Nonni del '900
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Stilus Magistri

Scriviamo in dialetto

L’errore è omettere la “e” indistinta!

Iniziando l'anno scolastico, andiamo a Scuola di Dialettologia, e come in classe prima, cominciamo dalle vocali e da una vocale spesso omessa nella scrittura. Poiché ricorrono testi e parole in dialetto canosino che omettono il fonema semimuto della vocale e, riportiamo lo studio del libro "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino" di cui sono l'autore, invitando allo studio della dialettologia e consultando i dizionari autorevoli dei dialetti meridionali, di seguito menzionati. Scrivere il dialetto è un compito arduo, poiché questo linguaggio si è tramandato oralmente. Ma è l'aspetto fonetico a richiedere fonemi non presenti fra le vocali dell'Italiano, considerando la scrittura come rappresentazione grafica di suoni. Avviene quindi, in alcuni ambienti culturali a Canosa, di scrivere il dialetto muto con le sole consonanti omettendo fonemi, come la 'e' semi muta o come la 'o': si tratta di utilizzare segni sulle vocali, ma "l'ùmene", non può scriversi um'n'. Nella linguistica e nella fonologia, è anomalo e infondato rappresentare la vocale, un fonema, con il segno ( ' ) del troncamento! Senza fonema, senza vocale, non esiste la sillaba. Se cancelliamo il fonema 'e', pronunciato alla francese, ma esistente, leggeremmo le consonanti mute, facendo diventare "spezzettate" le parole, come annota l'ottantenne poeta Antonio Ranaldi.

Diversi Dizionari dialettali di esperti e docenti, da Apricena, a quello Manfredoniano, Cerignolano, Lucano, della Murgiantica, di Mormanno in Calabria, della Sicilia, dell'Accademia barese, trascrivono la "e", che non può essere rappresentata erroneamente dal segno dell'elisione o del troncamento. Anche il concittadino Savino Losmargiasso utilizza un sistema fonetico appropriato, che seguiamo anche noi, facilitando peraltro la lettura del dialetto. Lo stesso emerito professor Francesco Sabatini, nella trasmissione di Uno Mattina in Famiglia del 1° Febbraio 2015, parlando delle vocali toniche, dove ricade l'accento, come fenomeno espiratorio, e delle vocali atone, ha sottolineato "la vocale indistinta di alcuni dialetti meridionali", dall'Abruzzo alla Puglia, al Napoletano. Il Professore infatti ha parlato della suddetta "e" semimuta, riportando esempi in dialetto come "pène, vìne, Nàpule" e precisando che tale "e", non presente nell'Italiano standard, ricorre invece foneticamente nel Francese, nel Tedesco, nell'Inglese.

Questa 'e' indistinta si aggiunge nei dialetti meridionali alle sette vocali: a, è, é, i, ò, ό, u. In definitiva la trascrizione della vocale "e", nel dialetto canosino, riporta la "è" tonica aperta (es. le pène), la "é" tonica chiusa (es. vulévene) e la "e" semimuta atona (es. u premedòle). Anche la vocale "o", si distingue foneticamente tra la "ò" tonica aperta (es. Necòle, vòle) e la "ό" tonica chiusa (es. matόne, veciόne), che corrisponde come suono a "eu" francese (es. lieu). La stessa scrittura è illustrata e seguita dal Dizionario dialettale di Foggia, "Agorà", di Antonio Sereno. Nelle parole con più sillabe, la vocale tonica va accentata, per guidare la lettura e per distinguerla dalla vocale atona, come indica anche il "Centro Studi Don Dialetto di Bari": es. mundàgne, paràule, melàune, matìzze, fresciàule. Mi raccomando! Scrivete la "e" indistinta e leggiamo foneticamente le sette vocali anche nella pronuncia della lingua italiana.
maestro Giuseppe Di Nunno
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