Stilus Magistri

Ai morienti nel bacio della Croce, la pietà dei canosini

Ritrovata la foto della lapide storica

Nel mese di novembre dedicato alla memoria, al culto, "all'egregia corrispondenza di amorosi sensi" foscoliana, nei giorni funestati dalla violenza dei terroristi che bestemmiano contro Dio, abbiamo ritrovato la foto dcumentale, forse unica, della lapide storica del Camposanto di Canosa, fondato nell'Anno MDCCCXLII (1842) dal Sindaco Ferdinando Lopez. Quella lapide monumentale del Camposanto fu rimossa per essere sostituita da una lapide moderna con lettere infisse in bronzo con lo stesso testo. Era una pregevole opera artigianale come le lapidi medievali e antiche con epigrafi della Cattedrale S. Sabino; infatti le lettere erano scalpellate a mano e colme di piombo fuso fissate anche con un punzone visibile nella foto, dove il piombo si era distaccato, ma le opere antiche originarie vanno restaurate e conservate. Invece la lapide giaceva a terra intorno al 1996, quando l'ho fotografata, ritrovando oggi la foto documentale nella cartella del mio progetto volontario di recupero delle fosse dimenticate della "Spagnola" del 1918, a firma dell'ing. Tobia Caputo e del Cappellano don Mario Porro, con il Patrocinio del Commissario Prefettizio dott. Giuseppe Iaculli. Raccomandai al Custode di custodire quella lapide storica del 1842, ma non l'abbiamo più ritrovata! Non è un addebito ad alcuno, ma una constatazione amara della nostra arte e cultura. Vogliamo oggi rileggere l'epigrafe del maestro scalpellino, con alcune riflessioni spirituali sul "recinto che sagrava" il popolo canosino. Il mistero della morte non viene connotato nel passato , ma nel presente, "ai morienti nel bacio della Croce". Quel participio presente, "morienti", e non "morti", ci fa vivere il mistero quotidiano della morte, con "il bacio della Croce" , che faceva parte della Liturgia del Venerdì Santo con la morte di Gesù, che rappresenta l'umanità trafitta dal dolore immaturo. "Ai morienti" viene dedicata la "pietà dei Canosini", dove la "Pìetas" romana si ritrova nella Pietà cristiana, intesa come religosità e come compassione, che ammiriamo comossi nell'arte della Pietà di Michelangelo.

In questi giorni di lutto di Novembre, la "pietà" non solo dei Canosini, ma dei popoli d'Europa e del mondo è stata bagnata di sangue e di lacrime per le vittime del terrorismo inquinato di fanatismo religioso, che bestemmia Dio, come ha detto Papa Francesco. I maestri dell'orrore e del terrore, del demonio che odia la vita non prevarranno. Leggiamo "Pray for Paris", dove Parigi è simbolo della democrazia e della civiltà europea, in cui si ritrovano gli stessi Musulmani, a difesa dei valori laici universali. Addio Valeria Solesin, fiore di bellezza falciato nel sorriso dei giovani "futuro dell'Europa", segno nei sentimenti paterni di "unità nazionale", esempio "dei giovani che lavorano, che studiano, che sorridono, che soffrono e non si arrendono"; addio Valeria … nel bacio della Croce.

Il monogramma di Cristo in greco con le lettere intrecciate X P, posto sulla lapide del Camposanto, come sulle tombe del '900 e sulle tombe dei Cristiani nella Catacombe, ritrovato nelle Catacombe di S. Sofia di Canosa, è il bacio della Croce di un martire innocente, Gesù, che benedice il dolore, di un Dio che è morto, di un Dio che è Risorto. "Salve o fede, che maestosa sedente sulle tombe, i viventi ammaestri nel silenzio degli estinti". A quel silenzio si è unito il silenzio dei viventi, e quella fede cristiana, si fa anche fede laica nella democrazia, nei valori delle nostre civiltà aperte, fede che ammaestra i viventi nella vita che continua nei valori spirituali della convivenza civile e non della violenza barbara. Dio è presente nella storia e cammina con l'uomo, con i credenti in Cristo e nei testimoni, negli operatori e nei difensori di libertà, di lavoro, di pace.
maestro Giuseppe Di Nunno
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