Stilus Magistri

Gli Avelli del Camposanto di Canosa

Storia a Scuola tra culto, poesia e pietà popolare


A Canosa di Puglia la via che lega la città dei vivi alla città dei morti si intitola "Via Agli Avelli", poco conosciuta nella toponomastica, detta dal popolo del 900 in dialetto, "la voje du Cambesànde".
Accostandoci alla cultura ellenica delle nostre radici, nella mitologia dell'Ade, presente anche nella Letteratura dantesca della Cappella Sistina, possiamo considerarla la via che "traghetta" gli uomini dalla sponde dalla vita urbana al campo suburbano dei morti.
Abbiamo svolto un percorso conoscitivo ed educativo nella Classe 1 G, sezione Liceo Classico del Liceo Scientifico Enrico Fermi di Canosa, con la condivisione della Dirigente, prof. Nunzia Silvestri e con la collaborazione della Docente Giulia Giorgio.
Via Agli AvelliPercorrendo la letteratura degli Avelli, con l'attenzione partecipe e meritevole dei ragazzi, risaliamo all'etimologia degli Avelli, alla parola latina "labellum", piccola conca, che nel Campo Santo, accoglie le spoglie mortali.
Ma ritroviamo la parola degli "Avelli" anche negli scrittori Vittorio Alfieri, Alessandro Manzoni e in Dante Alighieri nell'Inferno della Divina Commedia: Canto IX, v. 118 (chè tra li avelli fiamme erano sparte) e Canto XI, v. 7 (d'un gran'avello ov'io vidi una scritta).
"Via degli Avelli" è una strada anche del centro storico di Firenze, che fiancheggia le Arche sepolcrali.
E la scritta di Via Agli Avelli, noi la leggiamo a Canosa di Puglia su una lapide di terracotta, rara nella toponomastica cittadina, fra i Cipressi, che "in duplice filare", come nella poesia di Giosuè Carducci, alti, sempreverdi e austeri portano alla Croce del Camposanto, che si staglia sulla facciata del sito cimiteriale.
Il CamposantoCon gli studenti liceali ci soffermiamo alla lettura della denominazione, CAMPOSANTO, che figura a caratteri cubitali sul cancello d'ingresso e che viene riportata nei fascicoli dell'Archivio Storico Comunale, che ho consultato nei giorni scorsi, incontrando anche l'Assessore Pietro Basile e ringraziando la Dirigente Rosa Abatecola.
La lapide della fondazione del sito cimiteriale, di cui è stata smarrita in passato l'originale storico, porta la data della fondazione del MDCCCXLII (1842) ad opera del Sindaco Ferdinando Lopez, e le stesse fonti archivistiche portano per disposizioni provinciali da Bari e per consuetudine italica il termine "Camposanto".
A sinistra ritroviamo dal 1842 la Confraternita di San Biagio e della Raccomandata, mentre a destra sono collocate le Confraternite del Purgatorio e del Santissimo. Sulla Cappela rintocca la Campana del 1869 della fonderia Ripandelli di Sant'Angelo dei Lombardi, che nel passato ho visto da vicino con gli occhi dei "Sacri Bronzi".
Ritroviamo a Pisa e altrove la denominazione del Campus Sanctus, che i nostri nonni e genitori hanno evocato anche in dialetto " u Cambesànde" : ricordo mio nonno Peppino, che si recava ottantenne al lavoro in un campo adiacente "abbasce o Cambesande".

Ma oggi a Canosa usiamo dire "CIMITERO" nel recarci alla visita nella pietà popolare e nelle fede cristiana.
Con i ragazzi della Classe 1^ del Liceo, sostenuti dalla competenza della prof.sa Giorgio, sfogliamo il lessico nell'etimologia, dove Camposanto, rimanda ad un Campo Santo (campus sanctus), consacrato dalla sepoltura degli estinti, come è scritto nella lapide storica ("sacrava") e dalla fede nell'immortalità, che "ammaestra i viventi nel silenzio deli estinti".
Il CimiteroDiversamente il termine Cimitero, deriva dal greco χοιμητήριον (coimetèrion), che significa "dormitorio", e che si ricollega ala parola latina "requiem" (riposo) della cultura cristiana.
Sarebbe auspicabile, anche nella commemorazione liturgica ecclesiale locale, usare il termine "Camposanto", per il significato eloquente e per la continuità storica: da circa un secolo e mezzo abbiamo detto sempre "Camposanto", evocando la storia impressa nei manoscritti dell'Archivio Storico, nella memoria generazionale, nella fede popolare e riportata nell'iscrizione cubitale del sito municipale, di cui abbiamo cambiato la carta d'identità.
I luoghi sepolcraliCon gli studenti liceali rileggiamo i sinonimi del Campus Sanctus, presenti anche a Canosa, dalle necropoli (necros-polis) daune, dalle urne cinerarie, dagli Ipogei ellenici alle Catacombe di S. Sofia, ai Sarcofagi, che letteralmente "consumano la carne", al "Sacellum", al Mausoleo di Boemondo, ai "clara monumenta" (illustri sepolcri della Cattedrale San Sabino), all' "hoc monumentum" della Cappella dei Sacerdoti, agli "Avelli del Camposanto" di Canosa di Puglia, dove riposano con una sacralità sfumata sulle botole di pietra le fosse comuni della Spagnola del 1918 e le otto fosse comuni dei "poveri del Camposanto", dove sopra da un secolo non c'è neanche per segno solamente una Crocetta.

"A Livella" di TotòE con gli studenti ci colleghiamo al messagggio di "Esposito Gennaro", o scopatore, e alla sua tomba che aveva "pe' segno sulamente 'na crucella", evocata accanto al Marchese di Belluno, nella commovente ed insigne poesia di Antonio De Curtis, (in arte Totò), che ancora oggi insegna ed educa. Lo stesso grande Papa Francesco ha vocato: "mia nonna diceva a noi bambini che il Sudario non ha tasche". Così con l'animo partecipe dei ragazzi, recitiamo la magnifica poesia "A Livella", mostrando ai ragazzi lo strumento della livella, la scopa antica dello scopatore e i due berretti del Marchese del netturbino, che non stanno sullo stesso livello in vita.
È stato un momento eloquente, poetico, commovente tra occhi seri e sorridenti; il momento è stato poi ripercorso anche nella Scuola Media Foscolo-De Muro Lomanto, in classe 3 L, con la condivisione della Vicaria, prof.sa Caporale e della Docente di Lettere, prof.sa Iacobone, con ragazzi attenti e partecipi con la mente e con l'animo.

Il Simposio e la Calzetta dei MortiCorre il giorno che prelude alla serata di Halloween, ma noi nella classe del Liceo abbiamo proposto la lettura della poesia "La Calzétte de li murte", che evoca nella Daunia la tradizione funeraria del Symposium, del banchetto terreno che prefigura al banchetto ultraterreno, come si presentò ai nostri occhi la tavola imbandita ai piedi del sontuoso letto bronzeo degli Ipogei cosiddetti "Lagrasta" del IV sec. a. C.. della fanciulla Medella: "una tavola sontuosa sembrava attendere questi illustri defunti e nel mezzo di essa sorgevano piramidi di pomi e di melegrane".

Le Associazioni competenti, come la Fondazione Archeologica e la Pro Loco, potrebbero in un Ipogeo aperto, rievocare e rappresentare il Symposium, il banchetto della storia.
Ma era anche la tavola imbandita che i nostri nonni preparavano per la notte e la discesa dei familiari estinti e dei "doni dei morti" presenti anche in Sicilia. Ma nelle nuove generazioni e nelle lacune culturali scavate da noi educatori, abbiamo preferito il "terrore dei morti" ai "doni dei morti", le maschere di carnevale della morte ai gustosi cibi e dolci, da condividere tra terra e Aldilà, dalla melagrana, alla melacotogna, ai fichi secchi, al grano dei morti cotto col vincotto, presente anche a Lavello. Noi dicevamo con gioia e affetti "l'àneme de li Mùrte / annéuce ca pùrte". Purtroppo il consumismo svuota le tasche e il globalismo ci svuota l'animo e le identità del territorio, arrivando persino a "toglierci le lacrime" come ha detto Papa Francesco.

Sono i vuoti scavati dagli educatori, che danno poi adito a pochissimi giovani che vivono Halloween neanche nelle radici celtiche e anglosassone, ma come valvola di sfogo negli atti vandalici avvenuti nel rovesciare incivilmente i carrelli dei rifiuti civili o nell'imbrattare i portoni dei Condomini con uova, farina e …miseria della festa, mentre a Roma viene promossa dalla Diocesi la "Notte dei Santi".
La preghiera ai Defunti in dialetto e in LatinoIl silenzio, le lacrime, la preghiera, l'Amore e la Fede, danno umanità a noi viventi e sacralità agli Avelli del Camposanto di Canosa, alla preghiera dell'Angelus del Papa in ogni domenica, alla preghiera dei nostri nonni, che ricordo in ogni sera: "deciòme na requiemetérne all'àneme du Pregatòrie", dove la Stessa Chiesa del Purgatorio dell'800 sul Borgo Antico di Canosa, affida alla Madre di Dio i nostri defunti, come è scritto in latino sulla Cappella del Camposanto: DEIPARAE GRATIARUM DOMINAE DEFUNCTOS SOSPITANTI, "alla Madre di Dio, Signora delle Grazie che Protegge i Defunti",… e così sia!

maestro Peppino Di Nunno – A. D. 2013
11 fotoCamposanto di Canosa
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