Lino Banfi piccolo
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Stilus Magistri

Lino Banfi: “L’artista di varietà”

Ricordi di infanzia tra Andria e Canosa

Siamo stati tutti "ragazzi di strada" nella civiltà contadina del '900, quando si abitava a livello di strada con la casa affacciata sul marciapiede, dove giocavamo con i tappi di alluminio pieni di sapone. La strada era il Condominio dei residenti, con le donne impegnate anche a ripulire i canali con le scope, con i riti degli altarini dell'Assunta, con i falò dell'Avvento del Natale, con i fantocci e il funerale di Carnevale, con le voci del fornaio, come Gine u furnère, del venditore ambulante, come Petrùcce, del banditore del Comune, u scettabbànne, delle filastrocche in dialetto cantate nella notte di Pasqua o nella notte della vigilia di Natale. Eravamo tutti "ragazzi di strada", quando la strada era conosciuta e citata non con il titolo della toponomastica, ma con il personaggio o l'aspetto più significativo; la mia strada nativa era "la strada di Falcetta" con le materassaie; via Anfiteatro era u Crapellòtte; u Rusèle e altri nomi facevano la storia della strada. Abbiamo sfogliato la strada del ragazzo Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, quando approdò con i genitori da Andria in Via Varrone a Canosa di Puglia. Ancora oggi gli ottantenni di quartiere di via Varrone, di paese, di via Trieste e Trento, ricordano le sue radici, quando eravamo tutti povera gente e si mangiava "rèpe e pene cùtte" o "pène e cumbanatche" (pane e companatico). Oggi si mangiano molti companatici e forse poco pane, ma nella prima metà del '900 andavano a comprare la verdura e le zucchine da "l'andresène", cioè dal padre di Lino Banfi, Riccardo l'andriese. Già perché un'altra connotazione di strada e di famiglia era la provenienza da un paese limitrofo, che sostituiva lo stesso cognome. Ricordiamo infatti l'andresène, la Vescegghiàse da Bisceglie, u Ruvestòne da Ruvo, la Laveddàse da Lavello , u Trezzàse da Terlizzi, u Baràse da Bari, la Sciuàse da Giovinazzo, nostra comare di famiglia.

Così Pasqualino Zagaria era noto come il figlio dell'Andriese, diventato poi figlio di Canosa e poi figlio di Roma con la sua figura di Artista di Puglia e d'Italia. Approdò alla RAI dal Varietà, ma già nel Comune di Canosa era riconosciuto a livello civile come "artista di varietà". In fondo la vita è un'arte e quando si annuncia col sorriso, diciamo a Lino Banfi che anche da nonno Libero ci fa sorridere, perché "la resète, péure u Padre Etérne l'ò criète". Questa mattina sfogliavamo questa pagina di storia e di cultura paesana, che sarà donata in stampa a Lino Banfi, nelle radici di strada e di paese, con la condivisione dell'Assessore allo Spettacolo Elia Marro e soprattutto del Sindaco Ernesto La Salvia, con cui si evocava la figura di suo padre, nell'arrivo gioioso della conduttura pubblica dell'acqua, accanto alla figura storica di Lino Banfi, che riceve le chiavi della città. Quando eravamo ragazzi di strada, era una conquista ricevere le chiavi di casa per potersi ritirare liberamente, ma oggi quell'artista di Varietà di Via Varrone, che abbiamo incontrato nella Chiesa di San Francesco con Don Raffaele nelle memoria storica dell'amore "fuggitivo" nel matrimonio del mattino, riceve con onore le chiavi della città di Canosa, come segno di un patrimonio cittadino.
Auguri Lino, Canosino!
maestro Peppino Di Nunno " figlio del carrettiere"
Canosa Via VarroneRiccardo Zagaria Papà di Lino BanfiLino BanfiL'Uomo e la maschera di Antonio Lomuscio 1977Lucia Lagrasta, Don Raffaele Biancolillo e Lino BanfiA Lino Banfi le chiavi della Città di Canosa di Puglia
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