono sepolti lì. Non sappiamo quali siano stati gli sviluppi successivi della questione ma ancora oggi a Canosa di Puglia è vivo il ricordo della sepoltura di Capracottesi nella Chiesa diventata parrocchia e intitolata alla beata Vergine del Carmelo. È un peccato che la preziosa lapide non esista più!

Domenico Di Nucci

a cura di Francesco Morra
L’interno della chiesa del CarmineLa chiesetta di santa Maria di LoretoTransumanza
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