Funerali Genova
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Stilus Magistri

La tragedia di Genova è Unità d’Italia

La preghiera ai piedi della Madonna Assunta del Maragliano

Nel partecipare alle esequie di Stato per le vittime "assurde" del Ponte di Genova, abbiamo pregato ai piedi della statua della Madonna Assunta del Maragliano, Regina di Genova, nella simbologia delle chiavi della città. Vogliamo in condivisione dedicare una pagina del Progetto volontario del 2011 sull'Unità d'Italia, esposto al Vittoriano, in cui si scrive l'Unità d'Italia con il corteo di Mameli e la benedizione delle bandiere al Santuario dell'Oregina di Genova. La tragedia del Ponte riscrive nel dolore una pagina di FRATELLI D'ITALIA.

Sulle vie di Genova, dal Progetto sull'Unità d'Italia del 2011.
Santuario dell'Oregina di Genova
Dalla memoria storica del Santuario abbiamo ottenuto la storia del primo corteo del 1847, in cui il giovane Mameli sventolò il Tricolore. Preziosa l'immagine ottenuta dell'affresco storico della facciata del Santuario dell'Oregina, simbiosi di laicità e cristianità.

La Benedizione delle Bandiere"
La poesia dei Fratelli d'Italia

Il giovane patriota Goffredo Mameli, di cui cantiamo le parole composte a Genova, Città dell'Inno Nazionale d'Italia, frequentando il Collegio dei Padri Scolopi, ebbe come maestro padre Atanasio Canata, letterato e sacerdote, che certamente educò il giovane alle idee del componimento, soprattutto nel riferimento a Dio, nella terza strofa "Uniti, per Dio,".
I manoscritti della prima edizione di Genova e poi di Torino, con le postille e le correzioni, sono i documenti inequivocabili della paternità dell'Inno scritto di pugno da Goffredo Mameli.
Ma il titolo originario del Canto degli Italiani è "La Benedizione delle Bandiere", di cui ho ricevuto il pieghevole per gentile concessione dell'Istituto Mazziniano di Genova, approfondendo le ricerche storiche, direttamente dalla autorevole Direttrice, dott.sa Liliana Bertuzzi e dal Santuario della Madonna dell'Oregina di Genova, da cui ho ricevuto l'immagine dell'affresco della facciata, pagina di storia dell'Inno di Mameli.
Il titolo "La Benedizione delle Bandiere" si riferisce al voto che le Autorità ed il popolo avevano fatto alla Madonna , la quale sarebbe apparsa a Frate Candido Giusto l'8 dicembre 1746.
Nella visione del Padre Superiore Francescano la Vergine Maria viene rappresentata con le braccia distese con atteggiamento protettivo sulla città rappresentata nell'iconografia dell'affresco della Torre del Faro di Genova: "gentile maestro si tratta della Lanterna di Genova, simbolo della città da sette secoli con i suoi 117 metri ".
L'iconografia esprime la fusione tra Cristianesimo e laicità del popolo italiano nelle radici risorgimentali. Ogni 10 dicembre il popolo si recava in processione al Santuario dell'Oregina per lo scioglimento del voto e nel 10 dicembre 1847 circa 30.000 patrioti risalirono al Santuario detto dell'Oregina, nome derivato dalla locuzione invocativa "Oh Regina!", di Maria che fino al 1637 fu Regina e Protettrice di Genova.
Le bandiere dinanzi al Santuario dell'Oregina I il 10 dicembre 1847 si inchinarono e vennero benedette dal sacerdote. Quella bandiera del Tricolore, cucita alla rovescia (rosso, bianco e verde) per la fretta è custodita come cimelio storico nella facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Genova, mentre le altre bandiere dei quartieri sono custodite dopo il restauro nell'Istituto Mazziniano di Genova.

Oggi nelle esequie di Stato gli Italiani erano presenti con la bandiera insieme ai fratelli Musulmani, figli del Dio unico di Abramo, di quel ponte biblico tra uomo e donna, che ha generato l'umanità e la storia di cui siamo testimoni, eredi, custodi e orfani nella tragedia "assurda"del ponte di Genova. A Te Genova, "ragazza bella" come cantavamo nel '900 in una filastrocca popolare di Canosa di Puglia e come ci ha fatto riscoprire nel lessico l'Imam di Genova, in arabo "Zena", "La Bella", che ritornerà dopo essere scesa all'Inferno dal Ponte, nella benedizione del Signore e nella coscienza civile degli Italiani "Costruttori di Ponti", che prendono per mano i due tronconi spezzati e ricostruiscono con cemento indelebile, armato di sapienza e di fratellanza.
A Te Genova, a Te Italia.
maestro Peppino Di Nunno
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