Stilus Magistri

Rione Castello: la salita “du Crapellòtte”

Le radici degli allevamenti di capre

Nella presentazione del libro "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino" nella sede della prestigiosa Università della Terza Età di Canosa di Puglia(BT), fra gli interventi della dialettica cognitiva è stato presentato un pensiero contrapposto alla radice etimologica e storica del vocabolo "Crapellòtte" riportato a pag. 68 come "toponimo di un luogo del borgo antico", che deriva "dall'allevamento di capre", presenti nela nostra memoria storica lungo la discesa di Via Anfiteatro, denominata in precedenza "Via delle Fornaci", come attestano le fonti dell'Archivio Storico Comunale. L'interpretazione alternativa al libro dell'intervento annota una divergenza linguistica di "Crapellòtte" da "capre" e riconduce all'assonanza fonetica della parola all'"Acropoli" del periodo ellenico presente sulla Collina. Tale interpretazione risulta artificiosa e infondata nella memoria storica dei padri e nella linguistica per le considerazioni già contenute nel saggio del dialetto, che, come "lingua parlata" dei secoli scorsi, veniva evocata nel toponimo di un colle storico noto come "Castello", come "Rocca", e nella toponomastica come "Colle dei Quaranta Martiri", riportato in latino dal Prevosto Tortora già nel '700.Risulta invece fondata ed esatta la derivazione linguistica del lemma "Crapellòtte", o "crapère" (capraio) o "crèpe", in un paese e rione di grandi allevamenti di capre, citati dal libro nella "pèdde de la crèpe", dell'otre caprino, così pronunciato da mio nonno e dalla nonna vivente menzionata nella stessa pagina. Studiando il dialetto nel corso di tre anni l'inversione fonetica non deve meravigliare fino ad essere stimata errata, in quanto si tratta di una variazione chiamata "metatesi linguistica", citata nel libro ad una lettura del paragrafo "Parliamo in dialetto" a pagina 22 con gli esempi di "fréule" e "préule".

Tra i vocaboli del libro emergono anche le inversioni fonetiche di "precòche" da percoca, di "tertéure" da tratturo e di "trùvele" da torbido. Nella metodologia di studio le memoria storica vivente degli ottantenni, come Ignazio, riconduce il termine "Crapellòtte" agli allevamenti di capre del luogo. L'inversione di suoni o di sillabe è una tendenza ricorrente nella lingua popolare del dialetto. Ad avvalorare l'interpretazione del libro e la parlata dei nonni, abbiamo in corso d'opera trovato conferma dello specifico lemma dialettale "crèpe" da "capra", come riporta il sito "parlamanfredoniano", da me spesso consultato e che riporta "crèpe": s. f. capra, da cui si usava la sua pelle per fare otri per vino e olio". Lo stesso qualificato dizionario dialettale cerignolano del Prof. Antonellis cita "crapétte, diminuitivo di capretta". E "crapòire" da "capraio", guardiano o venditore ambulante di latte. Infatti la mia memoria di generazione ricorda la voce di mia madre: "mu passu u crapère", al mattino con la bicicletta ed il contenitore del latte annunciato dal suono di un campanaccio, che ho presentato nella stessa sede dell'Università della Terza Età con un qualificato uditorio validamente diretto dal Presidente Dott. Sabino Trotta.

Lo stesso sito "dialettando.com" da me consultato in corso d'opera nel ritrovare i termini dialettali in varie Regioni d'Italia di un vocabolo di lingua italiana, fa corrispondere a "capra" il lemma dialettale "crape" in Abruzzo, Basilicata, Molise, Sicilia, Calabria, Campania, Puglia. Camminiamo perciò "sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino", sui ciottoli che pavimentavano le strade del Rione Castello, scendendo in Via Anfiteatro, tra allevamenti di capre, riportate nel dimunuitivo maschile che fa delle capre "u Crapellòtte" dove la stessa studente liceale Elena, nipote di pastori con la "paròcchele", tra gli studi classici, in una lectio del Liceo evocò il proverbio del nonno Minervini, pastore: " o Crapellòtte s'anghiène a pàsse e s'ascénne a tròtte". Abbiamo visitato in questi giorni via Anfiteatro, notando galline fra un gallo dove un tempo c'erano le capre. Incontriamo seduta sull'uscio di casa la signora Maria di 82 anni, che evoca la memoria del marito con gli allevamenti di capre : "dicevano u Crapellòtte, ma non c'è più niente!" . Ma la memoria non si cancella e porgo con augurio un bicchiere di latte di capra, che andavo a prendere di persona o "Crapellòtte" per mio figlio, ricordando i tempi quando al mattino nella mia strada nativa, detta "strada di Falcetta", risuonava il campanaccio: "mu pàsse u crapère!".

L'intervento divergente presso l'U.T.E. sull'etimologia della strada del "Crapellòtte" ha comunque motivato la sottolineatura di questa strada storica, un tempo denominata "Via delle Fornaci" ed oggi "Via Anfiteatro", evocata dalla mia poesia dialettale "la pagnòtte du Crapellòtte". Auspico che i cultori del dialetto canosino vogliano dedicare una poesia in dialetto che valorizzi le tre identità: le fornaci, gli allevamenti di capre, e l'Anfiteatro scomparso e spesso dimenticato, che il Saint Non vide nei ruderi e misurò nel 1780. Si dovrebbe apporre, come negli altri siti, una tabella storica, facendo seguito al pregevole modello in legno realizzato a suo tempo dall'Assessore alla Cultura, dott. Nino Cavallo. Il mio libro del dialetto canosino "Sulle vie dei ciottoli" ha pubblicato dal mio archivio una foto di un rudere degli anni '70 alla voce lessicale "Crapellòtte". In cammino riprendo in mano la "paròcchele" come i pastori lungo i tratturi e le vie acciottolate, guidando come gregge i 900 vocaboli e gli 840 proverbi del libro del 'Dialetto Canosino'.
maestro Peppino Di Nunno
Via AnfiteatroFornaci CanosaLa bicicletta del capraioLa nonna "du Crapelòtte"
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