Stilus Magistri

Cronache cittadine, l'epidemia del 1918: il virus della Spagnola

Dal diario di Peppino Di Nunno - Canosa 1 Novembre 2006

A CANOSA IL RINTOCCO DELLA CAMPANA DOPO 90 ANNI

ASPETTO CULTURALE
Il livello di civiltà di un popolo si misura anche dalla cultura del culto dei morti. I corredi funerari e gli ipogei dauni di Canosa di Puglia sono monumenti e risorse patrimoniali che attestano "l'egregia corrispondenza di amorosi sensi" che il poeta Ugo Foscolo fa rivivere nella sua poesia accanto alla fede cristiana delle croci piantate sui cimiteri del mondo. "Hoc monumentum" si legge nel cimitero di Canosa di Puglia che interpreta le parole "questo sepolcro".
Per iniziativa della Associazione Legambiente di Canosa, sui dodici sepolcri dimenticati dalla storia, sulle dodici botole sepolcrali di pietra si è posata a Canosa una memoria, una lezione di scuola aperta, un messaggio, un fiore con la partecipazione dei bambini della Scuola elementare "Enzo De Muro Lomanto".

ASPETTO STORICO e RECUPERO DEL TERRITORIO
Il 4 novembre del 1918 mentre i soldati italiani sul fronte di Vittorio Veneto raggiungevano la libertà e l'Unità d'Italia, sul fronte epidemiologico si combatteva in tutte le regioni del mondo il virus influenzale della"spagnola" che provocò il più grave flagello virale dell'umanità con circa 50 milioni di deceduti. L' Italia segnò il maggior numero di deceduti in Europa con 675.000 vittime: e mentre a Roma e a Torino si piangevano fino a 400 morti al giorno, anche Canosa era provata con 40 o 50 decessi al giorno tra l'autunno del 1918 e l'aprile del 1919. In ogni famiglia c'era una lacrima luttuosa.

Così riferisce il maestro Peppino Di Nunno: "Nel 1996 sul sito di Maria SS. dei Raccomandati segnalato a me dal custode Iannuzzi non c'era nessun segno. Ho proposto un'idea ed un progetto attuato dal Comune nella persona del Commissario Prefettizio dott. Iaculli". Ricordo la testimonianza di mia nonna Rosinella Catalano: "Io avevo 18 anni, persi i capelli ma mi salvai, invece tetucce (il fratello maggiore) Nicola aveva venti anni e morì alla Spagnola. Non si trovavano bare e per non finire nelle fosse comuni, usammo la tinozza zincata dove si lavavano i panni (gàvete) e fu sepolto al cimitero". Da una ricerca storica emerge che rispetto alla media di decessi di 600 ogni anno, nel solo 1918, nell'arco del quadrimestre settembre-ottobre, perirono circa 1000 canosini.

In data 5 novembre 2006 ho intervistato con grande emozione la nonna Gervasio Fonte (Cùma Fundélle) di anni 96, pienamente lucida nella memoria, in via Sabina: "Fìgghie mòie, la sàre scive a truè a nu parènte, u jùrne apprisse avève murte! Le mettévene sàupe o carre e le purtévene o cambesande. O stète na tragédie!" Moltissimi (forse 600) vennero deposti nelle fosse comuni che per 80 anni per segno avevano soltanto una botola di pietra. Il Comune di Canosa poi nel 1996 ha restituito alla dignità una lapide commemorativa ai piedi della quale si sono ritrovati i bambini di classe 4^ della Scuola elementare "Enzo De Muro Lomanto" con una iniziativa promossa dal Circolo Legambiente di Canosa, presieduto dalla dott.sa Carmelinda Lombardi.
La parola dei viventi e delle nuove generazioni ha dato voce al "silenzio degli estinti" di questa pandemia su cui gravò un black-out informativo per ragioni militari: non si doveva parlare di questa epidemia per non far crollare il morale dei soldati e del popolo in tutte le regioni d'Europa.
L'unica nazione a rompere questa censura di stampa fu la Spagna, che non era uno Stato belligerante e che nel maggio del 1918 emise una comunicato sulla presenza del contagio di una febbre alta che provocava la polmonite. Da questo comunicato giornalistico derivò il nome della "Spagnola" i cui ceppi virali si erano già diffusi in America e nella Cina meridionale. Gli stessi villaggi Eschimesi non rimasero indenni.

Nel Regno d'Italia il Governo di Vittorio Emanale Orlando ordinò, anche per un cordone sanitario, il divieto di rintocchi e di cortei funebri e ancora oggi non si trovano fotografie dei cadaveri riversati e ammassati nelle fosse comuni, né di altri momenti. Nel Veneto orientale ci furono 210 mila morti tra i civili per l'epidemia. Il Cimitero militare austro-ungarico di San Michele al Tagliamento accolse 200 deceduti per la febbre della Spagnola in una fossa comune. Sono salme di nemici morti esuli in prigionia. Al centro del sito cimiteriale tra migliaia di lapidi con nomi sorge una Croce con l'iscrizione: IM TODE VEREINT (UNITI NELLA MORTE). Un Messaggio di pace dalla Grande Guerra del '18, il cui numero di vittime risulta falsato dai deceduti dell'epidemia virale che sconfisse vinti e vincitori.


ASPETTO SANITARIO

Nell'educazione socio-sanitaria dei bambini il maestro ha sottolineato che "il virus non uccideva solo i deboli, ma soprattutto i forti, i giovani": infatti morivano soprattutto i giovani dai 14 ai 35 anni come conseguenza della "tempesta di citochina", che costituisce una reazione immunitaria di autodifesa dai virus, ma che essendo sproporzionata diventava autodistruzione, come avviene anche in alcune infezioni virali attuali (SARS). E i bambini chiedono: "ma quali erano la medicine per curarsi?" La dott.sa Lombardi, farmacista, precisa : "Il chinino era l'unico farmaco, usato all'inizio del 900, usato anche per la malaria. Ma il chinino era un farmaco tossico e aggredendo anche i globuli rossi provocava tra gli effetti collaterali reversibili la caduta dei capelli. Le farmacie d'Italia furono obbligate a restare aperte tutti i giorni, ma non era la salvezza il chinino".


Non esisteva neanche l'antibiotico, in quanto la penicillina di Fleming fu scoperta il 1928 e comunque non sarebbe servito l'antibiotico in una infezione virale aggressiva, che può essere prevenuta solo dal vaccino. Ma il genoma del virus non poteva essere individuato all'epoca, mentre oggi potrebbe ripresentarsi con una mutazione genetica, trovando comunque, come nell'Aviaria, la scienza medica e le strutture sanitarie idonee. Ma soprattutto, come evidenzia la presidente locale di Lega Ambiente, dott.sa Lombardi, oggi qualsiasi rischio della nostra salute pubblica non troverebbe il silenzio della ragione militare del 1918, ma la coscienza informativa delle Associazioni e delle Istituzioni sanitarie.

ASPETTO RELIGIOSO
Tra i nomi illustri della Spagnola, figurano anche Francesco e Giacinta Marto, i due pastorelli di Fatima che nel 1917 con Lucia dos Santos, deceduta di recente come Suor Lucia, furono i veggenti delle apparizioni. Ai due pastorelli la Madonna aveva predetto la prematura scomparsa per malattia. L'anno successivo nel 1918 all'età di 10 anni furono vittime dell'epidemia della Spagnola, mentre il 13 maggio del 2.000 sono stati proclamati beati da Papa Giovanni Paolo II.

La chiusura della cerimonia ha visto o meglio sentito l'applauso dei bambini e dei presenti nel giorno di Ognissanti ai nomi dei viventi, ai nomi degli estinti delle fosse comuni, ancora oggi sconosciuti e che il maestro Peppino ricerca, dopo aver visto direttamente le ossa ottenendo nel 1996 l'apertura di una botola nel recupero del sito cimiteriale, che attende una Croce in pietra come pavimentazione del luogo.

E' stato un grande giorno indelebile. Ringraziamo i presenti e il Signore che ci dà vita.


dott.sa Carmelinda Lombardi
Presidente Legambiente - Canosa di Puglia

ins. Peppino Di Nunno
Scuola elementare
"Enzo De Muro Lomanto" - Canosa
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