Stilus Magistri

Canosa di Puglia incide sulla pietra la memoria di Aldo Moro

Intitolata la Villa Comunale del tempo dell’Unità d’Italia

Nei primi anni dell'Unità d'Italia, il Comune di Canosa, a seguito anche dell'iniziativa promossa dal Consigliere Nunzio Maddalena, realizza la sistemazione dello "spiazzo Boemondo", e delibera "approvarsi il piano di esecuzione elaborato dall'Architetto Sig. Iarulli Raffaele in data 5 maggio 1871 per i lavori ad eseguirsi nella Piazza Boemondo per la complessiva somma di lire duemila seicento trentatre, e centesimi sei".
Sono gli studi personali emersi dall'Archivio Storico Comunale (cart. 190 del 900), che attestano la nascita della VILLA Comunale, dove il lessico "Villa" rimanda al francesismo "ville", sinonimo di Città e di giardini pubblici, nella radice latina villa, ae (fattoria, podere), come riporto in anteprima nell'opera letteraria in fase di ultimazione sulle vie del dialetto canosino.
"Per circoscrivere l'intero perimetro alla villetta alla piazza Boemondo" , vengono realizzate le ringhiere con tre ingressi: il primo dai giardini attuali, il secondo dalla via Nazionale di Barletta (attuale via Bovio), il terzo all'estremità sull'estramurale di Cerignola.
La Villa comunale, con Delibera del Consiglio Comunale del 3 aprile 1876, viene strutturata con
"Rinchiera ed orchestra alla Villa",
realizzate dalle prestigiose fonderie Lindemann di Bari, fondate dall'ing. Gulielmo Lindemann, che hanno realizzato anche la "Cassa armonica dei Giardini comunali di Trani", come attesta l'opera di storia del prof. Antonio Monte dell'Università degli Studi della Basilicata.
Abbiamo contattato il prof. Antonio Monte di Lecce, per i suoi studi sulle fonderie, inserite nel Museo della ghisa di Longiano (Cesena); a lui abbiamo trasmesso le radici storiche della Villa comunale di Canosa, attribuita alle fonderie di Guglielmo Lindemann, ingegnere austriaco, che si trasferì a Salerno nel Regno di Napoli e poi a Bari.
La foto di ricerca personale, allegata, riporta il sigillo G. Lindemann, Bari, 1836, nella data della fondazione della Casa.
La pigna posta sui pilastrini della ringhiera artistica, sembra richiamare la pigna posta sul tetto dell'antica Cattedrale di San Sabino.
"Il rialzo di tufo cozzigno scannellato" costituì "il piede d'orchestra a positamente elevato per situarvi sopra l'orchestra a ferro fuso per la Banda Municipale".
Per appalto ai Fratelli D'Amato di Napoli, vengono fornite per la piantumazione della Villa, 27 tipi di piante, descritte con i nomi botanici nella Relazione tecnica con grafia artistica, dal Quercus ilex, al Pinus alapensis, al Laurus nobilis, al Pittosporum undulatum, alla Magnolia grandiflora, al Platanus occidentalis, al Cedrus deodara, all'Eucalyptus, al Tassos, alle Rose.
Oggi ci sono anche i fiori del Cardinale vicino alla Canonica della Cattedrale, ma sarebbe interessante rilevare e scrivere i nomi delle attuali piante, con un progetto di Scuola Agraria.
L'ingresso della Villa dalla via di Barletta, nei primi del 900 diventa ingresso monumentale, con lo stemma municipale del 900, con cancello in ferro battuto e due pilastri in pietra calcarea e pietra scura di serizzo, come mi chiarisce il geom. Nicola Visconti del Comune, con una donazione degli spazi interessati da parte dei Fracchiolla e dei Sinesi, i cui Palazzi gentilizi erano attigui.
Il suddetto ingresso e stemma sono stati risanati dall'attuale Amministrazione del Sindaco La Salvia , nei lavori pubblici curati dall'Assessore Pietro Basile.
Su queste pietre è stata apposta la denominazione, VILLA COMUNALE ALDO MORO, con l'inaugurazione del 9 maggio 2014, che rievoca il 9 maggio 1978, quando il cuore dello Stato italiano fu insanguinato dai terroristi delle Brigate Rosse, che falciarono Carabinieri e Poliziotti della scorta e processarono e assassinarono un uomo di Stato, martire della Democrazia, Politico della Democrazia Cristiana, docente universitario, pugliese di nascita.
Canosa di Puglia, dopo una lacuna di 35 anni, intitola il cuore della Città, la Villa comunale, ad Aldo Moro, a cura di un'Amministrazione di sinistra democratica, che comunque raccoglie le istanze pervenute da tempo, da tante parti del popolo canosino.
Avremmo auspicato una manifestazione più ricca, nonostante le esigue risorse finanziarie del Comune, e avremmo anche auspicato un coinvolgimento del mondo della Scuola, dei giovani studenti, nati all'indomani di Moro, ma apprezziamo l'atto, la cerimonia, che rischiara le pietre della villa comunale e incide il nome di Aldo Moro.
CHIEDIAMO
al sig. Sindaco, che, a complemento della memoria, venga apposta una targhetta, analoga a quelle già esistenti nella Villa, che offra a tutti e alle nuove generazioni l'identità di Aldo Moro.

Si voglia scrivere una pagina indelebile, che illumina la storia ed educhi "la Città degli uomini", come volle Giuseppe Lazzati, portato in giro da noi a Canosa negli anni 70 e 80.
Nei suggerimenti, vorremmo indicare il testo:

Qui pose il piede e la parola
ALDO MORO
Giurista, Docente, Statista, Servo di Dio,
nato in Puglia, a Maglie, il 23 settembre 1916
e assassinato a Roma il 9 maggio 1978, dal terrorismo armato.
Canosa di Puglia Lo accoglie fra i Giusti della storia.

Il 9 maggio ricorre la Giornata dell'Unione Europea, fatta non solo di economia, debito pubblico e spread, ma anche di popoli, di testimoni degli Stati con "lungimiranza europeista", come ha suggellato in Aldo Moro il Presidente della Repubblica Napolitano nell'anno 2007.
Dall'impegno religioso e culturale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), all'impegno politico nella Democrazia Cristiana al servizio del Paese, nell'autonomia di una laicità cristiana, aperta in tempi prematuri alla Sinistra democratica, che, con Enrico Berlinguer, si liberava dalla radici leniniste sovietiche, "rivoluzionarie, ma esaurite" dell'Unione Sovietica.
Mi sia consentito riportare il ricordo personale di Aldo Moro, di cui evocavo in Consiglio comunale, senza alcuna appartenenza correntizia, il pensiero di visione della "società politica e società civile", ancora oggi fondamentale in un tempo in cui la stessa società civile, viene fagocitata e inquinata da alcuni tentacoli di potere della vita politica.
Quando è morto Aldo Moro, con mio fratello, prof. Pasquale Di Nunno, scrivemmo un quadro murale dinanzi alla sede del Partito, di cui ho portato la bandiera dello Scudo Crociato, senza mai tesserarmi, seguendo l'idea di Zaccagnini, di un Partito, fatto "di tesi e non di tessere".
Noi, molti di noi, non ci siamo serviti del Partito per interessi personali, senza alcun riferimento ad personam; non abbiamo servito la partitocrazia, ma abbiamo servito la Città attraverso il Partito, nei suoi valori democratici e cristiani, ancora oggi fondamento dell'impegno civile.

Il malessere sociale non ha riguardato solo la DC, ma la gestione dei Partiti e il costume sociale di ieri e di oggi in alcune frange di potere; ma al malessere non si risponde con lo sconvolgimento di piazza, ma con il risanamento delle coscienze; e se le coscienze degli uomini nascono dall'educazione dei valori, dalla formazione della mente, viene da chiedersi quanto tempo e spazio dedichiamo liberamente alla formazione politica, della Polis democratica, della Città degli Uomini , nella Famiglia; nella Scuola, ormai aperta al Territorio e al bene comune della Legalità, dell'Ambiente, della Costituzione, dell'Unità d'Italia; della Chiesa, fondante della comunità; delle Associazioni; dei Partiti stessi, artefici democratici e protagonisti responsabili del Governo del Paese con la Società civile, come pensò e volle Aldo Moro.
I Partiti passano, ma restano i valori morali, perché, come dicemmo, con mio fratello in un comizio del 1972, "la Democrazia è un valore morale, prima che politico". Anche se 'il vento dell'orto' sciupa queste parole, la coscienza degli uomini le raccoglie e le semina, ricercando il terreno fertile.
In questa memoria, uno Scudo Crociato LIBERTAS, documento di storia, è ancora presente sulle antiche pareti di un palazzo gentilizio di Canosa, mentre un tempo ho sventolato con onore la bianca bandiera della Democrazia Cristiana in Piazza Vittorio Veneto.

Nel luogo antistante la Villa Comunale di Canosa, in Piazza Vittorio Veneto, l'on.le Aldo Moro ha posto i piedi e la parola saggia, senza mai sbraitare, con una piazza storicamente gremita. Al termine l'on.le Aldo Moro entrava nella sede del Partito, oggi saletta d'ingresso del Museo dei Vescovi del Palazzo Minerva.
Qui conservo personalmente la gioia e l'onore di averlo incontrato stringendogli la mano: Lo invitavano, come in un rituale ad un Capitano, a salire sulla scrivania del Partito: era una figura statuaria, illuminata, carismatica. In quel momento, in quella posizione, l'uomo si erge di livello sulla storia, sulla cattedra del magistero e irraggia il suo messaggio oltre le frontiere politiche.
Nei suoi ultimi giorni, certamente è stata la fede cristiana, a sorreggere il cuore di Aldo Moro, nell'umiliante processo delle Brigate Rosse, che ha gettato la salma in via Caetani a Roma, mentre la storia e la Chiesa lo hanno benedetto Servo di Dio.
Oggi non appartiene solo alla vita di Partito, né si colloca a sinistra o a destra, ma è patrimonio spirituale della Puglia e dello Stato Italiano, maestro agli uomini onesti, che distinguendosi dai faccendieri, curano il bene comune "nell'arte nobile e difficile della Politica" (Gaudium et Spes, 1965).

Grazie Aldo Moro!

Ob amorem patriae
maestro Peppino Di Nunno
Si allegano le foto, con divieto di riproduzione, tratte dal Calendario "Il Campanile", 2013, della Cattedrale San Sabino di Canosa di Puglia. Le foto riportano il tempo del Sindaco Vito Rosa (1956-1960), mio maestro di Scuola Elementare.
14 fotoAldo Moro a Canosa di Puglia
Aldo Moro a Canosa - CopiaAldo Moro e Vito Rosa - CopiaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale CanosaVilla comunale Canosa
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