S. Maria della Fonte di Pietà
S. Maria della Fonte di Pietà
Storia e dintorni

Ritrovata una stampa «S. Maria della Fonte di Pietà»

E’ del XVIII secolo dell'Archivio Storico Prevostale

Nel legame di servizio volontario alla Chiesa del Monte Carmelo di Canosa di Puglia(BT), l'amico magnanimo Antonio Carbone ha voluto farmi dono di una stampa della Madonna della Fonte custodita dalle mani di sua nonna. Gli siamo grati per il dono che ci consente di riscoprire l'arte, la storia e la devozione a Maria SS. della Fonte nel '700. La stampa preziosa e sconosciuta riporta in basso:
Stampa del XVIII secolo. "Maria Fonte di Pietà"
Archivio Storico Prevostale. Sotto l'immagine a destra rileviamo il nome dell'autore: Sav. Palumbo.

Il dipinto interpreta e ritrae l'icona bizantina di Maria SS. della Fonte, che nelle origini orientali riconduce alla teologia della "Tenerezza" della Madre ᾿Ελεοῦσα (Eleùsa). Il disegno interpreta e riporta una devozione a "Maria Fonte di Pietà". Il bambino Gesù viene rappresentato nudo e adulto tra le braccia della Vergine Maria e avvolto dal suo manto, quasi nel grembo della natività e nella rivelazione all'umanità. La corona della Vergine della Fonte riporta sette stelle ad indicare le sette glorie della Vergine Maria. Nel disegno un primo cartiglio sotto l'immagine della Vergine col Bambino riporta l'iscrizione:
S. MARIA DELLA FONTE P.ña P.Ȋe della Città di Canosa. La sincope su "na" e su "le" viene sfogliata in "Patrona Principale".

Nell'iconografia devozionale viene disegnata un'acquasantiera di argento retta da un angelo che raccoglie la "pietà" della Fonte della Vergine Madre di Dio. Un secondo cartiglio in basso riporta una locuzione devozionale:
"Ognun, che grazie vuol con lieta fronte
Venga a Me di pietà perenne Fonte".

Il titolo di Maria SS. della Fonte, come riporta il Prevosto Tortora nella Relatio Ecclesiae, viene riferito al "magnificum fontem" esistente dell'Acquedotto Romano di Erode Attico, Ateniese, i cui ruderi sono stati rilevati dallo stesso Tortora nel '700, "veggendosi oggigiorno questi magnifici acquedotti distesi da venti miglia dalla sorgiva, intorno a Venosa, ... passando vicino al fiumicello Licone,, ....sotto a Minervino".
Così attesta il Tortora nella intitolazione dell'icona:
Hanc autem denominationem sortita fuit imago prædicta, ab aquæductibus nostræ Ecclesiæ dudum conjunctis et adnexis, ex quibus ad magnificum fontem aqua dimanabat.
Inoltre la suddetta icona fu designata di questo nome dagli acquedotti collegati e annessi da lungo tempo alla nostra Chiesa e da cui scorreva l'acqua verso una magnifica fonte.
Lo stesso Tortora conferma in seguito che si trattava dell'acquedotto romano di Erode Attico, che aveva eretto una magnifica fonte. In prossimità della fonte del II sec. sarà edificata la Chiesa in epoca sabiniana nel VI secolo, che custodirà poi l'icona orientale della Vergine Maria, denominata Maria della Fonte, Patrona di Canosa. L'icona bizantina originaria rappresenta la MADRE DI DIO, la THEOTOKOS, suggellata dalle lettere in greco MP ΘY, abbreviazione per traslitterazione di Metèr Theoù, Madre di Dio.
Ci accostiamo con devozione alla Madonna della Fonte di Pietà, della PIETAS dell'amore materno della Vergine Maria, il cui culto figura anche nella Cattedrale di Conversano, dove sul secondo gradino dell'altare della Vergine della Fonte fu incisa l'iscrizione "Maria fons pietatis", venerata anche nelle preghiere delle Litanie lauretane del XV secolo: "Sancta Maria Fons Pietatis".
Nella memoria dei nostri padri del XVIII secolo, riportata nell'Archivio Prevostale della Cattedrale, invochiamo "Santa Maria Fonte di Pietà", prega per noi. In questa ricorrenza del 15 agosto di un Ferragosto funestato dalla tragedia "assurda" del Ponte di Genova, nella Festa di Santa Maria Assunta con la tradizione popolare degli altarini di strada, affidiamo alla Vergine Maria Fonte di Pietà, le vittime stroncate e spezzate ai piedi della Croce, dove la madre di Gesù nella sua PIETÁ accolse sul grembo e sulle ginocchia il corpo esamine del Figlio. Mentre crollava il ponte in quegli attimi tragici una voce che riprendeva gridava: "Dio, o Dio, Dio, Dio!", mentre la televisione scriveva la parola INFERNO. Ora quei morti gridano in cielo, mentre sulla terra grida la nostra coscienza civile, e di sera si effonda la nostra preghiera.
maestro Giuseppe Di Nunno
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