Gilet gialli
Gilet gialli
Le Pillole

La campana dei gilet gialli suona anche per noi

Le tristi note della Transizione Energetica Mondiale.

Sono tante le campane del mondo che, in maniera discorde, suonano le tristi note della Transizione Energetica Mondiale. Quella che può, per la forza della sua valenza numerica, rivoltare il mondo è quella dei Gilet gialli della Terra, quelli che da sempre pagano il prezzo dei guai del mondo ed adesso si preparano a costi personali addizionali derivanti dalla Transizione Energetica. I costi ed i prezzi dell'energia continuano infatti a lievitare; si stima che, mancando offerta equivalente alla domanda di grezzo, si tornerà da una parte al nero carbone dall'altra si prevede che, senza sostanziali cambiamenti della politica commerciale dell'OPEC allargata, un barile di petrolio a fine anno potrebbe costare sino a 100 dollari. Tutti al mondo sono convinti della opportunità anche economica della lotta al Cambiamento climatico, della necessità di un taglio severo delle emissioni di CO2 alla atmosfera .

Pochi hanno capito che questa giusta lotta chiede da una parte copiosi investimenti valutabili intorno ai 350 miliardi di dollari all'anno, dall'altra ineludibili aumenti dei prezzi di produzione e di conseguenza dei prezzi al consumo che attiveranno una giusta rabbia dei Gilet gialli mondiali . Qualche numero base Italia : la bolletta elettrica sarebbe cresciuta di circa il 10% senza il giusto intervento del Governo Draghi che ha assorbito come onere statale la metà del costo incrementale. Il nostro Governo invece non si è espresso sull'incremento del 15,3 % delle tariffe del gas e nemmeno sull'incremento alla pompa di benzina e gasolio che sta divenendo in un periodo, quello estivo, fatto di ferie e spostamenti ,molto sensibile per la tasca dell'Italiano medio. La via alle rinnovabili è quella giusta ma convinciamoci che è tutta in salita e potrà manifestare frutti solo in un medio-lungo termine .

Fortunatamente, aspettando COP26, prossimo novembre a Glasgow, qualcosa già al mondo si muove; l'Istitutional Investor Survey 2021 ha intervistato quaranta investitori internazionali, che complessivamente gestiscono 29 trillioni di dollari, a livello mondiale. Questi investitori sono convinti della opportunità del cambiamento ,nel rispetto di un profitto aziendale che non deve però dimenticare la sostenibilità ambientale. Confermato pertanto il teorema delle tre P: Pianeta, Persone, Profitto da realizzare con un deciso impegno nella cosidetta ESG , Environmental Social Governance. I primi risultati sono ottimi: gli investimenti di tipo sostenibile e responsabile dell'ultimo quadrimestre 2020 rispetto al terzo, sono cresciuti del 29% ed in valore assoluto assommano ad 1,65 trillioni di dollari. Chi sta affrontando con passo convinto il cambiamento è la Commissione Europea, ora sollecitata dalla Germania che piange tanti morti nell'alluvione, seguita dalle frane della regione Renania-Palatinato. La Commissione Europea ha presentato il piano " FIT for 55 ", che indica le vie da perseguire per ottenere in Europa una riduzione al 2030 del 55% delle emissioni clima alteranti con riferimento alla quantità di emesso nel 1990 .

Per capire gli aspetti rivoluzionari del piano partirei dallo stato di fatto ,dal mix energetico attuale della Unione Europea : 36% petrolio , 21% gas naturale, 15% carbone , 15% rinnovabili , 13% nucleare. La idea rivoluzionaria della Commissione Europea si basa su queste azioni da implementare nel breve periodo: - Introduzione di una "carbon tax alla frontiera ", attivando il cosidetto CBAM, il " Carbon border adjusment Mechanism ", una tassa che colpisce le importazioni in Europa da paesi che operano con regole meno stringenti di quelle Europee sull'ambiente nella produzione di prodotti ad alto contenuto energetico come ferro ,acciaio ,alluminio , cemento ,fertilizzanti .Lo scopo è proteggere le imprese Europee da una concorrenza sleale ed anche di disincentivare la delocalizzazione extra UE delle nostre imprese . Nuove regole per il mercato delle emissioni che comporteranno un aumento del prezzo a tonnellata della CO2 evitata . Si stima che passeremo dagli attuali 35 euro a circa 80 euro per tonnellata già a fine anno. Divieto di vendita di auto a benzina e a gasolio dopo il 2035. Eliminazione dei crediti gratuiti di emissione per trasporto navale, terrestre , aereo. Regole più stringenti per le emissioni da consumi energetici domestici.

E' facile notare che si tratta di un piano che avrà molta opposizione dai 27 Paesi della UE , dalle associazioni dei petrolieri ,dei produttori di automobili, dai paesi extra UE,in particolare Russia , Canada , Cina e forse Usa . E' un piano che qualcuno dovrà pur pagare ed il rischio vero è che salti il pilastro base della Equità sociale nella implementazione della Transizione energetica. Ed allora torno al concetto già espresso dei piccoli passi condivisi nella giusta direzione . Solo cosi potremmo con azione preventiva evitare la rivoluzione spero non violenta dei Gilet gialli .
Nunzio Valentino
  • Transizione Energetica.
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