Stilus Magistri

Divinus halitus terræ

Il divino respiro della terra da Plinio all’EXPO 2015

Nell'inaugurazione dell'EXPO 2015, trasmessa in diretta dalla RAI, abbiamo ammirato questa vetrina mondiale di Milano sul tema "Nutrire la terra, energia per la vita- Feeding the Planet, Energy for Life". Nelle radici italiche abbiamo apprezzato l'iscrizione in latino sulla facciata del Padiglione Zero, che nel suo numero introduce alla visita del sito espositivo, raccontando la storia del cibo e della terra, con la prestigiosa direzione del dott. Davide Rampello.

DIVINUS HALITUS TERRAE

è un motto che abbiamo inteso studiare, come nei personali studi filologici del latino, ricevendo dalla segreteria del padiglione, l'indicazione dell'opera di Plinio della Naturalis Historia, al Libro XVII, paragr. 39. In questa lettura abbiamo usufruito della presenza a Milano del nostro 'emissario' da Canosa di Puglia, Bartolo Carbone, con le sue foto che ringraziamo. Vogliamo rileggere il contesto letterario, partecipando al significato del motto e alla lettura di Plinio. Il naturalista dell'epoca romana disquisisce sui vari tipi di terreno agricolo del suolo italico, raccomandando con Catone di non smuoverlo con l'aratro, quando esso è arido per la siccità, come raccomandavano anche i nostri nonni contadini del '900: "Terram cariosam cave, neve plaustro neve pecore inpellas" (Attento alla terra arida, non smuoverla col carro, né con il gregge).
E lo stesso Omero, attesta Plinio, indica una buona coltivazione, con la terrà né umida, ne secca che risplende dopo l'aratro (facilisque culturae, nec madida nec sitiens. illa post vomerem nitescens). Plinio tra le fragranze emmesse dalla terra si chiede quale sia l'odore più bello della terra (quales sit terrae odor). Come è capitato a noi, e a me personalmente con mio padre nei campi, Plinio scrive che "capita spesso al tramonto del sole" (contingit saepe … sub occasum solis), di trovarsi nei campi nel rapporto tra uomo e natura.

La terra "… cum a siccitate continua immaduit imbre. tunc emittit illum suum halitum divinum ex sole conceptum, cui conparari suavitas nulla possit" ( e quando s'impregna di pioggia dopo una siccità ininterrotta, allora emette quel suo alito divino ricevuto dal sole, a cui nessuna dolcezza può essere paragonata). Infatti la terra arida, dopo un acquazzone estivo sprigiona un odore inebriante con gli olii volatili delle piante in quel fenomeno olfattivo scientifico della formazione dell'ozono, ossigeno triatomico (O3), generato dalla scariche elettriche e dal sole. Ozono infatti deriva dal greco ὄζειν (ozein), che significa "emanare odore". La terra fertile emana in quel latino italico e universale della natura un "divino respiro", che suggella il Padiglione Zero dell' EXPO 2015, sovrastato dall'immagine della terracotta, esposta in originale all'interno e proveniente dal Museo egizio. L'immagine risalente a 6500 anni fa è la prima immagine dell'uomo al centro del mondo, in un cerchio, circondato da elementi del regno vegetale e animale. La simbologia si ritrova nella celebre immagine dell'uomo di Vitruvio di Leonardo da Vinci del 1490, raffigurato anche sulla moneta di 1 Euro coniata in Italia, dove il centro dell'uomo è l'umbilicus mundi. Come "l'uomo divenne un essere vivente", quando "Dio soffiò un alito di vita" nella creazione della Genesi (cap. 2, 7), così la terra ha un alito divino che l'uomo deve custodire e proteggere perché essa sia sempre la madre terra che ci nutre e ci governa.

Respiriamo con la vita questo "divino respiro della terra" visitando l'EXPO 2015, con il viaggio nel tempo del Padiglione Zero.
maestro Peppino Di Nunno (stilus magistri)
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