Stilus Magistri

Addio ad un restauratore d’antico

Si è spento il sorriso di Sabino Di Gennaro

La storia, prima di essere una conoscenza, è un sentimento umano. E questo sentimento palpita in dialetto nelle foto del patrimonio umano del Saggio linguistico "Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino", dalla donna più semplice con la scopa in mano in via Remo, risalendo dalla fontana di "chianca scritta", fino all'artista famoso Lino Banfi. Mentre lo elaboravo incontravo i Canosini, scrivendo pagine di storia testimoniata, ma parlando con le parole di vita quotidiana, ascoltando e visitando. Avveniva così di incontrare in via Rocco Sassani l'artigiano restauratore Sabino Di Gennaro in bicicletta, mentre si recava nel 2010 nella sua bottega, scrigno di oggetti antichi, di cui era ricercatore e cultore. Lasciò la bicicletta, ma i suoi passi diventando fragili nell'età che avanzava, non fermavano le sue mani abili restauratrici dell'antico, tra mobili antichi, quadri e cornici, tra letti di ferro e serrature antiche di ferro, con il ventaglio di San Sabino e il quadro di San Nicola, tra vasi di terracotta della civiltà contadina, "quando eravamo povera gente". E tra questi oggetti, mastro Sabino con il suo familiare sorriso un giorno prende in mano il vaso da notte, quando non esistevano i "cessi", riportati in segnaletica nella stazione ferroviaria di Casalonga, in direzione da Canosa a Barletta. Un passante gli chiese: "lo vuoi vendere?" e così l'ho scritto nella storia a pag. 61 del libro del dialetto. "Di ogni cosa il valore sta nella storia", mi diceva in piazzetta questa mattina l'avvocato Pizzuto ed in questo vaso povero c'è tanta storia, memoria del passato e valore del presente, oggi stranamente ricercato come reperto antico. Era intento a farmi un bicchiere di legno, "u rezzùle", ma cercava un legno tondo, rimasto incompiuto, ma la vita umana resta sempre incompiuta. Sono rattristato a motivo di non essere riuscito nel tempo che scorre e studia e ama a consegnargli il libro, mentre era ancora lucido in vita. "Sabino ci sta lasciando", mi riferirono i familiari, ma io ho portato il libro visitandolo non più in bottega, ma a casa sua in un letto di sofferenza, con le membra trafitte, quando la vita giunge all'ultima sera, all'ultima ora, all'ora della morte, come preghiamo nell'Ave Maria, cui si affidava nella fede e nel lavoro quotidiano, rivolgendosi a San Sabino, alla sua Canosa.

Lo abbiamo salutato in Cattedrale nelle esequie in Chiesa di oggi pomeriggio, con i figli Michele, Rosanna, Maria, cui esprimiamo il nostro cordoglio per il caro papà, icona canosina di un resturatore e cultore d'antico in bicicletta e a piedi. Se i governanti della nostra amata città, avessero coltivato questo spirito semplice appassionato a custodire e restaurare l'antico, Canosa di Puglia avrebbe avuto un Museo Nazionale ed Europeo, visto che dopo la S. Messa delle esequie sono giunti studenti in Cattedrale a studiare dall'Università di Berlino, guidati dal loro Docente. Tra i sentieri del progresso museale canosino, mastro Sabino ha fatto tra la polvere d'antico una bottega quasi museale. Lo ricordiamo con questo spirito di lavoro, lo ricordiamo con il suo cordiale sorriso, con la sua parola comunicativa, tramandata nei cari figli e nella loro sensibilità, lo ricordiamo nella storia, che prima di essere conoscenza è un sentimento umano, che palpita sulla terra e nella morte vola in cielo nelle mani della Misericordia di Dio.
Addio Sabino!
maestro Peppino Di Nunno
Foto riservate di Archivio personale.
Di Gennaro SabinoDi Gennaro Sabino -Restauratore
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