Stilus Magistri

Gesù, nelle parole dei nonni

Lettera a Papa Francesco

Carissimo Papa Francesco, Servo dei Servi di Dio, è bello che Lei abbia innestato nel Suo Magistero, l'insegnamento dei nonni, che costituiscono le nostre radici familiari e sociali.
Sono un maestro in pensione, ma sempre al servizio, e ora che sono nonno a 64 anni, con tre figli lontano per lavoro, penso di più alle parole dei nonni.
  • Anche in Puglia "il sudario non ha tasche
"Era il 24 marzo quando la Sua parola ha evocato le parole di Sua nonna Rosa: "la mia nonna, si diceva a noi bambini, il sudario non ha tasche".
Nei miei studi e nella mia esperienza di maestro di Scuola Elementare, non più in servizio, ma ancora al servizio volontario con le mie fragilità fisiche, ho ritrovato un proverbio del nostro paese e del territorio barese, simile a quel detto: "u tavéute nan tène le palte" (la bara non ha tasche). Tavéute deriva dall'arabo tabut (cassa da morto) e palte deriva dal francese paltot (capotto, giacca).
Nella voce del tempo dei nonni, testimoni di Gesù, vogliamo indirizzarLe e dedicarLe alcune parole di insegnamenti cristiani, che ho raccolto in una poesia in dialetto canosino (Li Crestiène), trasmessa ai bambini, anche attraverso il sito www.canosaweb.it
I nonni parlavano in dialetto, ma col cuore di Gesù e Maria.
  • I Cristiani (li Crestiène)
Mio nonno Peppino, si diceva alla gente: "quanti Cristiani" (quanda Crestiène!) per dire "quanta gente", perché tutti sono Fratelli di Cristo nella Croce.
  • I bambini, anime di Dio
Mia nonna Rosinella chiamava i bambini, "anime di Dio" (sò jàneme de Dòje).
  • I fioretti e l'Angioletto
Mia madre, Rosetta, vivente e ora non vedente con 88 anni, diceva di fare i "fioretti", le opere buone per Pasqua, mettendo un chicco di grano e pregando l'Angioletto custode. In fondo c'è un mio amico falegname, che ha fatto la Troccola (Matraca di Rio de Janeiro) del Venerdì Santo, a Lei donata, tramite l'amato mons. Guido Marini: lui si chiama Angioletto Favore.
Ma anche mia nonna Rosinella diceva "l'Arcangelo Raffaele ti assista".
  • Alle anime del Purgatorio
Mia nonna Rosinella, nata nell'anno santo del 1900, diceva: "preghiamo alle anime del Purgatorio" (all'àneme du Pregatòrie), ai familiari defunti che continuano ad amarci.
  • La buonanima di mio padre
Mia nonna diceva: "la buonanima di mio padre" (la bonàneme d'attàneme), per ricordare i genitori defunti.
  • Se il Signore benedice i campi
Mio padre Giovanni, nato nel 1920, lavoratore dei campi, mi diceva, provato dal sudore della fatica, alla fine del lavoro: "se il Signore benedice quest'anno il raccolto" (se auànne u Segnòre benedòice u raccolte).
  • Che peccato! dinanzi alla morte
I nostri nonni esclamavano afflitti dinanzi alla morte, anche piangendo: "che peccato!" (cè pecchète!"), forse significando che il peccato ha portato la morte, perché "Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi" (Sap. 1, 13-14).
  • Il segno della Croce sul pane
Mia madre Rosetta, le nostre mamme, massaie della notte per impastare la farina e far lievitare le pagnotte di pane fatto in casa, dicevano, anzi facevano con la spatola di ferro, un segno di croce su ogni pagnotta, baciandole una ad una: io l'ho visto da bambino! Quel segno di Croce si rinnovava a tavola prima di mangiare, pensando ai poveri, che fanno il segno della Croce, ma non hanno il pane!.
Anche l'olio d'oliva si usava, facendo un segno di croce (na cràucia d'ughhjie).
Mia moglie Elena, continua a fare il pane in casa e sarebbe bello condividerlo con Lei.
  • Le orazioni in Chiesa
Mia nonna Rosinella diceva, invitando ad andare in Chiesa per dire le orazioni. "a dòice le raziéune".
In fondo sul portale delle nostra storica Cattedrale del VI sec. è scritto: "DOMUS MEA / DOMUS ORATIONIS" ("La mia casa sarà casa di preghiera") , Luca, 19, vv.45.48.
E ricordando il Battesimo ricevuto in Chiesa, parlando di qualche difetto di una persona, si salvaguardava il Battesimo: "da fòre u Vattìsme" (tranne il Battesimo).
  • Cresci santo!
Allo starnuto di una persona, mia nonna diceva: "crisce sande!" (cresci santo); al secondo starnuto si diceva: "bona sorte" (buona sorte!); al terzo e raro starnuto si concludeva "sanda morte en Paravòise" (Santa morte in Paradiso).
Caro Papa Francesco, anche noi diciamo al suo starnuto: "cresci Santo!"
  • La fede nel Signore
Mia nonna diceva di avere sempre la "fàite du Segnòre" ( la fede nel Signore), al Padre Eterno.
I nostri nonni erano gente viva nella fede, popolare, semplice, povera, ma grande nel cuore.
  • Famiglia, Chiesa domestica
In casa si pregava, sul marciapiede di Maggio si recitava il Rosario; i Santi, anche sotto le campane di vetro erano venerati, gli altarini erano sul comò e nel cuore di casa, che veniva benedetta dal Sacerdote nel tempo di Pasqua; la mamma, dopo aver fatto i dolci di Pasqua, diceva: "non si mangiano le scarcelle, se non viene il prete a benedire la casa".
  • Gesù e Maria, sempre Maria
È sera, mentre a volte da bambino, ero a letto con mio nonno Peppino (n. 1898), rimasto solo in casa a Canosa, quando la nonna Rosinella si recava a San Giovanni Rotondo per il parto della figlia Sabina. Finiva il giorno e mio nonno diceva "Gesù Maròje, sembre Maròje" (Gesù e Maria, sempre Maria).
Così è scritto in un graffito della cavità di tufo a Canosa di Puglia, da me esplorata negli anni 80: VIVA GESU' - VIVA MARIA.
È sera, così prega nonna Rosetta in dialetto: "Mu s'achjéute la porta maie / cu mande de Marôje, /
ke le mène de san Geséppe, / ke l'anidde de san Semiòne"
(Ora si chiude la porta mia, / con il manto di Maria, / con la mano di San Giuseppe / con l'anello di San Simone).
  • Se Gesù Cristo vuole!
Mio nonno Peppino, pensando alle cose belle del domani, diceva, affidandosi al Signore: " se u Segnòre me fèce cambè" ( se il Signore mi fa vivere), rimettendo la vita ai disegni di Dio.
Anche al termine della giornata, il nonno auspicava "domani è un altro giorno, se Gesù Cristo vuole" (se Gèse Criste vòle).
  • Un Crocifisso sotto terra a Canosa di Puglia
I nostri nonni, tufaroli dell'800 a Canosa di Puglia, parlando in dialetto, hanno scolpito in una cavità antropica di tufo, con la luce delle lucerne ad olio, un Crocifisso, alto mt 1,80.
Mentre nell'iconografia e teologia il Crocifisso è raffigurato sulla sommità del Golgota, il Crocifisso canosino nel buio sottoterra regge le fondamenta della città e della storia.
Ai suoi piedi, dopo la mia scoperta sotterranea del 1984, abbiamo pregato il Padre Nostro con il Parroco della Cattedrale San Sabino, mons. Felice Bacco e con il Vescovo del tempo mons. Giuseppe Lanave.
Il tufo, roccia calcarea di Canosa di Puglia, punteggiata di sette storiche colline come Roma e le città dell'Asia Minore, ha costituito la religiosità del tempio ellenistico del IV sec. a, C. e la cupola cristocentrica con sette cerchi concentrici, riportata alla luce in Cattedrale in questo anno della Fede, dal VI secolo, in cui fu opera del Vescovo Santo, Sabino, grande amico (valde diligebat) di San Benedetto negli incontri a Montecassino.
Il tufo è la pietra canosina, che parla in questa CITTA' DI PRINCIPI, IMPERATORI, VESCOVI e… NONNI contadini e cristiani.
  • Mia nonna diceva… dalla Puglia al Veneto
Ci scrive un'amica, ambasciatrice del Comune di Pederobba (TV), legato a Canosa di Puglia e alla Scuola, dalla Storia delle trincee del 1918 e da un Patto di Amicizia, suggellato dal Presidente della Repubblica, Napolitano, nel Quirinale nel 2011.
La gentilissima Matilde Forlin ci scrive. "Mia nonna mi diceva: la benedizione passa sette muri; non muove foglia che Dio non voglia; dopo canta' Rosari", invitando a recitare, anzi a cantare il Rosario dopo il lavoro della giornata.
  • Mia madre diceva… del card. Ersilio Tonini
Èbello aver imparato dal card. Ersilio Tonini le parole della mamma di un bambino che "aveva le scarpe solo per andare a scuola e a messa la domenica".
Così risuonano le Sue parole che "respiravano in famiglia i pensieri del padre e della madre".
"Mio padre mi diceva: studia, perché ogni conoscenza in più è una ricchezza dei poveri".
"Mio padre non l'ho mai sentito alzare la voce sopra mia madre, e diceva sempre in dialetto: sentite vostra madre".
"E mia madre, che mi ha trasmesso lo stupore della vita, mi diceva: preparati ragazzo, preparati, perché il Signore ha del bene da farti fare".

Grazie card. Tonini!
  • I padri della Bibbia ci dicevano…
Le parole di Papa Francesco, del card. Tonini, sono per noi tutti educative e richiamano i testi sacri della Bibbia, dei padri di Israele dell'Antico Testamento: "Chiedilo infatti alle generazioni passate, / poni mente all'esperienza dei loro padri" (Giobbe, cap. 8, v. 8).
Le parole della nonna, della mamma, diventano anche proverbi e sapienza popolare, come "le parole dei Sapienti" del libro dei Proverbi del V sec. a. C. dell'Antico Testamento; sono parole dei nonni di Israele che manifestano "i cieli per la loro altezza e la terra per la sua profondità" (Prov. 25, 3).
  • Mia madre mi diceva… con l'esempio
Il parroco della Cattedrale di San Sabino di Canosa di Puglia, mons. Felice Bacco, ricorda le tante parole della mamma: "sono parole belle che hanno tanta parte nella mia vocazione di Sacerdote, ma mi guidavano sempre con l'esempio".
I nostri nonni, i nostri genitori, sono i primi, come dice Papa Francesco, che "ci hanno insegnato a pregare".
Si associano alla suddetta lettera la Città e la Chiesa di Pederobba (TV), con cui Le abbiamo fatto dono dell'olio di Nardo, nel profumo evangelico del Suo stemma: i nonni nei diversi dialetti, dal Nord al Sud, hanno detto le stesse cose, dal Sudario, alla Casa di Preghiera, al Segno della Croce, ai "Cristiani", visti in tutta la gente di paese, come diceva Sua nonna e mia nonna.
Grazie nonni!
Grazie Papa Francesco!
Grazie Gesù e Maria!
È sera, chiediamo perdono dei nostri peccati, diciamo grazie al Signore della vita, facciamo silenzio prima del sonno e preghiamo per il Papa, come ci ha chiesto: "... Santa Maria, Madre di Dio, prega per Papa Francesco, Pastore, adesso e nell'ora della sua morte" Amen.


maestro Giuseppe Di Nunno
Canosa di Puglia, 2 ottobre 2013
Card. ToniniSan Sabino: CattedraleCuma NcurnèteDevozione popolareGrotta del CrocifissoU farnère a devozione
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