Stilus Magistri

Il dialetto canosino riscopre “tatà”

“Papà” in dialetto, italiano, latino e greco

Nel giorno 19 marzo della Festa del Papà, leggiamo il saggio "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino" del maestro Giuseppe Di Nunno riscoprendo le radici etimologiche linguistiche della voce "attène" e "tatà".

- attène (sost. m.). Sign. padre Et. germ. Nella lingua gotica troviamo la radice "atta" (padre), probabilmente acquisita dalle invasioni barbariche dell'Alto Medioevo. Infatti troviamo il lemma "atta" (padre) nel Glossarium Latinitatis: atta: vox ergo vulgaris apud Gothos, ut notant ibi docti Hagiographi. La radice è anche del greco arcaico: ἄττα padre anziano, ma la ritroviamo negli scritti del Vescovo Filastrio del IV secolo: puella patri gaudendo innuens, vulgari voce aiebat: Atta, da mihi fustem, ut ambulem (la fanciulla, rivolgendosi con gioia al padre, con linguaggio popolare diceva: atta, dammi il bastone, affinchè io possa camminare). Nel dialetto canosino si pospone l'aggettivo possessivo "mio" nella parola "attàneme" con la locuzione che ascoltavo da mia nonna Rosienlla: "vulève jalzè la chèpe la bonàneme d'attàneme!" ( se levasse il capo la buonanima di mio padre!).

- tatà (sost. m.). Sign. papà. Et. lat. tata, ae (papà); anche in gr. τάτα.Tata deriva anche dalla reiterazione della sillaba "Ta", espressione del balbettio degli infanti: ta, ta.
Arch. lett. Edmondo De Amicis, scrittore di fine '800, nel racconto "L'infermiere di Tata", parla del figlio che incontra il padre infermo in ospedale, dicendo "Tàta, tàta mio!". Ma la bellezza linguistica ci fa ritrovare l'espressione "tata" nella letteratura latina di Terenzio Varrone, nel I sec. a.C., il quale scrive nei Logistorici (Discorsi di Storia), nel "De Liberis Educandis" (Sull'educazione dei figli), 14, 1: cum cibum ac potionem buas ac poppas vocent (parvuli), et matrem mammam, patrem tatam (quando bevi e succhi il cibo e la pappa, i piccoli chiamano la madre, mamma e il padre, papà). Meravigliosa antica e moderna espressione dei piccoli!
La figura del padre ha una grande valenza nella famiglia patriarcale.Nella famiglia patriarcale, tetùcce era il fratello maggiore, tatè era il padre, tatarànne era il nonno (tatà granne), papagnòre (papà senior) era il bisnonno e mammagnòre (madre senior) era la bisnonna.

Fras. "tatarànne", viene chiamato anche il soffione, per la comparazione ai capelli bianchi del nonno.
Negli anni '70 ho composto una poesia dedicata a mio padre, conseguendo il premio "Rosaria Scardigno" a Molfetta(BA): "mi sono addormentato accanto a mio padre e ho sentito l'odore della terra…".

Auguri a tutti i papà! …E anche ai Giuseppe con la poesia di un tempo evocata da Cuma Rosetta oggi nell'incontro di Condominio con gli amici Sabino, Lucia e Ignazio. La poesia fu composta da Teresa Romei Correggi, maestra dell'Appennino Emiliano di Cervarezza Terme, frazione del Comune di Busana. Ero ragazzo, era festa di famiglia da mio nonno Peppino, in copertina sul libro del dialetto, e per le strade di Canosa passava anche la banda musicale cittadina.

San Giuseppe vecchierello,
cosa avete nel cestello?
Erba fresca e fresche viole,
nidi, uccelli e lieto sole.
Nel cantuccio più piccino
ho di neve un fiocchettino.
Ho un piattino di frittelle
e tant'altre cose belle.
Mentre arriva primavera
canto a tutti una preghiera,
la preghiera dell'Amore
a Gesù nostro Signore.


Auguri ai Giuseppe!

maestro Giuseppe Di Nunno
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